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MARIANO DI NUNZIO

Mariano Di Nunzio trombettista jazz appassionato di poesia, è il leader del Trio Barracina.

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La carriera di Mariano è in continua ascesa dal lontano ’88, anno in cui si diplomò al Conservatorio di Napoli in tromba. Ha partecipato ad innumerevoli festival jazz nazionali, ha collaborato con grandi nomi della musica italiana ed internazionale ed ha all’attivo ben tre progetti musicali differenti.

Il giovane Mariano Di Nunzio nel lontano 1988, si diploma al Conservatorio di Napoli suonando la tromba. Come mai hai scelto questo strumento e perchè hai deciso di fare il conservatorio?

In realtà lo strumento che mi piaceva di più era la batteria. Mio padre era trombettista e direttore d’orchestra e da bambino spesso mi portava con lui. Mi affascinava molto il suo modo di suonare, sentirlo per me era fantastico, e apprezzavo moltissimo la sua eleganza nel presentarsi al pubblico. Avevo dieci anni e gli chiesi di insegnarmi a suonare la tromba, e lui mi rispose: “No, se vuoi imparare farai lezione con un mio collega (Lucio Cantilena che ricordo con affetto) e se hai qualità e fai sul serio a giugno proveremo a fare l’esame d’ammissione al Conservatorio.

Una volta diplomato hai avuto difficoltà a trovare lavoro come trombettista? Qual è stato il tuo percorso?

Per fortuna ho iniziato a lavorare prima di diplomarmi. La mia prima esperienza professionale è stata con l’orchestra di mio padre grazie alla quale ho fatto la classica gavetta. Nel 1988 (anno in cui mi sono diplomato) arrivarono i primi ingaggi nelle compagnie teatrali (lavorando con svariati artisti partenopei quali Antonio Casagrande, Bruno Collella, Sergio Solli, Carlo Buccirosso, Eugenio Bennato e altri) e poi nelle orchestre di musica leggera per trasmissioni RAI. Questo fino al 1993.

Nel 1992 hai deciso di dedicarti alla musica jazz… Com’è avvenuto questo passaggio?

Nella mia famiglia anche i miei due fratelli maggiori suonano. Mimmo la batteria e Pasquale il sax alto e “approfittando” della loro collezione di dischi ho iniziato ad ascoltare il jazz. La molla è scattata quando ho scoperto e ascoltato Miles Davis e Chet Baker. Ho iniziato ad approfondire il discorso a 21 anni, studiando prima da solo e poi frequentando i seminari estivi di Siena jazz, grazie ai quali ho vinto diverse borse di studio avendo come insegnante Paolo Fresu.

Poi hai fondato il “Trio Barracina” con Daniele Fusi alla batteria e Massimo De Stephanis al contrabbasso e il tuo nuovo progetto, gli “XQuartet” con Domenico Caliri alla Chitarra, Silvia Bolognesi al contrabbasso e Simone Bosco alla batteria. Come è avvenuto l'incontro con questi tuoi colleghi?

Con alcuni di questi colleghi avevo già collaborato, mentre gli altri li ho conosciuto ascoltando i loro progetti che ho trovato interessanti. Da lì è nata la scelta dei musicisti per i miei gruppi, dettata non solo dalla loro bravura ma soprattutto dal fatto che sono giusti per la mia musica.

Hai all'attivo 3 album a tuo nome. Come s’intitola il tuo ultimo disco e cosa mi racconti al riguardo?

Si intitola “Sonata a 3+2”, con il mio Trio Barracina + 2 (ospiti , Sandro Marra e Andrea Rellini). E’ una Sonata estesa (un solo brano) articolata in cinque movimenti, scritta e arrangiata solo per questo quintetto e ispirata alla poesia di Oscar Wilde. Ho iniziato a scrivere e a provare la sonata nel 2007 con un’altra formazione, ma in seguito è venuta a mancare l’ispirazione. Poi quando ero in giro con il Trio Barracina, facendo un tributo a Chet Baker, ci siamo resi conto che io, Daniele e Massimo eravamo veramente in forma, c’era un’intesa pazzesca e da lì è scattata l’idea della “Sonata a 3+2”. Il Cd è uscito a giugno 2010 con l’etichetta “Dodicilune”, e sta ottenendo recensioni molto interessanti sia in Italia che in Olanda.

So che vivi a Siena da un po’ di anni. L'hai scelta perché c'è un grande fermento musicale in questa città o per altri motivi?

La scelta nasce dalla collaborazione con l’Orchestra Giovanile Italiana di Jazz che faceva sede a Siena presso la Fondazione Siena Jazz , quando il Direttore Franco Caroni mi propose di insegnare al Corso di Formazione Musicale. La città geograficamente è collocata in posizione centrale, l’ideale per spostarsi facilmente da nord a sud ed avere così più collaborazioni. Purtroppo però a Siena non c’è un grande fermento musicale!

Ho letto che a Siena sei anche docente di tromba jazz, musica di insieme, teoria ed ear training (che mi devi spiegare cos’è) al “Corso di Formazione Musicale” presso la Fondazione Siena Jazz.

E’ dal 1996 che insegno alla Fondazione Siena Jazz, ed è bello conoscere e frequentare giovani musicisti di talento, che arrivano da diverse parti d’Italia. Insegnare per un musicista è importante, perché è un modo per continuare a studiare ed imparare. Ear training in inglese significa letteralmente allenamento dell’orecchio. Allenare l’orecchio a migliorare e riconoscere facilmente accordi, scale e note.

Senti, hai dichiarato che leggi poesie, che il tuo hobby è portare a spasso il cane e che ascolti solo musica classica e jazz... Ma che noia! Dimmi la verità, ascolti anche musica rock e un po’ di metal, vai ai concerti per “pagare”, bevi birra e a volte ti ubriachi talmente tanto da dormire vestito?

(Ride). Sì, sono diversi anni che leggo poesie di Totò (ho scritto anche un brano “Improvvisando con Totò”), Eduardo De Filippo e S. Di Giacomo. Ultimamente mi sono “intrippato” con Oscar Wilde. Ho dichiarato che ascolto musica classica e jazz principalmente, ma non snobbo assolutamente gli altri generi musicali. Il jazz che intendo io è una fusione di tutti i generi musicali. Quando c’è l’improvvisazione per me è jazz. Quando vado ad un concerto seguo la musica fino all’ultima nota, per rispettare l’artista. E in passato sì, mi è capitato di bere molto e di dormire vestito!

Che progetti hai per il futuro?

Suonare tanto con il “Trio Barracina +2”.

Se tu potessi tornare adolescente per un istante, potendo però vedere come sei diventato oggi in una sfera di cristallo, saresti felice di continuare a crescere per arrivare dove sei giunto adesso o cambieresti qualcosa?

Sinceramente non cambierei niente, nonostante anche io abbia fatto i miei errori. L’unica cosa che mi manca è non aver fatto un’esperienza di vita all’estero. D’istinto mi ha sempre affascinato ed incuriosito Londra. Un giorno chissà… lascio mia moglie e mi trasferisco! (Ride).

 

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Intervista: Dejanira Bada
Soggetto: Mariano Di Nunzio
Luogo: Siena
Foto: Ernesto Tedeschi
Web: www.marianodinunzio.it

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