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VINCENZO IOZZO

A soli 21 anni ha “sfondato” le difese dei sistemi operativi della Apple, rifiutando successivamente un'offerta di lavoro dalla stessa azienda per terminare gli studi. Oggi è un consulente internazionale.

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Un bar nel centro di Milano vicino un’università, tanti ragazzi affollano i tavolini e fra loro uno studente si sta facendo fotografare. Mi avvicino, è proprio la persona che stavo cercando, Vincenzo Iozzo, 22 anni, iscritto alla facoltà di Ingegneria Informatica al Politecnico. Sta facendo il servizio per questa intervista perciò attendo che il fotografo finisca, prima di conoscere il giovane talento.

Ciao Vincenzo, allora com’è andato il servizio fotografico?

Non lo so, è che non credo di essere molto fotogenico. Non riesco a capire come facciano i modelli, per me è difficilissimo stare in posa davanti a un obiettivo.

Secondo me è solo un po’ di timidezza e poi probabilmente i modelli si chiederanno invece come fai tu a essere così bravo con i computer… Sei giovanissimo, quando hai iniziato a interessarti all’informatica?

A causa del lavoro di mio padre, anche lui in questo campo, sin dall’infanzia ho sempre avuto intorno PC e tastiere, verso i quattordici anni il mio interesse è andato aumentando, a quindici anni ho cominciato a partecipare alle prime conferenze in Italia e poi dai diciotto mi sono, diciamo, allargato verso l’estero. In ogni caso le persone che lavorano in questo ambito sono tutti abbastanza giovani, più o meno la media è intorno ai venticinque anni.

A una di queste conferenze hai anche conosciuto il tuo attuale datore di lavoro? Ma spiegami meglio, che mansioni svolgi?

Si, alle conferenze è facile fare conoscenza con persone che hanno i tuoi stessi interessi. Quello che faccio nel mio lavoro si chiama reverse engineering, praticamente studio applicazioni come word, internet explorer, excel, risalgo alla sorgente d’origine e cerco di trovare falle, problemi, punti deboli all’interno del software. Lavoro su differenti tipi di tecnologie, dai computer ai telefoni cellulari.

È proprio dopo una tua conferenza sugli I-phone che la Apple ti ha contattato vero?

Mi hanno proposto di collaborare con loro, ma c’erano dei problemi. Io sto ancora frequentando l’università e accettando la loro offerta avrei avuto delle difficoltà nel gestire le due cose, poi avrei dovuto chiedere dei visti e la procedura è abbastanza lunga. In realtà, inoltre, il lavoro che mi chiedevano di fare era abbastanza differente dal mio. Con loro si trattava di risolvere dei problemi già individuati, mentre io attualmente li cerco e poi sono altri a risolverli. Sinceramente preferisco continuare a fare quello che sto facendo, lo trovo più stimolante.

Che differenza c’è tra i due tipi di attività?

Si tratta di due fasi differenti di uno stesso processo. Nel momento in cui tu inizi a cercare però, non sai quello a cui vai incontro. Non hai la sicurezza che effettivamente ci siano problemi, né sei certo di trovare realmente qualcosa. Si tratta di integrare azioni analitiche, schemi che hai appreso, con intuizioni, tentativi. È simile a un gioco a enigmi, ma va anche oltre perché nell’enigma tu sai che una soluzione c’è, nel mio caso non so neanche cosa sto cercando. Nella fase successiva, la risoluzione, il problema è stato individuato, devi solo trovare la soluzione applicando una serie di meccanismi che già conosci.

Sembra ci voglia una bella dose di creatività in ciò che fai…

Non lo so, se per creatività intendi l’intuito allora si ce n’è bisogno. Non so in quale quantità, però è questo che fa la differenza. Per me dover intuire, cercare nello sconosciuto è molto stimolante a livello intellettivo, è divertente, una sorta di gioco.

Un’altra delle tue passioni è viaggiare, cos’è per te il viaggio?

Il viaggio è la possibilità di conoscere cose nuove, venire a contatto con culture differenti, abitudini di un popolo apparentemente strane, secondo i canoni delle tradizioni dalle quali provengo, ma che in realtà hanno una spiegazione; la scoperta di mondi meravigliosi nella loro varietà. A me non interessa il viaggio da turista, ma il viaggio da.. possiamo dire investigatore? Mi stimola scoprire la verità di quel posto, la sua storia che è fatta di luoghi, opere d’arte, ma soprattutto di persone. Grazie alle conferenze, che si svolgono in varie parti del mondo, ho la possibilità di spostarmi e conoscere dall’interno, tramite coloro che partecipano a questi incontri, ciò che voglio sapere.

In un certo senso è anche quello che fai nel tuo lavoro: cercare e scoprire. Sei molto curioso?

Si, credo di essere abbastanza curioso. Mi piace conoscere ciò che non so, è splendida la sensazione che si riceve quando si viene a contatto con qualcosa di nuovo.

Si anch’io la penso allo stesso modo. Puoi togliermi una curiosità? Mi descrivi una tua giornata tipo?

Allora, mi sveglio intorno all’una di pomeriggio, ma c’è un motivo. Dalle due alle otto di sera lavoro con coloro che si trovano nel mio stesso fuso orario, più o meno dalle otto a mezzanotte ceno e sto con la mia ragazza o esco con gli amici, da mezzanotte fino alle quattro di mattina lavoro con coloro che sono in un fuso orario diverso dal mio, ad esempio con gli americani.

È un ritmo di vita abbastanza stressante, e con l’università come fai?

Forse è una gestione del tempo frenetica ma a me non pesa perché mi piace quello che faccio. Con l’università ho il brutto vizio di prepararmi gli esami soltanto circa due settimane prima della data e perciò, durante quel periodo, faccio una full immersion nello studio e cerco di passare l’esame.

E come ti trovi, sei indietro con i tempi di laurea?

Per il momento ancora no, non ho il massimo dei voti però riesco ancora a gestirmi. Si tratta di fare dei sacrifici, ma bene o male tutti prima o poi devono farli. Io avrei potuto scegliere di fare la vita “tranquilla” dello studente universitario e poi fare delle rinunce in seguito nella ricerca del lavoro. Mi si è presentata l’occasione di fare ciò che realmente mi piace e ho deciso, a questo punto, di “sacrificarmi”ora facendo un qualcosa che mi entusiasma piuttosto che aspettare e ritrovarmi, magari più tardi, a svolgere delle mansioni meno stimolanti.

Da quello che hai detto prima, puoi gestirti il tempo di lavoro a tuo piacere. Non c’è il rischio che, potendo rimandare, finissi per trascurare ciò che devi fare?

Il punto fondamentale è che io quando lavoro mi diverto, quindi ho più difficoltà a staccarmi dal PC per fare altro piuttosto che tralasciare ciò che devo fare.

E tempo per la tua vita privata ne hai?

Va bene, me ne resta poco, però ho la fortuna di convivere con la mia ragazza e quindi di riuscire ad avere una relazione continuativa con lei. Quando sono in Italia frequento i miei compagni storici, quelli che conosco dall’infanzia, durante le feste vedo la mia famiglia, e alle conferenze, a volte re-incontro gli amici che fanno parte del mio campo, oppure conosco nuove persone. Alla fine, anche se forse ho meno tempo rispetto ad altri, riesco comunque a mantenere ben saldi i miei rapporti relazionali.

Mi sembri una persona molto determinata, con una gran forza di volontà e anche modesta. Ti faccio i miei complimenti. Sei riuscito a trovare un perfetto equilibrio nella gestione di un carico importante di attività, cosa che non è facile per tutti. Hai un segreto?

Non lo so, forse la chiave per stare bene è riuscire a fare ciò per cui si è portati, qualcosa che ti entusiasma, ti stimola, ti diverta non facendoti sentire la mancanza di nulla.

 

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Intervista: Stefania Bernardini
Soggetto: Vincenzo Iozzo
Luogo: Milano
Foto: Marco de Paolis
Web: www.linkedin.com/in/vincenzoiozzo

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