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ANGELA LOVEDAY

Foto che tolgono il fiato, immagini che provocano la mente grazie alla loro ricerca estetica e di significato.

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Suicidio, psicoanalisi, arte, filosofia, musica, disagio esistenziale. Sono questi e molti altri, gli argomenti trattati con l'artista Angela Loveday, che ci ha aperto il suo cuore e la sua mente con molta sincerità. Una fotografa e non solo. Una donna caparbia ed intelligente che, come spesso accade, intimorisce anche gli uomini più duri.

Per tutte le persone che ancora non hanno mai sentito parlare di te.. Chi sei e com'è nata la tua passione per la fotografia?

Beh, comincerei col dire che Loveday è davvero il mio cognome, e non uno pseudonimo artistico come molti credono. I latini dicevano “nomen omen”, il nome è presagio. Se darne una lettura positiva o negativa ancora non l’ho ben capito. La mia passione, che ora è il mio lavoro, nasce dalla mia necessità di emozionare, di lasciare un segno nella cultura e nella mente delle persone. La fotografia è il mezzo più diretto che conosco e con cui ho maggiore confidenza.

Ti consideri una donna bipolare a volte... spero non in senso “clinico”, anche se sai, ormai essere affetti dal disturbo bipolare sembra essere diventata una cosa cool, dato che lo erano anche molti personaggi famosi che non hanno fatto una bella fine, vedi Kurt Cobain, Virginia Woolf ecc.

No, infatti, non in senso clinico. Mi considero bipolare nella misura in cui oscillo tra l’apatia che caratterizza la società postmoderna e l’estetica (la capacità di sentire) che caratterizza il mio micro-cosmo, la mia intimità e la mia arte. I personaggi che hai citato erano persone estremamente sensibili; il loro suicidio è negazione nei confronti del mondo. Sopravvivere a se stessi (quando percepisci tutto il male e la superficialità delle persone) diventa una vera sfida.

Mai pensato al suicidio?

Si. Soprattutto alla resa visiva-fotografica che potrebbe avere...
Scherzi a parte, mi interrogo spesso sul significato psicologico e sociale del suicidio. Molti studiosi dichiarano che esso è strettamente legato al tasso di coesione sociale all’interno di un dato contesto storico-sociale. Per quanto mi riguarda noto molta solitudine, alle volte lenita dai mezzi di comunicazione, dai social networks e da tutti quegli “anestetici” (il sesso, l’alcol etc.) che le persone usano per non avvertire il vero male del nostro secolo: l’incertezza e l’anomia. Il suicidio per me non è altro che una scelta; il sintomo di un malessere sociale ed emotivo che va via via diffondendosi. Comunque credo nella reincarnazione; spero di rinascere ippopotamo, così smetto con la dieta e la palestra.

Che ruolo ha e ha avuto la musica nella tua vita? Conosci gli Einstürzende Neubauten? Secondo me sì e se non li conosci ti potrebbero piacere, hanno ispirato anche i Nine Inch Nails..

La musica è parte fondamentale della mia vita, così come lo è nelle mie opere. Mi mette in contatto con il mio inconscio, dando vita a delle immagini mentali, che poi diventano fotografie, appunto. Si, conosco gli Einstürzende Neubauten, ma preferisco i Nine Inch Nails, cioè Trent Reznor, dato che fondamentalmente il gruppo è lui. Ho parlato di lui anche nella mia tesi di laurea, che parlava del sadismo postmoderno e virtuale. Reznor era il “case study” per quanto riguardava la relazione tra creatività e perversione.

E la letteratura?

Amo D.A.F. De Sade, E.A. Poe, Baudrillard, Deleuze, Bataille e Foucault. C’è un filo conduttore che li unisce (beh, forse Poe è l’unico che c’entra meno), ossia una profonda critica sociale, che punta nella maggior parte dei casi a portare a galla dei meccanismi di cui spesso non si discute, o di cui si discute in modo sbagliato, che forse è anche peggio.

Cosa si prova ad essere acculturati, a pensare con la propria testa, ad essere artisti, in un mondo che sembra andare esattamente nella direzione opposta?

E’ doloroso. C’è molta bellezza e molta letteratura che le persone hanno smesso di apprezzare. Esistono significati profondi che la gente ha smesso di cercare, ed emozioni che vengono negate. Se dovessi paragonare questa sensazione a qualcosa me la immagino come l’esperienza dell’anestesia cosciente. Tutti pensano che non stai sentendo nulla, invece senti tutto quello che stanno facendo su di te, e non tu puoi parlare.

Quali sono i temi che ami trattare nelle tue opere e da dove trai ispirazione?

Ho sempre concepito l’arte come strumento di analisi del mondo, così come la letteratura e la musica. Ho sempre pensato che, oltre ad uno scopo, puramente estetico e decorativo, l’arte avesse il potere di far riflettere le persone. Io amo indagare le dinamiche psicologiche. L’ultima mia fatica, ad esempio, tratta il tema dell’universo emotivo/psicologico femminile. Verrà presentata ufficialmente a settembre, a Treviso. Principalmente traggo ispirazione dalla musica dal mio vissuto e dalle mie riflessioni sul mondo e sulle persone. Adoro stare nella penombra della mia casa ascoltando musica. Lì prendo le distanze dal mondo.

Una curiosità. Gli uomini come si pongono dinnanzi ad una donna come te? Non deve aver vita facile chi si fidanza con te...

Gli uomini in genere mi temono, sia per la mia statura che per la mia personalità. La vita di una persona che decide di stare con me diventa difficile nel momento in cui capisco che quest’ultima non è sincera, leale e soprattutto innamorata.

Non so se sei mai stata in analisi, ma un qualunque psicologo ti direbbe che il tuo disagio è causa dei tuoi genitori. Dicono tutti così, Freud per primo, che incolpava sempre il padre. E' così almeno in parte?

Come smentire decenni di studi psicanalitici... Non sono mai stata in analisi, perché so che il mio disagio deriva soprattutto dall’aver capito molte cose del mondo, dalla mia sensibilità, dalla mia consapevolezza di vedere le cose come nessun altro. Tutti i problemi del mondo derivano da noi e dai nostri padri, dall’amore che hanno smesso di trasmetterci per noi stessi, gli altri e l’ambiente. Andando nella sfera archetipica gli uomini non hanno forse incolpato sempre Dio-Padre per i problemi del mondo? Ora Dio - secondo Nietzsche- è morto. Sembra strano, ma alle volte è meglio avere qualcuno da incolpare.

A parte i discorsi seri. Una ragazza come te come si diverte? Quali situazioni e quale tipo di persone la fanno stare bene?

Io mi diverto lavorando. Quando sono su un set (fotografico o video), quando mi viene data l’occasione di dare il massimo e di mettere me stessa alla prova. Le persone che mi fanno stare bene sono quelle che mi fanno capire di apprezzare me e il mio lavoro, quelle con cui posso fare progetti, o semplicemente stare in silenzio ascoltando il rumore del mondo o della buona musica. Non amo la mondanità.

Cara la mia Loveday, secondo me il suo malessere esistenziale, crescendo, piano piano si placherà, oppure no, ma non si faccia mai dare psicofarmaci, perchè la sua vena artistica potrebbe risentirne, glielo assicuro...

Il mio malessere temo sia una conseguenza della mia presa di coscienza. La mia coscienza è la mia arte, e viceversa. Gli psicofarmaci? La via più sicura per far conquistare il mondo alle industrie farmaceutiche.

 

 

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Intervista: Dejanira Bada
Soggetto: Angela Loveday
Luogo: Milano
Foto: Stefania D'Ambrosio
Web: www.angela-loveday.com

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Commenti  

 
+1 # Lucian 2011-02-07 14:09
Intervista interessante e lei è davvero una donna affascinante!
Complimenti Dejanira e grande ANDY :)
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+2 # Marco De Paolis 2011-02-08 14:34
Mi sono fermato una 20ina di minuti sul suo sito. cosa che accade sempre più di rado ultimamente.

Introversa e personale visione, ricercata, intensa.
Un ottimo investimento di tempo.

Marco
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