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FABRIZIO CAPOBIANCO

Fabrizio Capobianco, imprenditore e ingegnere high-tech residente nella Silicon Valley.

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Fabrizio Capobianco fa parte di quella folta schiera di creativi-tecnici italiani che si sono trasferiti oltreoceano per mettere in pratica le proprie idee e dare corpo ai propri sogni. Ma a differenza di altri, questo ingegnere della Valtellina mantiene salda la sua presenza in Italia grazie ad un centro ricerche che impiega oltre 50 ingegneri. Ha iniziato la sua carriera nel high-tech con Internet Graffiti, la prima società italiana di servizi dedicata al web, aveva 23 anni e da allora ne ha fatta di strada…

Ciao Fabrizio, sei un ingegnere nato in Valtellina che ha studiato a Pavia. Cosa ci fai nella Silicon Valley?

Inseguo i miei sogni. Sono nato ingegnere, attorniato da medici e avvocati. Da sempre sono quello che ripara i computer, cambia le lampadine e sistema l’asse del gabinetto. Da bambino mettevo da parte i soldi per comprarmi il computer nuovo, perchè per i miei genitori era un gioco. Per me invece è sempre stato uno strumento per trasformare sogni in realtà. E la Silicon Valley è il posto dove le idee si trasformano in aziende che cambiano il mondo. E’ il sogno di ogni informatico. Mia madre sosteneva che io volessi venire in California sin da bambino. Ci sono arrivato prima dei trent’anni e rimane il posto più bello del mondo, anche passati i quaranta.

Cos’è Funambol?

E’ l’ultima mia idea, ormai un po’ vecchiotta. Nata nel 2003 in Italia, in una cantina, è diventata un’azienda globale con sede in Silicon Valley e centro di ricerca in Italia. Abbiamo raccolto più di trenta milioni di investimenti da Venture Capitalist americani, che abbiamo portato in Italia. Il prodotto Funambol - un software che è come iCloud, ma funziona su tutti i cellulari - è concepito e sviluppato a Pavia, da cinquanta tra gli ingegneri migliori nel mondo. Funambol è un progetto che ha dimostrato come l’Italia possa esportare software che viene usato da milioni di persone nel pianeta. E’ il mio sogno trasformato in realtà.

Qual è il tuo ruolo?

Oggi faccio il Presidente e il Chairman of the Board. In pratica, faccio lavorare qualcun altro dopo aver tirato la baracca per otto anni :-) Alla fine dell’anno scorso, esattamente al compimento dei miei quaranta anni, ho passato la palla a una persona più esperta e preparata di me che è diventato il CEO di Funambol. Si chiama Amit Chawla, è indiano e ha 25 anni di esperienza nel mercato wireless, dove noi operiamo. Ho fatto un passo indietro e un anno dopo l’azienda va anche meglio di quanto andava prima: grande soddisfazione. Io mi occupo di visione strategica e partnerships. Diciamo che penso e parlo, non ho più un ruolo esecutivo, però ho lo stesso stipendio di prima :-) E’ un lavoro mica male, mi invidiano in tanti.

Il tuo centro ricerca è in Italia. Perché questa scelta strategica?

Perchè l’Italia è il posto migliore al mondo dove fare tecnologia. Il software è creatività, che è nel nostro DNA. E poi gli ingegneri italiani sono competitivi sui costi, non cambiano lavoro facilmente (cosa importantissima nei lavori di creatività) e lavorano tanto (anche se il marketing dell’Italia all’estero fa pensare il contrario). Siamo nati per fare software.

Come si dà vita ad una start-up?

Ne ho fatte tre, ognuna un po’ diversa. La quarta la faccio scegliendo un mercato che mi piace (enorme), un modello di business che mi convince e un’idea tecnologica innovativa. Tre cose non banali da trovare insieme. Poi si crea il team (fondamentale), si fa un prototipo MVP (Minimum Viable Product), un prodotto con solo le funzionalità essenziali (altrimenti non si parte mai). Si cercano dei soldi per cominciare, si lancia il prodotto e si spera piaccia. Si colleziona il feedback, si cambia e si riparte. A ciclo continuo. Senza fermarsi mai. E’ un processo esilarante. Batte lavorare per una grande azienda 100,000 a uno. Mai noioso, niente burocrazia, niente politica da ufficio, creatività sopra creatività. Bellissimo.

Mi dai una definizione di creatività?

La capacità di trovare la soluzione a un problema, anche quando il problema non si vede. Siamo maestri in questo.

Quanto è importante la creatività nel lavoro che fai?

E’ tutto.

Cose dovrebbe fare l’Italia per essere più competitiva?

Dovrebbe investire nell’high-tech. Continuiamo a difendere il manifatturiero dove perdiamo competitività ogni giorno, perchè chi produce a basso costo ci massacra. Nel software, siamo competitivi anche sui salari, e siamo più bravi degli altri. Se fossi il Presidente del Consiglio investirei tutto sull’high-tech. E’ dove possiamo crescere, invece di tenere. Fare software costa pochissimo, un computer da 300 euro e un cervello. E di cervelli ne abbiamo da vendere.

Visto che sei bravo con le previsioni. In che direzione si sta evolvendo la tecnologia?

Verso l’Internet delle Cose. Tutti i dispositivi che abbiamo stanno per connettersi alla rete. Parlo dell’automobile, della televisione, della bilancia, del frigo. Si parleranno tra loro e parleranno con noi. E’ una rivoluzione incredibile e ci sono delle opportunità infinite.

Che libro stai leggendo?

Ho appena finito “La strategia del maglione”. Parla di Marchionne, che per me è un mito. E ne parla malissimo. Trovo sempre utile confrontarmi con idee diverse dalle mie, anche se devo dire che il libro me l’hanno regalato.

Ascolti musica liquida o compri ancora CD?

Onestamente, non ricordo l’ultima volta che ho comprato un CD. Ne ricevo alcuni, ogni tanto. Ma diventano liquidi in un secondo.

Cosa ti piacerebbe fare in questo momento?

In questo istante, non essere davanti al computer di domenica a rispondere a domande su cosa vorrei fare :-) In generale, fare quello che faccio. Ho una famiglia bellissima, un lavoro fantastico, vivo in un posto stupendo. Dura lamentarsi o sperare di fare qualcosa di diverso.

 

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Fabrizio Capobianco
Luogo: U.S.A.
Foto: Carla Sedini
Web: www.siliconvalleyitalia.com - www.fabcapo.com

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