MARCO VALENTE
Una passione sconfinata per il jazz e una viva intelligenza imprenditoriale capace di dare corpo a idee fuori dal comune.
Quando si incontrano simpatia, creatività, amore per la propria terra e coraggio di provare tutto, ecco che ci si imbatte in un giovane pugliese, con il cuore radicato nella sua meravigliosa Bisceglie e gli occhi che scrutano continuamente il mondo, sempre assorto nell’ascolto del “suo” jazz. Sto parlando di Marco Valente musicista, web designer, imprenditore, giornalista, produttore e, aggiungo io anche un po’ illusionista … nel senso migliore della parola. Quanto sia vero ciò che ho detto lo scoprirete leggendo questa piacevole intervista.
Come nasce l’idea di fondare nel ’97 Italian Jazz Musicians, il primo portale web interamente dedicato al jazz italiano?
Per puro caso. Alla fine del 1996 mio fratello, con altri soci, aveva aperto a Bisceglie uno dei primissimi nodi internet (parliamo di preistoria con i modem a 14,4!) Quindi mi ritrovai a navigare per la prima volta e, da appassionato di jazz la prima cosa che feci fu inserire nei motori di ricerca come Altavista parole chiave di mio interesse: da Ornette a Mingus, da Monk a Haden. Si trovava diverso materiale anche se i siti all'epoca erano quasi esclusivamente con fondo grigio e rarissime orribili immagini. Quando fu il turno delle ricerche con parole chiave legate al jazz italiano il sistema non restituì quasi nulla. Fu così che nacque l'idea di creare un sito dove raccogliere informazioni sul jazz italiano. Sempre per pura coincidenza un paio di mesi dopo questa intuizione ci fu la riunione annuale della scomparsa AMJ (Associazione Musicisti Jazz) proprio a Bari, a due passi da casa. Fu lì che presentai l'idea e, devo dire, venne accolta subito con molto entusiasmo. Ricordo ancora il primissimo iscritto: il batterista palermitano Mimmo Cafiero. Dopo pochi mesi IJM era diventato il punto di riferimento on-line della scena jazz italiana con moltissimi contatti anche dall'estero.
Dopo questo primo importante successo, nel ’99 hai lanciato il sito di commercio elettronico Jazzos, che ben presto è diventato il più grande portale di cd, dvd, lp e libri dedicato al jazz italiano ed internazionale. Un punto di riferimento per tutti gli appassionati del settore. Quale strategia di mercato ha ispirato questa complessa ed articolata operazione ?
Come dicevo, IJM era diventato un punto di riferimento molto importante sia in Italia che all'estero e vi dedicavo circa 10 ore al giorno (comprese le domeniche). La gente consultava il sito, le biografie e le discografie e, incuriosita dalla vastità e dalla qualità del jazz italiano, aveva fame di questa musica ma, ovviamente, incontrava serie difficoltà nel reperire i dischi nei negozi tradizionali (tranne in alcune città dove, all'epoca, ancora esistevano negozi specializzati, purtroppo quasi tutti scomparsi negli ultimi anni). Fu questo a far scattare la molla. La gente cercava i dischi di cui IJM parlava e, a quel punto, non potevo che seguire l'onda. Nacque dapprima una sezione shopping interna ad IJM che poi si espanse e divenne indipendente con il nome Jazzos.com Iniziammo con poche etichette e poche centinaia di titoli in catalogo e in breve la cosa crebbe fino al punto di avere due dipendenti e un magazzino con qualche migliaio di titoli. Ora il download e la crisi hanno rallentato il business ma continuiamo a offrire un servizio da appassionati per appassionati.
Nel 2001 hai fondato l'etichetta discografica indipendente Auand Records con la quale hai prodotto oltre 40 dischi di artisti italiani e internazionali (Gianluca Petrella, Francesco Bearzatti, David Binney, Cuong Vu, Bobby Previte, Steve Swallow...), ottenendo riconoscimenti di critica e pubblico oltre che in Italia anche all’estero. Puoi raccontarci come hai creato questa label e toglierci qualche piccola curiosità su come hai scelto nome logo e impostazione grafica?
L'idea di creare una label gironzolava nella mia testolina da tempo. Compravo dischi da quando avevo 13 anni e specialmente dischi di jazz dai 17 e di ogni disco studiavo quasi maniacalmente ogni dettaglio, dalla copertina alle liner notes, dai crediti ai thanks. A posteriori posso dire di aver fatto sul campo un vero e proprio corso parauniversitario di produzione esecutiva. Di una cosa però ero certo. Non volevo iniziare con un disco qualunque. Preferivo attendere il momento migliore per fare il primo passo e speravo che quel primo passo potesse essere un esordio (non solo per me ma anche per l'artista) vista la mia naturale propensione per lo scouting. Finchè nel 2001, appunto, proposi a Gianluca Petrella di lavorare insieme sul suo debutto discografico. Lui, caso volle, stava proprio pensando ad un suo gruppo, forte dell'esperienza con la francese ONJ. In breve ci ritrovammo on the road con Girotto, Paul Rogers e Sotgiu e qualche giorno dopo a Cavalicco nello studio di Stefano Amerio per le registrazioni. Unico neo di quella bellissima esperienza fu che eravamo in studio proprio in quel famigerato 11 settembre del 2001! Un mese dopo "X-Ray" era già in distribuzione e ottenne immediatamente ottimi riscontri di critica e pubblico tanto da permettere a Gianluca di aggiudicarsi il Top Jazz come nuovo talento tre mesi dopo l'uscita del disco. Anche il secondo disco, "Virus" di Bearzatti, ottenne subito un grande successo e anche Bear si aggiudicò il Top Jazz. Da allora ad oggi sono passati circa 9 anni e sono seguiti altri 20 dischi e altri 6 sono in lavorazione per il 2011, anno in cui ricorrerà il decennale di Auand. Per quanto riguarda il nome, con Cesco Monti, il graphic designer, buttammo giù una lista con un centinaio di possibili nomi che fu poi sfoltita e mandata ad un noto musicista newyorkese con cui ero in contatto e ad un professore della NYU. Volevo che la parola scelta suonasse bene anche all'estero e così la scelta cadde su Auand per diversi motivi: il suono, la pugliesità, la brevità, il suo significato (in dialetto barese vuol dire "prendi" ma viene anche usato come esclamativo "attenzione!"). Avere una forte identità grafica era fin da principio uno degli obiettivi primari e fu interpretato perfettamente da Cesco Monti. Ma dal prossimo disco vi anticipo che cambieremo pelle!
Quale produzione discografica ti ha dato maggiore soddisfazione?
Risposta retorica: i dischi sono come figli. Impossibile dire chi preferisci. Risposta realistica: i dischi sono come figli. Inevitabilmente hai una certa predilezione per il primogenito e per l'ultimo nato (che cambia ogni volta che mi fanno questa domanda). Risposta seria: soddisfazione quando si produce un disco la si ha se il disco vende e non per una mera questione economica (anche perché non siamo mai andati oltre le duemila copie e con queste cifre non si diventa certo ricchi, anzi, a malapena si coprono i costi!) ma semplicemente perchè ti dà la misura esatta di quanta gente è interessata alla musica in cui hai creduto e investito. In base a ciò ho raccolto belle soddisfazioni con i dischi di Petrella, Bearzatti, Angeli/Salis, Cuong Vu, Cecchetto, Swallow/Talmor/Nussbaum.
Che pensi del jazz italiano di oggi? C’è qualche nuovo talento da segnalare?
Il jazz italiano ormai è riconosciuto in tutto il mondo. Lo seguo da oltre 20 anni e si è evoluto in tutto. Oggi, rispetto a 20 anni fa, sono migliori i musicisti, le scuole, i produttori... sono migliori i ragazzi alle jam session, molto più preparati. Per cui anche i talenti da segnalare sarebbero tantissimi. Con Auand cerco ancora di investire in nuovi talenti. E' la cosa che preferisco del mio lavoro. Nel 2011 pubblicherò diversi esordi discografici per cui "chi mi ama mi segua"!
Come mai hai deciso di dedicare anche una sezione al cantautorato?
La sezione dedicata al cantautorato è nata e morta nel giro di pochissimo. Tutto è successo perchè a fine 2007 mi è stata presentata una ragazzina compaesana, all'epoca diciassettenne, con un incredibile talento: Erica Mou. Abbiamo subito iniziato a lavorare insieme sulle sue canzoni e dopo un anno abbiamo mandato alla stampa un disco che, prima ancora di uscire nei negozi, è stato notato dalla Sugar, notissima etichetta discografica milanese guidata da Caterina Caselli. Non credo che Auand avrà modo in futuro di fare altre operazioni del genere. E' stato davvero un caso dovuto al fatto di vivere nello stesso paese e avere qualche amicizia in comune. Credo proprio che continuerò ad occuparmi di musica improvvisata.
Con internet e il downloading è cambiato qualcosa nel modo di produrre e ascoltare musica?
Per quanto mi riguarda è cambiato poco. Compro ancora moltissimi CD e anche qualche vinile ogni tanto. E continuo ad ascoltare la musica (come in questo esatto momento) seduto sul mio divano, sul mio soppalco, con il mio impianto hi-fi. E guai a chi mi disturba in quelle poche ore che dedico all'ascolto! Ma immagino che sia cambiato molto per tanta gente. Nonostante ciò, ad oggi Auand non è presente su alcuna piattaforma digitale anche se ci sto seriamente pensando in questi mesi. Invece è cambiato il modo di promuovere la musica. I social network e la diffusione di registratori audio/video portatili hanno contribuito alla diffusione della musica su internet. Questo contribuisce ad incuriosire l'ascoltatore medio. In questo internet fa quello che, almeno in Italia, TV e radio non fanno più da tempo.
Sei nato a Bisceglie in provincia di Bari, hai mai pensato di trasferirti all’estero? Che tipo di problematiche hai dovuto affrontare? Quali sono stati invece i vantaggi di vivere in una piccola realtà, anche se così ricca di storia e cultura?
Avere sede a Bisceglie vuol dire mangiare meglio e andare a mare in pausa pranzo da maggio ad ottobre. Invidia? Vi capisco... Vuol dire anche e soprattutto abbassare di molto i costi e avere quindi la possibilità di mandare avanti una piccola azienda nata per passione. Ci ho pensato eccome di trasferirmi... Roma, Milano, New York, Londra, Barcellona... tutte prese in considerazione, più o meno seriamente. Ma alla fine il sole ha avuto la meglio e ne sono più che contento. Devo dire comunque che in questi anni ho viaggiato tanto. Avere la Puglia come base d'appoggio ma essere sempre mobile è la soluzione migliore per quanto mi riguarda.
Quale sarà la tua prossima produzione Auand?
Come dicevo, sto lavorando su 6 nuove produzioni che usciranno durante il 2011, due delle quali andranno ad inaugurare una nuova sezione dedicata al pianoforte. Poi, sto cercando di organizzare una produzione originale per festeggiare i dieci anni dell'etichetta. Si tratterà di un tentetto dal nome indicativo "A10A10: Auand 10th Anniversary 10tet" che coinvolgerà alcuni dei musicisti italiani e internazionali più rappresentativi con i quali ho lavorato, una vera e propria All-Star. E ci sarà da divertirsi!
Musicista, web disigner, imprenditore, giornalista, produttore … qualche altro sogno nel cassetto?
Qui nel mio computer ho un file che si chiama "cosa farò da grande.rtf" dove prendo appunti di tutto quello che vorrei fare. Per forza di cose ne tralascio 99 su 100. Sono combattuto tra il mollare tutto e andare in pensione a 41 anni o lavorare fino all'ultimo giorno della mia vita o almeno fino a quando mi funzionano le orecchie. Forse il sogno nel cassetto è quello di produrre un mio disco, ma la probabilità che ciò avvenga è una su qualche milione. Per il resto sono contento così. Vivo già molti dei miei sogni ad occhi aperti e quasi spero di non addormentarmi per non farli svanire.
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Intervista: Marina Luca
Soggetto: Marco Valente
Luogo: Bisceglie (BA)
Foto: Stefania D'Ambrosio
Web: www.auand.com
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Commenti
Bellissima intervista, straordinario personaggio e foto strepitose!
Bellissima intervista, straordinario personaggio e foto strepitose!
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