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SARAH JANE MORRIS

Abbiamo incontrato Sarah Jane Morris, straordinaria voce, da sempre attenta ai grandi temi sociali e alla lotta all'AIDS.

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Una voce unica, dal range così vasto che riesce a far accapponare la pelle. Da sempre impegnata politicamente, la cantante inglese ci parla del suo universo musicale, del suo ultimo lavoro discografico, delle sue battaglie sociali e del suo futuro.

Sarah Jane, quando hai scoperto che la musica sarebbe diventata il tuo mondo?

Avevo circa ventitré anni e facevo parte di alcune band e stavo giusto iniziando a guadagnarmi da vivere come cantante. E’ stato allora che ho capito che potevo esprimermi al meglio attraverso la musica. Fino a quel momento avevo in mente di fare l’attrice, ma poi ho trovato la musica.

La tua voce è unica. E’ solo un dono di Madre Natura oppure è il risultato di tanta pratica e studio?

Ho paura che sia solo la natura. Sono nata con questa voce e non ho mai preso lezioni di musica e di canto. Ora, però, ho un orecchio particolarmente sviluppato e sensibile: tutto quello che faccio è ad orecchio!

Utilizzi diversi stili musicali, una poetica sempre differente. Da cosa trai ispirazione?

Sono ispirata sempre da cose differenti. Al momento ogni cosa che scrivo è influenzata dalla musicalità africana. Scrivo poesie che poi trasformo in canzoni. Uso il cellulare per registrare una melodia che mi passa per la mente. Il cellulare è molto più semplice per me, perché sono tecnofoba! Scrivo le canzoni guardando la gente e osservando ciò che succede, guardandomi intorno. Attualmente i miei brani sono orientati verso la situazione politica e sociale: c’è così tanto da dire! Parlo del comportamento inumano di alcuni, della corruzione, ma anche dell’umorismo e degli atti di coraggio di altre persone.

Quindi è vero quello che mi dicesti tempo fa, che componi con il cellulare…

Sì, verissimo e molto spesso compongo nelle stanze degli alberghi dove mi trovo quando sono in giro.

Quale è stato l’evento musicale più importante della tua vita?

Tutto ciò che faccio è per me importante. Cerco di concentrarmi sul momento che sto vivendo, quindi le mie composizioni e la registrazione del prossimo album sono per me le cose più importanti.

Ritieni che la tua partecipazione al fortunato album dei Communards ti abbia consacrato al grande pubblico e alla critica?

Sicuramente. E’ stato il punto di svolta della mia carriera. E’ stato un lavoro che ha scalato le classifiche: sicuramente un Numero Uno! E, senza ombra di dubbio, mi ha aperto le porte verso il grande pubblico.

Nel 1991 hai vinto, come ospite di Riccardo Cocciante il festival di Sanremo e, comunque, hai preso parte a ben quattro rassegne. Quale ricordi con maggiore piacere?

Come ti ho già detto, cerco di divertirmi in ogni occasione. Tutti i miei compagni di canto nelle avventure sanremesi sono persone eccezionali e amabili. Vincere, ovviamente è stato eccitante e, quindi, il momento più intenso è stato quello accanto a Riccardo Cocciante.

Cosa ne pensi del festival e, se ne avessi le possibilità, cosa cambieresti?

Il backstage è particolarmente carino e caotico! E’ sempre bello poter suonare con un’orchestra. Voglio abbracciare Marco (Mengoni) che ha vinto quest’anno: è un mio amico e ha una grande voce.

Sia in “Migratory Birds” che in “Where It Hurts”, hai parlato con franchezza di problemi sociali. Cosa è cambiato nel tuo modo di comporre?

Sono sempre stata politicamente impegnata e anche tutte le band di cui ho fatto parte lo sono state, tra cui i Communards che hanno sempre lottato per il riconoscimento dei diritti dei gay. Per esempio, in The Republic abbiamo scritto e cantato contro la guerra nelle isole Falkland e contro la famiglia reale; ho partecipato alla scrittura di “Coal Not Dole”, la canzone a sostegno della causa dello sciopero dei minatori inglesi. Anche con i Test Department e i Redskins abbiamo affrontato temi legati alla politica e al sociale. Da quando ho iniziato a scrivere le mie canzoni, ho cercato di mettere dentro tutto ciò che realmente sento. Io non predico e non pretendo che le persone debbano condividere le mie idee, ma tutto ciò che è scritto nei miei testi è lì, se qualcuno ha il coraggio di guardare e ascoltare. Attualmente sto scrivendo dell’Aids in Africa, delle prostitute, dei contraccettivi, dei delitti d’onore. Tutti argomenti delicati, ma con musica da ballare. Sto anche scrivendo della mia deliziosa mamma che è molto malata, e anche d’amore!

Tante collaborazioni, ma mi sembra di capire che quelle con Dominic Miller, Ian Shaw e Tony Remy ti stiano più a cuore.

Tutti quelli con cui collaboro sono importanti per me. Io amo scrivere con Tony, Dominic e Martin, il mio batterista. Mi piace cantare con Ian, ma anche con Jimmy Sommerville e altri cantanti. Vorrei, un giorno, cantare con Tom Waits e Cassandra Wilson (con la quale ho cantato quando ancora non era così famosa). Mi piace duettare con Mario Biondi e con Marco Mengoni, che ha vinto Sanremo, ed è un talento secondo me. Ho amato lavorare con Renato Zero, perché è una leggenda e un grande esecutore. Ci sono molti musicisti con cui ho amato suonare. Questo potrebbe significare la fine del viaggio nel mondo della musica, ma io ho appena cominciato!

Come è nata l’idea del tuo ultimo lavoro “Cello Songs”?

Si tratta di una collaborazione con Enrico Melozzi, un violoncellista meraviglioso che vive e lavora a Roma. Ci siamo conosciuti a Lecce diversi anni fa, durante una premiazione di film Tv e abbiamo deciso di collaborare insieme. E’ stata un’idea di Enrico quella di unire la mia voce e un orchestra di violoncelli e insieme abbiamo scelto le canzoni tra qualche cover e altre originali, scritte a quattro mani. E’ stato un progetto molto interessante di musica contemporanea. Sai, mio padre suonava il violoncello e penso che sia uno strumento che si completa perfettamente con la mia voce.

In particolare, ho trovato molto interessante come hai associato le parole alle musiche di Debussy. Ti è venuto del tutto naturale?

Ho dato per scontato di avere già i testi pronti per essere cantati fino a quando non siamo andati in studio per registrare, e lì ho capito che dovevo scriverli. Così, non appena sono tornata in albergo a Roma, l’ho fatto e la stessa notte ho scritto il testo di “Mother Of God”, che parla di un uomo ferito da un proiettile nella tromba delle scale e, oramai in fin di vita, è alla ricerca della redenzione: “Madre di Dio, dove sei adesso, proprio quando ho più bisogno di te, ora che sto morendo?”.

Hai attraversato la musica contemporanea: da Debussy a Tom Waits, compreso Pino Daniele. Perché questa scelta?

E’ un viaggio musicale, che vuole dare un approccio classico alla musica popolare e viceversa. Tutti questi scrittori, compresi altri che si trovano nell’album, come Tracy Chapman, Boy George ed Ennio Morricone, sono intelligenti ed esigono rispetto.

Sarah Jane, dell’attuale scena musicale quali musicisti ti piacciono particolarmente?

Innanzitutto, c’è sempre buona e cattiva musica pop! Ecco, comunque, i miei preferiti al momento, che appartengono a quella musica che non sempre si riesce ad ascoltare.
Bishi, Martha Wainwright, Sam Lee, The Irrepresibles e il cantante francese Cascadeur.

Stai già lavorando al prossimo album?

Sì, come dicevo il mio prossimo lavoro è influenzato dall’Africa ed è, al contempo, una preghiera e condanna del continente. E’ sulla falsariga di “Grace Land”, dove la musica africana incontra idee e testi occidentali. Spero di avere come ospiti parecchi dei meravigliosi musicisti africani.

Quali sono gli altri tuoi programmi?

Sopravvivere a questa terribile recessione economica e che mi lasci essere la più creativa possibile, affinché possa fare del bene con la mia musica. Ho intenzione di legare ogni canzone a una diversa beneficienza, affinché i proventi delle vendite non vadano solo nelle mie tasche e in quelle dei miei musicisti: Amnesty International, Human Rights First, Annie Lennox Sing, per la consapevolezza dell’Aids. Abbiamo tutti bisogno degli altri e dobbiamo condividere.

 

 

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Intervista: Alceste Ayroldi
Soggetto: Sarah Jane Morris
Luogo: Londra
Foto:Anonimo
Web: www.sarahjanemorris.co.uk

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