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TOMMASO MONTAGNANI

Tommaso Montagnani è il leader di Kobo Concept trio parigino di musica jazz. Punk Zen è il loro primo lavoro discografico.

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Tommaso Montagnani è il leader di Kobo Concept trio parigino di musica jazz, ma è anche un etnomusicologo le cui ricerche sono finanziate da importanti istituzioni quali il Musée du quai Branly di Parigi che lo hanno condotto in Amazzonia presso le tribù che vivono lo Xingu. Una storia ricca di stratificazioni culturali e di passioni, dove la musica rappresenta il centro di gravità di un universo molto variegato e ricco di contenuti.

Vorrei iniziare questa conversazione partendo dall'esperienza che hai fatto in Brasile dove per alcuni mesi hai vissuto con gli indios dello Xingu in Amazzonia, raccontaci.

Da sempre sono interessato alla musica come mezzo di rappresentazione dell’invisibile e dell’indicibile. Nello Xingu la musica rituale è il veicolo della manifestazione della presenza degli spiriti: il suono è concepito come un’entità dotata di una propria intenzionalità che sfugge alla volontà dell’esecutore e che può in certi casi persino attaccarlo. Ogni performance è dunque accompagnata da un pathos e da una tensione emotiva fuori dal comune, oltre che da un senso di timore e di rispetto nei confronti della musica prodotta. Al tempo stesso, la vita quotidiana del villaggio e i rapporti sociali tra i membri della comunità sono strutturati attorno alla produzione musicale. Sono stato colpito dall’importanza della musica nella vita di queste comunità.

In Brasile sei arrivato partendo da Parigi ma cosa ti ha condotto nella capitale francese.

Il desiderio di aprire i miei orizzonti, di conoscere una nuova realtà e incontrare nuove persone. Anche la reputazione di capitale europea del jazz di cui gode Parigi ha influito molto sulla mia decisione di partire. Oggi, dopo alcuni anni passati qui, devo dire che ho l’impressione che le cose stiano cambiando rispetto ai gloriosi anni ’50 e ’60. Tuttavia Parigi rimane un luogo dove si può incontrare con molta facilità ogni sorta di musicista. Non ci sono dunque limiti alle possibilità espressive per un artista che decide di creare un progetto originale.

Cosa è rimasto oggi del ricercatore di etnomusicologia?

L’etnomusicologia occupa una parte importante del mio tempo, grazie all’appoggio di istituzioni come il Musée du quai Branly, che finanzia le mie ricerche e pubblica una parte dei miei lavori. Questa disciplina mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze, a “decifrare” un pensiero musicale diverso dal mio e a cercare nella musica le tracce della vita vissuta, delle relazioni sociali, del rapporto con il sovrannaturale. Le questioni puramente tecnico-musicali mi annoiano un po’, mentre non c’è niente che mi appassioni come un artista che, privo di competenze teoriche e di tecnica accademica, riesce con efficacia e semplicità a raccontare la sua vita attraverso la sua arte. Da cui l’omaggio a tutti gli artisti punk sull’album di Kobo Concept.

Di cosa si occupa la tua ultima ricerca?

In questo momento sto lavorando su due temi principali. Da un lato cerco di descrivere le relazioni sociali riprodotte nella pratica musicale; dall’altro studio l’organizzazione della memoria musicale, ovvero in che modo un repertorio musicale fisso di grande complessità viene tramandato e memorizzato in una società orale.

Molti musicisti italiani operano sulla scena parigina, cosa la rende una meta così ambita.

A dire il vero continuo a chiedermelo! Che cosa spinge cosi tante persone ad affrontare un ambiente così duro, difficile ed in cui il musicista jazz è talmente inflazionato da perdere ogni potere contrattuale? Non ho una risposta certa. Credo che ciò che affascina i musicisti italiani è l’importanza che viene data qui, più che altrove, ai progetti originali. Proprio a causa della grande quantità di musicisti e della grande offerta di jazz, il pubblico cerca cose nuove, originali e questo spinge ognuno di noi a cercare la propria voce, il proprio suono.

Qual è l’origine delle tue scelte estetiche in campo musicale?

La carica di energia, ironia, e autenticità degli artisti punk newyorchesi verso la metà degli anni ’70 (Patti Smith, Lou Reed, the Ramones, the Stooges...) è un esempio ispiratore di grande libertà creativa. Negli ultimi anni però le mie scelte estetiche sono state orientate più dall’arte contemporanea che dalla musica. Penso alla musica come a delle forme sonore e visualizzo mentalmente quello che suono o quello che ascolto. Mi interessa molto il lavoro degli artisti contemporanei. Non escludo per il futuro una collaborazione tra Kobo Concept e qualcuno di loro.

A proposito di arte contemporanea, qual è l’artista che più ti affascina?

Sono due. Matthew Barney con il ciclo The Cremaster e Cy Twombly per il suo lavoro sul grafismo e la scrittura.

L’ultimo vernissage a cui hai partecipato?

Quello di una carissima amica, Rosa Maria Unda Souki (www.undasouki.com). Rosa dipinge spazi domestici: ha un enorme talento e la sua capacità di dipingere una stanza vuota facendo sentire la presenza delle persone che l’hanno abitata e la loro memoria è straordinaria. I suoi lavori più recenti sono dedicati alle case in cui ha abitato Federico Garcia Lorca..

Come mai hai scelto il contrabbasso e il basso elettrico?

Questi due strumenti per me sono due incarnazioni diverse dello stesso concetto musicale: il basso, elettrico o acustico, rappresenta la base, il fondamento della struttura musicale. Al tempo stesso ha un ruolo di “motore”, di pulsione. E' un strumento discreto ma essenziale, con un suono caldo e profondo. Ho sempre pensato che fosse adatto al mio carattere e al mio modo di essere. Per diversi anni ho utilizzato quasi esclusivamente il contrabbasso oggi l’uso del basso elettrico mi permette di avvicinarmi ad un suono più punk/rock che trovo interessante utilizzare nella musica di Kobo Concept: riuscire a coniugare questa sonorità con il lirismo pianistico di Thomas è stata e continua ad essere una delle sfide principali di questo gruppo.

I tuoi contrabbassisti preferiti?

Israel “Cahao” Lopez, Renaud Garcia Fons, Gary Karr. Non suono praticamente più con l’arco da vari anni, ma i grandi maestri dell’arco continuano a ispirarmi.

Cos’è la musica per Tommaso Montagnani?

Passione, intensità, onestà. E molto altro ancora.

Il progetto Kobo Concept mi sembra essere molto legato alla tua ricerca etnomusicologica ed alla tua voglia di libertà espressiva. Ti va di raccontarci come nasce?

Nasce dall’esigenza di abbandonare lo swing, il be-bop e tutte le forme più classiche di jazz che frequentavo da troppo tempo, senza per questo rinunciare all’energia e alla libertà espressiva che il jazz offre da sempre. Questo gruppo non sarebbe quello che è se non ci fossero con me due carissimi amici, Octave Ducasse (batteria) e Thomas Cassis (piano). Ognuno di noi ha un ruolo diverso nel gruppo: io mi occupo della composizione, Thomas dirige la fase di arrangiamento e di sviluppo delle idee durante le prove, mentre Octave è lo specialista della produzione e della post-produzione in studio. Per questo dico che Kobo Concept è innanzitutto un gruppo, un’opera collettiva, e non semplicemente “il mio trio”.

Perchè Kobo.

E' una parola che esiste in varie lingue. In giapponese significa “atelier”, in Nigeria è il nome dei centesimi di Naira, la moneta locale. C’è una regione in Etiopia che si chiama così e anche un quartiere di non so più quale isola delle Antille. Amo l’idea che ciascuno possa attribuire a questa parola il significato che preferisce e sarei felice di scoprirne altri che non conoscevo.

Punk Zen è uno strano titolo per un CD, fortemente contrastante, almeno questa è la mia impressione.

In effetti. L’ho scelto in un periodo in cui mi interessavo molto al movimento punk delle origini e allo zen. Mi sono dunque chiesto perchè fossi attirato contemporaneamente da due cose apparentemente così opposte. Ho capito che entrambe mi affascinavano per una cosa che avevano in comune: l’importanza data all’espressione diretta e immediata, al gesto espressivo che si auto-genera in maniera naturale e spontanea, come mosso da una forza interiore. Oggi sono molto legato a questo titolo, c’è dell'ironia certo, ma anche una parte di verità importante.

Kubitschek, Maigret e Chekov sono i brani di Punk Zen che preferisco. Ma il primo è quello che mi ha colpito maggiormente anche per il titolo. L’unica connessione che ho trovato è quella con un presidente brasiliano.

Esatto, complimenti! Juscelino Kubitschek è stato presidente del Brasile dal ’56 al ’61 ed è all’origine della creazione di Brasilia, la capitale. Il brano è dunque un omaggio a questa città che per me è altamente rappresentativa di questo grande paese. Brasilia è sorta all’improvviso in mezzo al deserto ad opera di alcuni visionari come Kubitschek stesso e il grande architetto Oscar Niemayer: la sua architettura rappresenta una certa visione dell’America Latina nel XX secolo. Vedere Brasilia mi ha aiutato tra l’altro a cogliere la forza delle innovazioni dei movimenti artistici e musicali brasiliani negli anni ’60 e ’70. Il Brasile è una fonte di ispirazione inesauribile e multiforme.

Qual è l’ultimo CD che hai ascoltato?

La Tosca di Puccini, diretta da Georges Prêtre, con Maria Callas e Carlo Bergonzi.

C’è un luogo a Parigi dove vai per trovare ispirazione o semplicemente per stare solo con te stesso?

Il museo del Centro Pompidou. E' un museo molto dinamico, contrariamente all’idea che si ha di solito dei musei come un luogo immutabile di conservazione del passato.

Che libri ci sono sul tuo comodino?

“Summertime” di J.M. Coetzee; “Asakusa Kid” di Takeshi Kitano; “Zen and Japanese Culture” di Daisetz T. Suzuki; “Une musique en train de se faire” di Pascal Dusapin; “O evangelho segundo Jesus Cristo” di José Saramago.

Ammesso che tu ne abbia cosa fai nel tuo tempo libero?

Cerco di fare un po’ di sport, senza esagerare.

 

 

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© 2011 Andy Magazine. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 


Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Tommaso Montagnani
Luogo: Parigi
Foto: Angelo Trani
Web: www.myspace.com/koboconcept

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Commenti  

 
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