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LUCA PERCIBALLI

Luca Perciballi è chitarrista tra i più creativi della young generation italiana. Leader del trio jazz Slanting Dots.

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Luca Perciballi è chitarrista, compositore e didatta, da sempre impegnato nel tentativo di sintetizzare la passione per l'improvvisazione e il rigore della musica classica. Il risultato è la creazione di un suono molto personale, frutto della straordinaria creatività che lo contraddistingue e dell'originalità tipica della musica contemporanea. Luca Perciballi ha recentemente pubbicato per la Nau Records di Gianni Barone, Unfold, primo album degli Slanting Dots.

Luca, come nasce la tua passione per la musica?

La musica è da sempre una parte importante della mia vita: non riesco a immaginare un momento in cui non sia stata tale. Nonostante ciò, non posso dire di avere iniziato presto: ho intrapreso gli studi formali solo durante l'adolescenza. Non saprei indicare una ragione per questa scelta, imputabile soltanto alla mia naturale timidezza.

La tua formazione avviene tra Italia e Olanda. Quale dei due paesi ti ha stimolato e quindi influenzato di più a livello musicale?

Penso che entrambe le esperienze mi abbiano formato, lasciandomi ognuna qualcosa di importante. La mia storia scolastica in Italia è stata molto felice, grazie allo stimolante ambiente del Conservatorio di Parma. L'Olanda è stato un modo per aprire gli occhi su una realtà molto diversa da quella del paesello. Venendo da una piccola città come Modena lo shock è stato forte.

I tuoi attuali progetti sono Slanting Dots e Fragile, quale dei due rappresenta di più Luca?

Sarebbe come chiedere a una madre quale figlio preferisce: impossibile scegliere! Si tratta di due esperienze molto diverse ma complementari, che mi permettono di esprimere lati differenti del mio essere musicista.

Ci sono dei punti di contatto tra i questi due aspetti?

Credo che il punto di contatto tra gli aspetti della mia produzione sia l'uso strutturale del suono, cosa che si ravvisa in tutta la musica colta e popolare degli ultimi 70 anni. Nel progetto Fragile il suono ottiene la mia attenzione principale, visto che 'elimino' la chitarra per poter dialogare con la pittura. Con gli Slanting Dots, invece, posso essere chitarrista fino in fondo. Direi che un pò di rumore faccia bene a tutti.

Slantig Dots è un perfetto mix di jazz, rock e perfino post rock. Ti senti più jazzista/improvvisatore o rocker?

Mi considero un musicista: le etichette non mi interessano, pur ammettendo la mia formazione accademica di compositore e jazzista. Il suono duro e potente, che normalmente si associa al rock, costituisce una sensazione fisicamente importante. L'approccio fisico, il percepire con il corpo la musica, è un'esperienza da cui non posso prescindere. Penso che l'associazione con il rock sia dovuta più allo strumento che a una mia volontà, visto che per me si tratta di uno dei tanti possibili modi di trattare il suono, di renderlo malleabile e così avvicinarmi a un approccio sassofonistico. L'unico musicista rock che non posso ignorare è Jimi Hendrix il quale, grazie alla sua visione, ha realizzato il pieno potenziale del mio strumento.

Parliamo di Unfold: come nasce il disco? Qual è stato lo stimolo iniziale che ha portato alla sua nascita?

Il disco nasce in un momento di riflessione che è seguito al mio soggiorno olandese, quando ho sentito fisicamente la necessità di documentare un periodo importante della mia vita. Con il trio abbiamo avuto modo di lavorare intensamente, sin dalla nostra formazione nel 2007, su una grande quantità di materiale, cosa che ci ha permesso di raggiungere una visione personale. Mi è sembrato fisiologico, e quasi obbligatorio, lo "svelare" il risultato di questo lavoro al pubblico.

Se dovessi descrive con un aggettivo Alessio e Gregorio, gli altri due componenti degli Slanting Dots, come li definiresti?

Non posso che pensare a tre caratteristiche: sono amici veri, condizione essenziale per una buona intesa, sono dotati di intelligenza acuta e sono musicisti estremamente competenti. Potrà sembrare una sviolinata, ma sono davvero onorato di condividere il palco con loro.

Descrivici l'esperienza del live. Quali emozioni e sensazioni provate ogni volta che siete insieme sul palco?

L'amicizia e il duro lavoro di cui ti ho raccontato ci hanno permesso di raggiungere un livello di sintonia assoluto. Siamo perfettamente coscienti di poter sperimentare senza compromessi, sicuri che gli altri sono pronti a sostenerti e a seguirti. Questo si traduce in un live set estremamente energetico e interessante, dove cerchiamo di sconvolgere i brani e la scaletta in tempo reale. Credo sia la situazione più stimolante per un musicista e che questa nostra esaltazione si trasmetta al pubblico.

Parliamo di Fragile: musica e arte contemporanea insieme. Che rapporto c'è tra le due e cosa si forma dall'incontro tra esse?

Fragile nasce dalla necessità di espandere l'attività al di fuori del ristretto mondo della musica. Vista l'enorme passione per l'arte visiva – mio padre era un pittore - ho chiesto a Mattia, senza alcuna riflessione a priori, di collaborare. Lo studio e le prove ci hanno condotti alla forma attuale dello spettacolo che mi permetto di definire 'un'azione drammaturgica': non sono due mezzi espressivi che dialogano, bensì due persone che concorrono alla creazione di un vero e proprio personaggio, fatto di immagine e suono. Mattia crea una figura in evoluzione che prende vita grazie ai suoni che io manipolo.

Il tuo curriculum vanta molte collaborazioni interessanti. Il tuo incontro con Butch Morris ha cambiato la tua prospettiva artistica e ti ha segnato in qualche modo?

Sì, anche umanamente. Ero molto giovane quando incontrai Butch Morris per la prima volta. Mi trovavo a Sant'Anna Arresi ed ebbi la possibilità di assistere a una conduction: ne rimasi affascinato. L'anno dopo decisi di farne argomento della tesi di Laurea ed è così che ha avuto inizio la nostra 'collaborazione'. Non essendoci nulla di scritto sul metodo, la frequentazione con lui è stata in qualche modo obbligata. Così sono diventato suo 'allievo', nonostante il maestro non amasse questo termine, e suo assistente in diverse occasioni. Era un rapporto di scambio vicendevole: ricordo che mi chiamava alle 10 del mattino – linea diretta Modena-Manhattan – per avere la mia opinione su una performance e io ne ero lusingato! Come potrei non riconoscere a quest'uomo gentile, artista straordinario che ha portato avanti il suo progetto di vita senza compromessi, di avermi cambiato la vita?

Bene Luca, quali sono le prossime mosse?

Suonare tanto Unfold. Poi sarà la volta di Fragile che uscirà in formato vinile, accompagnato da una serigrafia originale di Mattia Scappini, in Aprile, sempre per Nau Records.

 

 

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Intervista: Nina Molica Franco
Soggetto: Luca Perciballi
Luogo: Roma
Foto: Matteo Valle
Web: www.lucaperciballi.net

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