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VANDA RAPISARDI

Vanda Rapisardi, solare e talentuosa cantante siciliana, in equilibrio tra tradizione e jazz.

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La sua passione per la musica e per la sua amata Sicilia è travolgente e coinvolgente. Vanda Rapisardi è un talento naturale. Una fine ricercatrice ed attenta innovatrice. Ascoltarla e leggerla è un tripudio di emozioni e fascinazione. Tenetela d’occhio e buona lettura…

Come nasce la tua passione per la musica e il canto?

Non so esattamente quando è nata la mia passione per la musica ed il canto...è sempre stata insita in me sin da piccolissima.
Mia madre poi – ex ballerina e ottima cantante – perdeva ore ed ore ad insegnarmi le canzoni italiane degli anni Sessanta a memoria e a farmi ascoltare la sua amata Mina, già quando avevo tre o quattro anni. E con mia sorella passavo pomeriggi interi davanti il registratore a cassetta, giocando a fare le grandi pop-star! Insomma a casa mia in Sicilia, non c’era e non c’è ancora adesso mai un momento in cui non si canti o non si balli, è sempre una gran festa!

Quando hai deciso di fare ciò che fai?

Subito dopo il liceo mi trovai davanti un bivio: musica da una parte, carriera universitaria dall’altra. La scelta per me fu molto spontanea, sebbene i miei non videro la cosa subito di buon occhio. Ricordo ancora la data del mio primo giorno nella capitale: 29 Settembre 2004.
Appena diciottenne, arrivata dalla Sicilia con mille buoni propositi e tanta voglia di fare. Mi piacerebbe tornare anche solo per un attimo a quel giorno...sogni, incoscienza, paura, emozioni che non ho più provato così, tutte insieme.

Il tuo primo progetto discografico “Assabbirìnica” è una fusione di jazz e pura tradizione siciliana…

Da anni ero alla ricerca di una mia dimensione musicale, di un progetto che rappresentasse sia la mia identità di musicista, che la mia identità di donna, donna del sud.
“Assabbinirìca” è questo. È l'incontro, come dico spesso, tra la nuova e la vecchia Sicilia, tra una parte di me che è rimasta a fare l’uncinetto con la nonna :-) e un’altra che ha voglia di rinnovamento e che soprattutto ha voglia di rappresentare una terra ricca di idee.
Se da una parte infatti vi è il recupero di antichi temi popolari e l’uso esclusivo del dialetto siculo, dall’altra vi è la freschezza di quattro giovani musicisti – musicisti coi quali lavoro da anni – che senza alcun preconcetto, mi hanno seguito nella folle idea di fondere jazz e musica popolare.
Le scelte letterarie poi non sono state lasciate al caso. Ho iniziato la mia ricerca dapprima “intervistando” zie e nonne, poi leggendo vari autori siciliani – da Buttitta a Favara, da Camilleri ad Hamdis, da Pirandello a Rapisardi – infine confrontandomi e scrivendo insieme ad un mio caro amico siciliano, Ciccio Piras, uno degli ultimi cantastorie rimasti in Sicilia.

Che difficoltà incontri nel tuo lavoro e cosa pensi si dovrebbe fare per migliorare le possibilità di accesso alla distribuzione dei live?

Scegliere di fare il musicista oggi, è una scelta certamente difficile, coraggiosa. Ci scontriamo quotidianamente con una società che investe poco non solo sulla musica ma sulle arti in genere; e siamo (ahimè) in un’Italia dove le nuove generazioni (soprattutto) preferiscono uscire il sabato per andare in discoteca e non certo per ascoltare un buon concerto. Per non parlare poi dell’ormai spentissimo mercato discografico.
Tutto ciò mette a dura prova la creatività e l'energia di ogni musicista. Alzarsi ogni mattina e avere voglia di scrivere una nuova canzone o di andare in giro a cercare gigs...è dura, ma questo è quello che tutti fanno nonostante i pessimi pronostici: produrre, ideare e non fermarsi mai, siamo noi stessi la macchina della musica e la nostra fonte sono le nostre idee. E questo ritengo sia l’unica soluzione...da qualche parte arriveremo.

Cosa non ti piace del sistema del jazz italiano?

La cosa che meno tollero del jazz odierno è il pochissimo “ricambio”. Non c'è voce per le nuove proposte, o almeno è davvero poca. C’è scarsissimo interesse per i progetti di giovani autori e gli addetti ai lavori preferiscono “andare sul sicuro” piuttosto che dare fiducia a nuove idee.
Se guardi i cartelloni dei festival ad esempio, i nomi sono sempre gli stessi; oppure ti ritrovi ad Umbria Jazz (giusto per citarne uno) mediocri cantanti reduci dall’ultimo Sanremo.
E stessa cosa vale per le recensioni sulle riviste specializzate e per i cataloghi delle importanti etichette. I pochi che possono permettersi un buon ufficio stampa infine riescono ad avere un minimo di visibilità...per tutti gli altri la situazione è davvero difficile.
Le mie proposte? Non saprei, andrebbe fatto un lavoro alla radice, di sensibilizzazione culturale, di promozione, di istituzione di nuovi concorsi (come avviene per la musica pop), rubriche dedicate alle ultime novità discografiche. Di più non so dirti purtroppo.

Se ti dico Rosa Balistrieri?

Rosa Balistreri è l’essenza della Sicilia.
Il suo modo di cantare è strepitoso, rappresenta la sua anima, il suo vissuto, e soprattutto la voce di tante donne siciliane. È desiderio d’espressione, è la voglia di dar voce alla propria sofferenza e ad una Sicilia spesso dimenticata. Devo confessare che l’ho scoperta tardi ma è stata un’autentica rivelazione.

Chi ti ispira maggiormente nel tuo lavoro?

Vocalmente ho sempre cercato di ascoltare voci sempre diverse, per cui non ne ho una di riferimento in assoluto. Come donna, quella che più mi ha ispirata invece è mia madre. Una grande donna: forte, sensibile e determinata.

So che sei molto brava in cucina, qual è il tuo piatto forte?

Adesso ti aspetti che ti dica: “La pasta con le sarde”, vero?!? (ride). Invece ti dico che sulla lasagna non mi batte nessuno. Ogni volta che faccio una prova con i miei musicisti, il rito della lasagna non si salta mai.

L’ultimo CD che hai acquistato?

“Experiment” di Robert Glasper.

Cosa c’è sul tuo comodino?

Maruzza Musumeci di Camilleri, una tavoletta di cioccolato, un registratore mp3 (di notte spesso mi sveglio con delle melodie in testa) e una foto della mia Sicilia.

L’ultima cosa che pensi prima di addormentarti…

Mia sorella, i miei genitori e le mie nonne...

 

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Vanda Rapisardi
Luogo: Roma
Foto:Anonimo
Web: www.vandarapisardi.com

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