Banner

FRANCESCO ORIO

Francesco Orio compositore innovativo ed eclettico è la nuova promessa del piano jazz contemporaneo.

orio_head

Musicista di solida formazione classica, Francesco Orio approda al jazz nel 2003. Dopo anni di conservatorio e un diploma la voglia di sperimentare altre strade con maggiore libertà è tanta, impossibile da contenere, soprattutto per chi è spinto alla continua ricerca da una inesauribile curiosità. Di nuovo si immerge nello studio, privatamente con Mario Piacentini e poi Mario Rusca, e non appena maggiorenne da vita con quattro amici al “3AlBot Jazz Quartet”. Arrivano i primi riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui il “Jazz by the Pool Competition” e con questo la possibilità di prefezionarsi al Conservatorium van Amsterdam. Poi ancora seminari e masterclass in Italia e intanto il suo sguardo si allarga al Belgio e all'Olanda, il suo pianoforte si fa conoscere e non mancano le collaborazioni. Selezionato come unico solista a livello nazionale (“We Insist!”) suona alla Casa del Jazz di Roma e alla giornata “Il jazz italiano per L’Aquila”. Nello stesso anno vince al “Chicco Bettinardi” di Piacenza e gli viene assegnato il “Premio G. Gaslini” designandolo come “erede musicale del maestro”. Arrivato a 28 anni – nasce a Cremona nel 1988 ma ben presto si trasferisce con la famiglia a Crema – Francesco Orio firma il suo primo lavoro discografico in qualità di leader di un trio – Francesco Orio (pianoforte), Fabio Crespiatico (basso), Davide Bussoleni (batteria) -, “Casuality Chance Need” (NAU Records). Presentazione e prima nazionale oggi, 4 novembre (ore 21,00) al Teatro San Domenico di Crema.

Debutto discografico con un nuovo trio, e presentazione dell'album al Teatro della sua Crema, non è che dopo tanto viaggiare sente il bisogno di ritrovare le proprie radici e di confrontarsi con esse?

Forse è così, anzi certamente lo è visto che sono arrivate altre proposte ma quando si è trattato di scegliere non ho avuto dubbi. L'affetto per la città e per la sua gente ha fatto premio su tutto il resto. Qui ho mosso i primi passi e qui ho cominciato a sperimentare il mio linguaggio musicale, e soprattutto qui c'è gente che conosco da sempre e dalla quale so che non avrò sconti se non riuscirò a convincerli coinvolgendoli nella mia musica, ma allo stesso tempo so che se invece accadrà nulla potrà mai essere più entusiasmante e stimolante del plauso sincero di tanti volti conosciuti. Due esami al prezzo di uno? Diciamola pure così, visto che come ben sappiamo gli esami non finiscono mai e poi non dimentichiamo che per qualunque musicista il rapporto diretto con il pubblico è imprescindibile, che diventa emozione inimmaginabile quando di quel pubblico ne conosci la quasi totalità.

Giusto, l'emozione. Concederle libero sfogo senza mai racchiuderla in un recinto di un solo genere per non soffocarla.

Come ogni altro musicista, che sia jazz o meno ha poca importanza, anch'io mi racconto attraverso la musica. E visto che ho alle spalle studi classici, accademici, frequentazioni piuttosto assidue con la musica contemporanea e con il jazz non posso far altro che travalicare i confini di questi generi per poter ordinare quelle emozioni dentro un solo linguaggio e farle così diventare narrazione senza snaturarle.

Si arriva così a “Casuality Chance Need”, disco non proprio facile. E infatti si offre all'ascolto con più di una chiave di lettura. Lei stesso nelle note di copertina suggerisce due approcci differenti, uno più semplice e lineare e un secondo con qualche difficoltà in più ma decisamente più appagante.

Si tratta di un lavoro interamente giocato fra composizione e ricomposizione estemporanea di strutture basate su brevi frammenti originali costruiti senza restrizioni semantiche o storiografiche attraverso l’improvvisazione collettiva del trio. Composizione e ricomposizione sono il vero leitmotiv dell'intero album, infatti l’idea compositiva guarda sia al singolo brano sia alla totalità e alla complessità della forma. Ogni brano è costituito da pochi frammenti, ovvero una sequenza di intervalli, una linea melodica, un’idea ritmica, che vengono sviluppati estemporaneamente ogni volta sfruttando parametri diversi: timbro, ritmo, melodia, armonia, forma. Per quanto riguarda il consiglio circa i possibili percorsi sono un invito a diventare parte attiva del momento creativo scompigliando le carte per poi ricomporle in altro modo seguendo strade diverse, una provocazione suggeritami da quel genio di Julio Cortázar che propone di iniziare la lettura del suo “Rayuela” da una pagina differente se si vuole inseguire un'altra storia.

Siamo di fronte ad una svolta musicale o si tratta di un diverso modo di continuare la sua personalissima ricerca?

Tutte e due direi, visto che la mia ricerca di un linguaggio sintetico che mi permetta di spaziare attraverso più tradizioni musicali, di rimodellare e creare connessioni tra forme e strutture differenti, anche molto distanti tra loro, senza perdere di vista la totalità e l’integrità della narrazione musicale apre ogni volta nuovi orizzonti e nuove potenzialità da sperimentare. Strade e territori che grazie alla collaborazione e all'empatia che si è creata all'interno del trio risulta ancora più coinvolgente esplorare.

Chi è oggi Francesco Orio, i più la descrivono come pianista di forte personalità, tra i più innovativi della scena jazz italiana, “capace di distinguersi per il suo eclettismo artistico, la sua tecnica e l'originalità delle sue composizioni”, per questo c'è anche chi la considera l’erede musicale del maestro Giorgio Gaslini. Come si descrive ormai prossimo alla soglia dei 30 anni?

Come quello di sempre, intellettualmente onesto in musica e nella vita, umile quel tanto che basta per rendermi conto e delle mie capacità e saperle utilizzare al meglio e sempre più curioso del mondo e dei suoi suoni. Unica differenza è che forse oggi mi sento addosso un più di pressione visto il periodo e preso atto del prossimo giro di boa mi salva però la consapevolezza di essere fortunato a potermi confrontare ogni giorno in piena libertà con un qualcosa che adoro, la musica.

E l'essere paragonato a Giorgio Gaslini, non le pesa?

Pesarmi? Direi di no anche se so benissimo che a ogni onore, e qui è immenso, corrisponde un onere altrettanto pesante ma io preferisco viverlo e considerarlo come costante pungolo per mantenermi all'altezza di un tale riconoscimento.

 

Questa intervista fa parte del progetto editoriale “My Life/My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano” curato da Gianmichele Taormina ed edito da Andy Mag.

 

INTERVISTE CORRELATE
GIORGIO GASLINI. Musicista totale tra i grandi...
FRANCO D'ANDREA. Tra le firme più importanti del jazz italiano…
LUCA NOSTRO. Chitarrista e sperimentatore instancabile...

CHI SIAMO

 

©Andy Magazine 2016. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 

 


Intervista: Paolo Odello
Soggetto: Francesco Orio
Luogo: Crema (CR)
Foto:Arianna Pagani
Web: Francesco Orio Facebook

orio_1

Share |

Commenti  

 
0 # Julieta 2017-06-02 04:03
I enjoy what you guys are usually up too. Such clever work and reporting!
Keep push up bra cups for dresses: http://banzai816.typepad.com/blog/2011/09/breast-implant-size-choosing-just-the-right-one.html the good works guys I've included you guys
to blogroll.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

facebook_icontwitter_icon
Banner

News

Luca Zaramella su Radio Classica venerdì 26 maggio alle ore 11 parlerà di 'Come Hell Or Hight Water' di Filippo Cosentino e Federica Gennai

Francesco Orio Trio il 17 Luglio ad Aarhus Jazz Festival per il 12 Points il contest più importante d'Europa

Francesco Orio Trio il 4 novembre presenta in prima nazionale 'Causality Chance Need' al Teatro San Domenico (CR)

Newsletter

Cerca

Banner