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LUISA CAPELLI

Luisa Capelli, editore, insegnante e antropologa. Una personalità energica che produce conoscenza con tenacia e competenza.

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La continuità della passione per l’antropologia e l’energia da vendere nell’immaginare un sistema culturale libero e consapevole attraverso l’editoria, le lezioni di Economia e Gestione dell’impresa editoriale. Luisa Capelli nasce e vive a Roma, in un continuo confronto con una cultura della ricerca proiettata al futuro, con talento e tenacia, e passione per la musica e la cucina, per condivisione e sensibilità.

Luisa, sei nata, vivi e lavori a Roma. Cos’era e cos’è per te questa città? Quale legame ti trattiene?

Roma è la città dove vivo con mia figlia e mia madre, i miei affetti più cari, e dove, tra l’altro, lavoro. Sono dunque motivi affettivi da una parte e professionali dall’altra che mi legano a Roma. Qualche anno fa abbiamo scelto casa con mia figlia e l’ho presa perché nel cortile c’è un grande pino secolare. Se c’è un’immagine che per me rappresenta Roma, è il profilo di un pino in un’area archeologica. Tuttavia mi sento una cittadina del mondo.

Una laurea in Lettere e filosofia con indirizzo demo-etno-antropologico a Roma, una forte passione per l’antropologia, approfondita frequentando l’ÉHESS, Ecoles des Hautes Etudes en Sciences Sociales, a Marsiglia…

I passaggi sono una condizione obbligata per imparare a scoprire com’è il mondo. L’antropologia è una forma di apertura verso gli altri, non semplicemente tolleranza, ma confronto e passione.
Marsiglia come tutte le città di mare, con un grande porto, è piena di stimoli. All’EHSS ho trascorso un bel periodo della mia vita, studiando in un modo decisamente “diverso”: la facilità di accesso al patrimonio bibliotecario nazionale rendeva la ricerca una magia. Lavoravo alla mia ricerca in antropologia visuale e ho avuto modo di accedere a risorse che in Italia sarebbero state impensabili…

Hai fondato con Marco Della Lena, nel 1994, Meltemi Editore. Perché questo nome?

Non volevamo che ci fosse un’identificazione della casa editrice con qualcuno di noi, l’idea era un “luogo collettivo”.
Il nome “Meltemi” nasce perché inizialmente gli studi della casa editrice erano rivolti alle culture del Mediterraneo. Dunque il meltemi, vento che i minoici padroneggiavano per la navigazione, come strumento di competenza. L’intelligenza di un popolo, espressa attraverso l’abilità di navigazione in un mare dai molteplici significati, ci sembrava una metafora efficace per illustrare quel che ci sarebbe piaciuto fare: percorrere con curiosità e competenza mari sconosciuti.

Il logo della casa editrice è particolarmente interessante…

È costituito dal nome maschile e da un’immagine femminile: la sirena ‘melusina’, a due code, icona dell’architettura romanica dell’Europa medievale e il logo, nello specifico, è il marchio di una cartiera di Fabriano del ’400. Il modus operandi della Meltemi è sempre stato animato da una volontà di ricerca profonda all’interno delle nostre stesse origini e delle storie che ci portiamo dietro e dalla costruzione di un ponte tra la ricerca accademica e un pubblico più vasto attraverso la selezione di opere, esclusivamente di saggistica.

Come “funziona” una casa editrice?

Una casa editrice deve trovare innanzitutto una società di distribuzione, grande problema per le case indipendenti, perché la maggior parte dei ricavi finisce in questo buco nero e ne riduce le possibilità economiche “vendendo” una presunta presenza sul mercato. Servono, inoltre, le strutture: la redazione con capacità di lavoro sui testi e competenze sui contenuti e sulla selezione delle opere, tutte le forme di promozione verso i venditori e verso il pubblico, ufficio stampa, personale che si occupa delle relazioni con un pubblico selezionato, lettori che fanno da mediatori per le opere…

Come scegliere i libri da pubblicare?

Nel catalogo della Meltemi ogni libro ha uno spazio ben definito e la proposta editoriale è riconoscibile. Alcune chiavi orientative sono, ad esempio, i criteri di coerenza con il piano editoriale e le caratteristiche intrinseche al testo. A volte si presentano libri scritti male ma con idee interessanti alla base e quindi possiamo decidere di investire risorse e offrirli al pubblico in forma adeguata.

Quanti volumi sono pubblicati annualmente in Italia e quanti dalla Meltemi?

Siamo arrivati a pubblicare anche settanta novità l’anno con una decina di ristampe. Decisamente troppi.
In Italia escono 160 nuovi libri ogni giorno (circa 58mila all'anno) di cui più della metà non vende una copia. Circa il 60% di questi sono novità editoriali, il resto ristampe o nuove edizioni. La novità rimane in libreria un mese e se vende in determinate quantità, la barriera dei trenta giorni viene superata, altrimenti torna in resa all’editore. La necessità di produrre tanto per alimentare la presenza costante in libreria determina però un circolo vizioso perché quella produzione eccessiva non ha, il più delle volte, visibilità né mercato.

Cosa significa essere, in questo momento, docente universitario?

Sono un’insegnante a contratto all’Università di Roma Tor Vergata da sei anni e per il secondo anno consecutivo questo contratto è a titolo gratuito. Per me è necessario motivare l’accettazione di queste condizioni con un’attività ancor più impegnativa che vede tra le spinte a procedere il ‘patto’ con gli altri insegnanti, determinati a tenere in vita questo corso di laurea e un vincolo personale con gli studenti: produrre conoscenze, non solo riprodurle. L’università è un luogo straordinario di cultura ed è necessario non solo tenerla in piedi ma farla vivere meglio.

Le tue più grandi passioni sono la cucina e la musica…

La cucina nasce dal piacere di immaginare e inventare un gusto e poi tradurlo con le mani. Per me la manualità è molto importante, mi piace molto fare il pane e credo che cucinare sia un piacere completo solo nel momento in cui si condivide.
La musica è come la lettura: se entra nella tua vita, difficilmente ti abbandona. Ho un lettore mp3 sempre con me. Leggendo casualmente qualche artista presente nell’archivio affiorano: Nouvelle Vague, Belle and Sebastian, Cat Power, John Coltrane, Astor Piazzolla. Due sono comunque le passioni musicali da una vita: il jazz e l’opera (per via materna).

Quale sarebbe, citandoti, “un mondo migliore per mia figlia”?

Mi piacerebbe che le persone possano spostarsi liberamente e che non siano obbligate a recarsi all’estero per lavorare, ma come passaggio fondamentale della propria crescita. Che non debba crollare la Domus dei Gladiatori a Pompei per rendersi conto che la cultura è un’emergenza nazionale, che il talento delle donne sia pienamente riconosciuto ovunque. Lo smarrimento con cui guardiamo alla realtà non mi sottrae le energie per voler immaginare un mondo diverso. E se ho io queste energie, a quasi cinquant’anni…

 

 

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Intervista: Matteo Gallello
Soggetto: Luisa Capelli
Luogo: Roma
Foto: Ernesto Tedeschi
Web: www.luisacapelli.eu

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