Banner

PINO SAULO

Pino Saulo è la voce radiofonica che più di ogni altra ha diffuso il jazz in Italia. I suoi programmi sono veri e propri contenitori culturali evoluti.

pino_saulo_head

Jazz e musica contemporanea, concerti in diretta, interviste, approfondimenti su artisti poco noti ma decisamente interessanti. Quella di Pino Saulo a Radio3 è una radio pensata e condotta per chi ascolta col cuore. Pino con le sue coinvolgenti e appassionanti programmazioni ha stravolto il concetto stesso di proporre jazz e musica contemporanea dalle frequenze della radio di Stato. In maniera più che intelligente e con un’idea di radio che cattura e che ancora fortunatamente ci diverte.

Pino, partiamo dagli inizi.

Ho iniziato a occuparmi professionalmente di radio nel 1995, parallelamente alla collaborazione ad Audiobox, il programma di sperimentazione sonora curato da Pinotta Fava. Un contesto nel quale di tanto in tanto filtrava un po’ di jazz, di cui cominciai a occuparmi espressamente riprendendo la storica tradizione dei concerti jazz di Radio3; un appuntamento interrottosi per qualche anno in seguito a un cambio di direzione. Da allora non ho più smesso e il numero dei festival con cui siamo in contatto è cresciuto in maniera notevole. Trasmetto circa ottanta concerti all’anno, soprattutto ma non solo, da festival italiani. La Rai è nel circuito Euroradio, il che facilita la messa in onda di festival europei.

Cos’è Euroradio?

EBU (European Broadcasting Union) è l’unione delle radio pubbliche europee attraverso cui le emittenti di stato possono condividere alcuni contenuti, principalmente concerti. Le registrazioni vengono messe su una piattaforma comune ed entro certi limiti di tempo le consociate possono usufruirne all’interno dei propri palinsesti scegliendone liberamente collocazione e modalità di utilizzo.

Uno scambio alla pari?

Generalmente si. Per quel che riguarda il mio segmento, gli scambi sono sempre gratuiti ma non escludo che in ambiti come la musica classica o il pop da classifica ci siano logiche di business un po’ differenti che oltrepassano lo spirito divulgativo.


Cosa ti guida nella scelta dei concerti e nella realizzazione dei programmi?

Visto che ormai i modi d’intendere il jazz sono molteplici, cerco di dare voce a tutte queste declinazioni. Questo riservando uno spazio ai jazzisti italiani, ma ancor più ai giovani musicisti che altrimenti avrebbero poche occasioni per farsi ascoltare.

I concerti a volte sono tue idee?

Sì, al di là delle dirette o delle scelte in accordo con alcune manifestazioni, in tre occasioni abbiamo trasmesso festival organizzati dal sottoscritto con la collaborazione dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il primo fu “New York Is Now”, pensato per dare spazio all’avanguardia newyorkese, afroamericana in particolar modo. Se ne parla ancora oggi perché ebbe un successo notevole. Andò particolarmente bene per una serie di fattori concomitanti, non ultimo il momento propizio. Erano anni in cui forse quei suoni erano da un lato molto richiesti e dall’altro poco proposti. E William Parker si spese davvero molto nel coinvolgimento dei colleghi. Il suo concerto omaggio a Curtis Mayfield è anche diventato un disco nella collana Tracce della Rai. In seconda battuta io stesso sentivo quel contesto in maniera molto intensa a livello personale… non escludo che questo possa aver giocato un ruolo nella realizzazione e nella riuscita del festival. Infine ci fu una partecipazione degli artisti emotivamente forte: vale a dire, ci furono musicisti che per tutta la durata del festival ruotarono in organici differenti creando così un amalgama peculiare. Rimasero a Roma fino alla fine della manifestazione tanto che dopo l’ultimo concerto salirono tutti insieme sul palco proprio come una grande famiglia.

Parliamo di “Invenzioni A Due Voci”, l’indimenticabile programma strutturato da un conduttore che interloquiva per tutta una settimana con ospite un pianista di turno…

In quel caso avevo la cura del programma ma non era stata una mia idea, tanto che una volta terminato non ho potuto perorarne la causa oltre un certo limite. Fu un successo importante, anche perché il format era inusuale. Andò in onda dal 1999 al 2005. Volevo che fosse una sorta di palestra per i pianisti, alternando i grossi nomi come Giorgio Gaslini, Enrico Pieranunzi, Franco D’Andrea, Danilo Rea a giovani di aree differenti come Alberto Braida e Andrea Beneventano. Forse l’unico a mancare fu Dado Moroni perché erano gli anni durante i quali viveva negli Stati Uniti.

Fu una palestra anche per i giornalisti/conduttori coinvolti…

Certamente. Far ascoltare uno o più brani a un pianista senza informarlo di titolo e autore e vedere come avrebbe reagito sulla base dell’ascolto costituiva una palestra per il musicista ma anche per il conduttore che era chiamato a capire quali potessero essere le musiche che più avrebbero solleticato la fantasia del pianista con cui si trovava a interagire. Scegliendo quindi tanto la via dell’empatia quanto quella di un potenziale contrasto estetico. La prontezza nel rispondere a sollecitazioni impreviste aveva un doppio binario. Il pianista doveva rispondere ai suggerimenti musicali del conduttore e quest’ultimo essere pronto a capire cosa delle sue scelte aveva mosso l’estro del pianista. Una vera e propria interazione dal vivo. Una trasmissione decisamente diversa dal programma condotto in solitudine da cui sono venuti fuori dei cortocircuiti interessanti.

Ricordane uno.

Mario Gamba e Alvin Curran fu un binomio intrigante e a tratti buffo (novembre 2002, ndr), perché Gamba insisteva molto sulla musica contemporanea di cui Curran è esponente di spicco ma lui aveva una sfrenata passione per pianisti come Earl Hines e Monk oltre a esperienze giovanili nei piano bar per sbarcare il lunario. Un approccio da entertainer che faceva a pugni con l’ostinazione “impegnata” del conduttore.

Il ruolo di “Battiti” invece è alquanto differente…

Il feedback che riceviamo di solito è il ringraziamento per aver fatto conoscere cose mai sentite altrove. Direi che si racchiude in questo il ruolo di “Battiti”. Di fronte all’offerta gratuita e illimitata del web, il nostro lavoro acquisisce un valore maggiore, quantomeno per l’ascoltatore attento ed esigente. È come avere un centro di selezione in grado di agevolare una navigazione altrimenti dispersiva e che, fatta salva la capacità del conduttore, ti permette l’approfondimento.

Attraverso il commento e l’ascolto di più tracce si dà poi la possibilità di ampliare certi percorsi…

Il disco come lo conosciamo dagli anni Settanta rimane la maniera migliore per far conoscere le proprie idee e a “Battiti” il tentativo è quello di far ascoltare cose diverse senza pregiudizi, distinzioni di genere e steccati. Quando scegliamo un disco lo presentiamo per l’intera settimana, non ci limitiamo a mandare in onda una o più volte il singolo. Questo permette di ascoltarlo per intero con il commento del conduttore. Ovviamente senza trascurare dischi di successo in onore di una presunta ricercatezza a tutti i costi.

Cosa ricordi invece del celebre programma “Fuochi”?

Fuochi, con la preziosa collaborazione di Nicola Catalano, è stata innanzitutto una magnifica avventura radiofonica di rilevante successo nella programmazione di Radio3. Il progetto è stato improntato con una certa leggerezza e gradevolezza di fondo nel “raccontare”, insaporendolo con qualche elemento biografico e non prettamente musicologico, una quantità enorme di protagonisti delle scene musicali tra le più svariate. Si andava dal rock al jazz, da Canterbury al bebop, dalla musica classica a quella contemporanea senza dimenticare il blues, il soul, i vari aspetti del progressive degli anni Settanta, i cantautori folk o la musica italiana. Altro importante elemento che ha caratterizzato Fuochi è stato quello di poter contare su di un numero elevato di collaboratori, ovvero di critici e conduttori radiofonici esperti. Saranno stati oltre una cinquantina ad avvicendarsi nel corso degli anni. A ognuno di loro veniva affidata una settimana di programmazione la cui specificità si differenziava per autonomia, caratteristiche di conduzione, contenuti musicali. Altra cosa rilevante è stato il periodo durante il quale il programma è andato in onda, ovvero in un momento in cui il web, in tutte le sue forme, era meno sviluppato e gettonato.
La cosa ci ha favoriti dal punto di vista degli ascolti, anche in virtù delle tante anime che muovevano il programma. Se un ascoltatore non gradiva James Brown, si sarebbe sicuramente collegato la settimana successiva perché c’era lo speciale su Bob Marley. Chi era interessato al jazz ma non aveva mai approfondito la figura di Neil Young avrebbe potuto soffermarsi su quel particolare artista per conoscerne la sua identità… Sarebbe bello riproporlo…

Ricordi un episodio particolare che in qualche modo resterà negli annali delle tue programmazioni?

Durante il festival jazz di Sant’Anna Arresi del 2003. Ho ancora vivo nella mente una diretta interminabile riguardo un concerto di Cecil Taylor in duo con Antonello Salis. Non so bene per quale motivo i due ritardassero il loro ingresso sul palco. Così, in attesa dell’inizio del concerto escogitai una serie di interviste durante le quali si parlava del festival, delle serate precedenti, della discografia di Cecil Taylor, delle sue collaborazioni, dei suoi concerti italiani, chiamando al microfono un numero impressionante di ospiti. La diretta durò tre ore e il prologo del concerto ben oltre i cinquanta minuti. Esauriti gli argomenti, esauriti i miei ospiti, ho proseguito a parlare anche del meteo finché finalmente non arrivarono i due come se non fosse successo nulla. È proprio vero quando si dice: “il bello della diretta!”.

 

Questa intervista fa parte del progetto editoriale “My Life/My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano” curato da Gianmichele Taormina ed edito da Andy Mag.

 

INTERVISTE CORRELATE
ROBERTO MASOTTI. Grande firma della fotografia jazz...
CLAUDIO FASOLI. Sassofonista tra i più colti e raffinati...
ENRICO RAVA. Il jazzista italiano più famoso al mondo...
GIAN MARIO MALETTO. Prestigiosa firma del giornalismo jazz....
TOMMASO MONTAGNANI. Leader dei Kobo Concept...

CHI SIAMO

 

©Andy Magazine 2012. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 

 


Intervista: Andrea Di Gennaro
Soggetto: Pino Saulo
Luogo: Roma
Foto: Luigi Orru
Web: battiti.pinosaulo

pino_saulo_1 pino_saulo_2 pino_saulo_3 pino_saulo_4

Share |

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

facebook_icontwitter_icon
Banner

News

Luca Zaramella su Radio Classica venerdì 26 maggio alle ore 11 parlerà di 'Come Hell Or Hight Water' di Filippo Cosentino e Federica Gennai

Francesco Orio Trio il 17 Luglio ad Aarhus Jazz Festival per il 12 Points il contest più importante d'Europa

Francesco Orio Trio il 4 novembre presenta in prima nazionale 'Causality Chance Need' al Teatro San Domenico (CR)

Newsletter

Cerca

Banner