L’IDENTITÀ CONNESSA ALL’EPOCA DEI SOCIAL NETWORK
Costruiamo sempre di più la nostra identità in equilibrio problematico fra attività off line e attività on line...[GIOVANNI BOCCIA ARTIERI]
di Giovanni Boccia Artieri
...E non si tratta, si badi, di due identità diverse da rendere più o meno compatibili ma di un unico flusso di rapporti, conversazioni, modi di consumare, modi di informarsi, pratiche di intrattenimento etc. che trovano nei risvolti del web social la maniera per essere connessi.
Prendiamo un sito di social network come Facebook che in Italia coinvolge 13 milioni e mezzo di persone e che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni (nel 2008 del +135%). La maggior parte dei profili presenti non gioca celando la propria identità ma, piuttosto, rendendola manifesta: in Rete sono presente con il mio nome, i miei gusti, le mie relazioni e lì le consolido e le sviluppo. Il 70.5% si iscrive per rimanere in contatto con i propri amici, il 57.8% per ricostruire rapporti con quelli vecchi, e solo il 19.4% cerca nuove amicizie (dati Censis 2009). Le attività principali sono la lettura delle bacheche degli amici e l’invio dei messaggi personali. Il 54% partecipa a gruppi con interessi diversi, spesso portando la propria esperienza di Rete fuori, ad esempio organizzando incontri, manifestazioni, etc. e se solo usciamo dai nostri confini e pensiamo alla green revolution iraniana attraverso Twitter, possiamo capire la portata di realtà di questi mezzi.
Quello che si sta creando è un contesto nuovo di relazioni tra ciò che è pubblico e ciò che è privato nella costruzione della nostra identità. Per tale motivo il tema della privacy diventa così centrale e solleva preoccupazioni sia tra gli individui che nei governi. Ma il punto è che ci troviamo di fronte ad una mutazione in atto: i più giovani vivono questi spazi sociali come nuovi spazi di intimità in pubblico. Come scrive Danah Boyd, studiosa di social network e oggi ricercatrice Microsoft, “rispetto agli adulti, che possono contare sulla casa come spazio privato in cui è vietato l’accesso a chi è indesiderato, i più giovani non hanno un vero controllo su chi viene e chi va, anche dalla loro cameretta”. Questi nuovi spazi-cameretta vengono così percepiti per essere molto più privati di quanto siano in realtà. E questa tendenza originariamente adolescenziale di un nuovo privato in pubblico, che ha forgiato per prima molti social network, da MySpace a Badoo allo stesso Facebook, diventa sempre più riscontrabile oggi anche in strati allargati della popolazione. L’ingresso della classe media digitale in Rete, l’ascesa di quella cyberborghesia che sta mainstreamizzando gli spazi del web, rende sempre più percepibile e concreto questo stato delle cose nella costruzione della nostra identità quotidiana.
Il rischio, allora, è quello di non avere ben compreso come gestire il livello della sovraesposizione che produciamo nei blog e nei siti di social network, creando contenuti intimi in pubblico (foto, video, scritti, conversazioni…) che producono la nostra reputazione pubblica. Quello che da studenti carichiamo sul nostro profilo Facebook o su MySpace come verrà interpretato quando, domani, un potenziale datore di lavoro cercherà la nostra identità in rete? Non si tratta solo di speculazione, già oggi gli uffici del personale fanno controllo on line dei curricula che ricevono.
E la risposta non sta semplicemente nell’entrare in questi ambienti nascondendosi dietro a nick name o cercare nel tempo di cancellare le proprie tracce: abitare la Rete, come abbiamo visto, significa per la maggior parte delle persone entrare con la propria identità, non costruirne un’altra; molti dei contenuti generati su di noi, poi, richiamano la responsabilità di altri (pensate a quando si viene taggati in una foto).
La nostra identità è sempre più un prodotto visibile delle nostre connessioni e delle nostre produzioni. Acquisire la consapevolezza del fatto che abitiamo una realtà (unica) costituita da spazi materiali e spazi immateriali allo stesso tempo è il primo passo. Il secondo è appropriarci dei linguaggi a disposizione che rendono visibile e concreta la costruzione della nostra identità giorno per giorno, in modo im-mediato. Le nostre scatole dei ricordi, i piccoli e grandi passi con i quali costruiamo “chi siamo”, non saranno, come per i nostri padri, chiuse in cassetti domestici sotto forma di album di foto, lettere d’amore, ritagli di giornale da mostrare ai nipoti, ma visibili, permanenti e ricercabili in tempo reale. A portata di motore di ricerca.
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