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CARLO RATTI

Carlo Ratti architetto e ingegnere, ha fondato e dirige il MIT Senseable City Laboratory di Boston.

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“E’ in corso una rivoluzione nel modo di progettare e realizzare le nostre città, sull’onda del movimento open-source e dei nuovi modelli di partecipazione in rete”. Parole molto significative quelle dell’architetto e direttore del MIT Senseable City Laboratory Carlo Ratti (Torino 1971), che ci proiettano dentro un tema molto discusso oggi: quello delle “smart city” ovvero, quelle città in cui l’high-tech contribuisce a creare un elevato livello di qualità della vita. Città pensate e progettate dal basso verso l’alto con un occhio sempre attento alla sostenibilità e alla salvaguardia dell’ambiente.

Di cosa si occupa il MIT Senseable City Lab?

Il MIT Senseable City Laboratory ha lo scopo di ricercare e prevedere come le tecnologie stiano cambiando il modo di vivere delle persone e quali siano le loro implicazioni a livello urbano. La sua missione è di intervenire in modo creativo e studiare l’interazione tra le persone, le tecnologie e la città. Il lavoro del Lab si basa su diversi campi quali la pianificazione urbana, l’architettura, il design, l’ingegneria, informatica e le scienze sociali; al fine di cogliere la natura multidisciplinare delle questioni urbane e offrire attività di ricerca e applicazioni che consentano ai cittadini di fare scelte che si traducano in una migliore qualità della vita urbana. Tra i partner del Lab ci sono società come AT&T, General Electric, Audi, ENEL, SNCF, così come città quali Copenaghen, Londra, Singapore, Seattle e Bolzano. Attualmente una trentina di ricercatori stanno lavorando ad attività sponsorizzate da queste società e città partner.

Jane Jacobs sosteneva che le città sono un immenso laboratorio sperimentale, teatro dei fallimenti e dei successi dell'architettura urbana...cosa è cambiato con l'high-tech?

Le cose sono ancora molto simili, soprattutto se ci si concentra dal basso verso l’alto delle dinamiche urbane.
Gli approcci dal basso verso l’alto servono anche a capire come la socialità delle città cambi i modelli di attività. Prendiamo ad esempio la popolarità in forte espansione delle reti commerciali locali, come mostrano Groupon e LivingSocial. Collegando le attività locali e gli abitanti della città i social networks sono un potente catalizzatore d’azione. Questi nuovi linguaggi di programmazione delle città creano anche punti di contatto sociale più duraturi.
Il social network Foursquare usato durante la Primavera Araba permette anche di uscire dalla città come in una sorta di gioco mobile. Incorona il frequentatore più assiduo di ciascun bar, caffè e ristorante come il “major”- un riferimento a “personaggi pubblici auto-nominati” descritto nel 1961 dall’urbanista Jane Jacobs in “Vita e morte delle grandi città”. Come i pettegolezzi di quartiere che Jacobs aveva sostenuto essere così importanti per la coesione e la sicurezza dei quartieri stessi, così i majors di Foursqare ci ricordano che anche la più intelligente delle città digitali è vitale perché popolata da persone interessanti e accessibili.

Quali sono oggi i maggiori fattori di decadenza di una città e come la tecnologia può contribuire a migliorarli?

La tecnologia ci può aiutare a rendere le città più funzionanti in termini di traffico, inquinamento, etc. Ciò che oggi sta accadendo su scala urbana è molto simile a quanto accadde due decenni fa nel circuito di Formula 1. Fino a quel momento il successo del circuito era stato decretato soprattutto dalla meccanica delle auto e dall’abilità dei piloti. Poi sbocciò la telemetria. L’auto fu trasformata in un computer monitorato in tempo reale da migliaia di sensori, diventando “intelligente” e capace di rispondere meglio alle condizioni di gara.
In modo analogo, alla fine dello scorso decennio le tecnologie digitali hanno iniziato a coprire le nostre città, formando la spina dorsale di una vasta ed intelligente infrastruttura. Reti di telecomunicazioni a banda larga, fibra ottica e wireless stanno sostenendo i telefoni cellulari, smartphones e tablets che risultano essere sempre più accessibili. Al tempo stesso, database aperti stanno rivelando tutti i tipi di informazioni, chioschi pubblici e display aiutano il loro accesso sia a persone letterate che illetterate. Si aggiunga a questo una rete in continua crescita di sensori e tecnologie di controllo digitale, tutte legate insieme da computer potenti e a basso costo, e le nostre città stanno così diventando rapidamente dei “computer a cielo aperto”.
La grande quantità di dati che sta emergendo è il punto di partenza per rendere efficienti infrastrutture programmabili così che le persone possano ottimizzare i processi quotidiani delle città. Ad esempio, avere informazioni in tempo reale circa le condizioni stradali, può ridurre il traffico e migliorare la qualità dell’aria. Nello schema road-pricing di Stoccolma, le telecamere identificano automaticamente le licenze delle vetture che entrano nel centro cittadino e addebita sul conto degli automobilisti fino a 60 kronor ($ 9.50) al giorno, in base a dove vanno le auto. Il sistema ha ridotto fino al 50% il tempo di attesa per le vetture che attraversano il centro cittadino e ha ridotto del 15% il tasso di inquinamento. Tecnologie simili possono aiutare a ridurre il consumo dell’acqua (qualcosa di simile viene usato dal Sonoma Country Water Agency in California) e fornire migliori servizi ai cittadini.

Paul Virilio sostiene che alla polis oggi succede l'onnipolis ovvero la megalopoli contemporanea, una metacittà senza leggi, senza limiti... città che spesso sono dominate dal terrore diffuso. L'uso delle tecnologie potrà ovviare tutto ciò?

Mi dispiace ma non condivido questa visione e mi è pertanto difficile dire cosa potrà fare la tecnologia in tale scenario...

La tecnologia in che misura influenzerà la progettazione architettonica ed urbanistica delle città?

La tecnologia renderà il design molto più aperto e partecipato. E' in corso una rivoluzione nel modo di progettare e realizzare le nostre città, sull’onda del movimento open-source e dei nuovi modelli di partecipazione in rete. “Il diritto primordiale è quello dell’ego”. Queste parole, pronunciate dall’architetto Howard Roark nel libro La Fonte Meravigliosa, hanno segnato gran parte della storia dell’architettura del Novecento. Ma non è sempre stato cosi: l’idea dell’architetto-eroe è un’invenzione prettamente moderna. In passato, il modo di progettare e costruire le nostre case e le nostre città ha spesso usato metodi collaborativi, dal basso più che dall’alto. Nell’era dei network e dell’open source, potrebbero essere questi stessi principi la prossima avanguardia?

Tra le materie di indagine del MIT Senseable City Lab non compaiono le scienze sociali se non nella declinazione relativa all'economia... non credi che la cultura (arti visive, performative, etc) abbia un ruolo fondamentale per migliorare la qualità della vita?

Sono d'accordo! Infatti molte persone del Senseable City Lab hanno una formazione umanistica...

La tecnologia in che misura migliorerà realmente la qualità della vita e la sostenibilità nelle città?

La tecnologia ci permetterà di ottimizzare molti processi urbani (spostamenti, gestione dei rifiuti, uso dell’energia elettrica, etc.) con grandi risparmi e conseguente maggior sostenibilità. Anche se uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la qualità della vita, perché in fondo proprio questo è il paradosso di una tecnologia sempre più onnipresente (ubiquitous computing, o ubicomp, come venne definita negli anni ottanta da uno dei pionieri dell’informatica, Mark Weiser): essere sempre e dappertutto affinché possiamo dimenticarci di essa e tornare a concentrarci sulle cose che contano davvero, una vita più semplice e la capacità di costruire una folta trama sociale.

Qual è lo sviluppo tecnologico attuale delle città italiane e cosa deve fare il legislatore per assecondare la crescita in questa direzione?

La situazione delle citta’ italiane e’ un po’ a macchia di leopardo, ma alcune di esse si stanno muovendo molto bene e in fretta. Per quanto riguarda il legislatore, credo che debba soprattutto eliminare quei lacci e laccioli che impediscono a volte l'adozione di nuove tecnologie - come avvenne nel caso del wi-fi pubblico col decreto Pisanu...

Quanto è importante la creatività nel tuo lavoro?

Molto, dal momento che spesso si tratta di immaginare scenari e situazioni che sono ancora al di là da venire.

Tu sei tra le altre cose un architetto, quali materiali prediligi usare nei tuoi progetti?

Dipende. Mi piacciono molto i materiali naturali, tipo il legno, magari lavorati in modo nuovo con frese a controllo numerico.

Che libro stai leggendo?

“Fai bei sogni” di Massimo Gramellini e “Together” di Richard Sennett .

 

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Carlo Ratti
Luogo: Torino-Boston (U.S.A.)
Foto: Carla Sedini
Web: www.carloratti.com

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