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LUCIANO VANNI

Editore romantico e visionario, ideatore delle riviste JAZZIT e TURISMO CULTURALE.

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Una vita intera dedita alle sue passioni più grandi, la musica e la letteratura, che sono confluite nella fondazione della Vanni Editore; un neoromantico generoso, avventuriero, artigiano e profondamente innamorato del proprio lavoro, come lui stesso ha desiderato definirsi. Stiamo parlando di Luciano Vanni, nato nella Toscana più robustamente anarchica e popolare, sguaiata e provocatoria, ma profondamente generosa (parole sue!).

Partiamo dalle origini. Ci puoi fornire un primo profilo biografico?

Ho bisnonni anarchici bakuniani, il nonno materno operaio e partigiano, medaglia d'oro alla resistenza nazi-fascista, e il nonno paterno muratore anticonformista. Mia nonna materna, poi, è stata una figura straordinaria, una donna d'altri tempi: in una piccola città di provincia, Piombino, negli anni Cinquanta, senza risorse economiche e senza istruzione accademica, aprì una galleria d'arte entrando in rapporto con autori come Giorgio De Chirico, Giuseppe Capogrossi, Salvatore Fiume, Mario Schifano e altri ancora. Mio padre è un chimico industriale che ha sempre lavorato nel mondo dell'acciaio, un uomo dal grande ingegno e dalla persistente vitalità e inventiva. Mia madre è tutt'oggi una superba cuoca e una splendida casalinga che ha sempre avuto cura della famiglia, di me e dei miei due fratelli, Francesco e Antonio. In casa ha sempre dominato serenità, affetto e vero amore, e abbiamo viaggiato in lungo e largo per l'Italia in funzione degli spostamenti lavorativi di mio padre.

Che tipo di formazione hai avuto?

Ciò che ha caratterizzato sempre la mia famiglia è stato il riconoscimento che mio padre e mia madre hanno dato alle diversità caratteriali dei loro figli. Siamo stati costantemente spronati a far meglio ciò che nel più profondo sentivamo di voler fare; e così mio fratello maggiore, Francesco, ha studiato ingegneria diventando un validissimo amministratore e manager dell'azienda siderurgica di famiglia; mio fratello più piccolo, Antonio, ha invece studiato lettere e si è specializzato nell'arte, meritando un lavoro alla Galleria degli Uffizi di Firenze per poi fondare una società di servizi per allestimenti d'arte e ottenere un importante incarico di responsabilità per conto della New York University. Il sottoscritto, dopo gli studi liceali, ho studiato Scienze Politiche a Firenze. Per quanto concerne la mia adolescenza mi ricordano come un ragazzino vispo ma impenitente, brillante e ipercinetico. Un disastro in tutte quelle attività che necessitavano il rispetto di regole. Per mia madre, sotto questo aspetto, sono stato un incubo, così come tutt'oggi lo sono per mia moglie.

Una famiglia decisamene unita e importante per la tua maturazione umana..

Assolutamente si. Oggi, peraltro, tutta la famiglia è socia con pari grado nella Vanni Editore Srl. Ricordo che quando la società è stata fondata davanti ad un notaio è stata una gran bella festa per tutti, è stato come se un sogno si materializzasse davanti ai miei occhi: significò coinvolgere un intero nucleo familiare all'interno di una vicenda che fino ad allora avevo condotto quasi “clandestinamente” e in privato. La forza e l'unione familiare è stata sempre un punto fermo su cui ho fondato la mia personalità e i miei successi, o insuccessi, professionali. Devo molto anche alla mia splendida moglie, Chiara, che condivide quotidianamente con me vita ed esperienza professionale, validissima editor delle nostre produzioni editoriali. Mi sento di esser stato fortunato nella vita.

A cosa fai riferimento, nello specifico, quando parli di fortuna?

La mia è stata quella di esser nato in una famiglia che ha fornito incessantemente stimoli culturali e che ha letto sempre molto, dai quotidiani alla letteratura, classica e contemporanea; sono nato in una casa piena di quadri e mobili d'antiquariato, circondato di belle cose. Abbiamo sempre discusso quotidianamente di tutto: se mio padre ha portato a tavola le sue passioni per la chimica e la scienza, e mia madre l'interesse verso la politica, l'enogastronomia e la letteratura, mio fratello maggiore ha da sempre amato la fotografia, la meccanica e l'architettura mentre il piccolo dei fratelli è stato sempre travolto dalla passione per la musica, la filosofia e l'arte. Questa varietà di stimoli culturali, oggi, sono la cifra identitaria della Vanni Editore, la nostra più grande ricchezza. Non posso poi non ricordare dell'importanza che ha rivestito mio fratello Antonio nel mio processo di maturazione: due caratteri completamente diversi, lui più riflessivo e io più istintivo, che hanno sempre dialogato e che hanno lavorato sempre l'uno a fianco dell'altro. Ed ora che condivido con mia moglie molte delle scelte operative, tutto mi sembra meno insormontabile.

Da dove nasce la tua passione per la lettura e per la musica?

Questo desiderio feroce viene da lontano, dai primi giorni di vita. Leggere e ascoltare musica è stata, per certi versi, la mia salvezza perché fin dall'età di quattro anni ho avuto grossi problemi di salute in quanto asmatico. Il non poter correre e giocare con i coetanei, e il non poter condurre una vita regolare, mi ha portato a costruirmi un universo parallelo fatto di musica e di carta. Grazie ai miei genitori fui avviato allo studio del pianoforte e per me fu una rivelazione, anche se i miei studi furono privati e non accademici. Son partito dalla musica classica e sinfonica per poi giungere al rock e al blues ai tempi liceali, e infine compiere un balzo nel jazz agli inizi dei miei studi universitari. Ho recentemente organizzato la mia collezione privata di cd, dvd, vinile e libri e per non far torto a nessuno ho pensato di collocare ciascun supporto seguendo un rigorosissimo ordine alfabetico senza barriere stilistiche: e così, a poca distanza, si ritrovano J.S.Bach, B.B.King, Count Basie, Beatles, L.V.Beethoven, Bix Beiderbecke, Hector Berlioz, Chuck Berry, Jeff Bucley, Buffalo Springfield, etc …

Hai fatto una stima di quanti cd, dvd, vinile e libri musicali possiedi?

Circa diecimila.

Cosa significa, per te, l'esperienza dell'ascolto musicale?

L'ho sentita, più che ascoltata. A parte gli scherzi, per quanto mi riguarda è sempre stata una cosa seria, intima e profonda. Mi trasformava e mi migliorava, mi commuoveva e mi faceva pensare, e così ho inaugurato l'abitudine di prendere appunti, scrivere note e impressioni durante lo svolgimento musicale di un brano o di un disco, una pratica che nel tempo è andata migliorandosi e facendosi più scientifica grazie anche alla lettura di testi e enciclopedie di critica musicale. C'è poi un fatto da non trascurare. Accanto alla musica ho sempre amato leggere la buona letteratura e poesia, saperne sempre di più d'arte, di storia e di filosofia; così come ho sempre desiderato viaggiare. Insomma, un desiderio onnivoro verso il sapere, che mi ha portato a fondare una prima fanzine culturale nel 1995, all'età di ventitré anni.

Ed è l'inizio della tua vicenda imprenditoriale. Ma come si diventa editori?

Questione spigolosa, anzi, gnoseologica. In verità non ricordo con esattezza il giorno in cui ho deciso di fare l'editore perché mi sembra che guardando indietro negli anni non ci siano mai stati momenti in cui ho scelto di iniziare la mia avventura imprenditoriale. È stato un naturale evolversi della mia vita quotidiana. Pensa che al mio primo rinnovo di carta d'identità, sotto la voce professione, mi ci feci scrivere editore. Editore di me stesso, inizialmente, ma ben presto mi stufai e iniziai a desiderare di confrontarmi con altri. Ciò che ho sempre amato è diventato, lentamente, la mia professione, giorno dopo giorno. Non senza difficoltà, rinunce e profonda fatica, immediatamente superata nel momento in cui venivo travolto da una soddisfazione lavorativa. È sempre bastata una lettera, un commento, una telefonata a scacciare anche il più cupo dei pensieri. Anche oggi, come sempre, mi alzo e mi addormento ragionando attorno a ciò che ho fatto o devo fare. Esser editori significa prendere sottobraccio chi ne sa più di te, avere uno sguardo ampio sulle cose e far convergere una equipe di persone su di un unico risultato. Si diventa editori con passione, militanza, dedizione e tanta fatica.

Un consiglio per chi desidera compiere le tue stesse scelte?

Occorre una buona dose di incoscienza, tenacia, fantasia, coerenza intellettuale, coraggio, curiosità e umiltà, la più alta forma di sapere umano; e di pazienza. Avere le antenne dritte sull'attualità, su ciò che esiste, di bello o brutto. Essere vivi. Leggere quotidiani, settimanali, blog, saggi, assistere a mostre e conferenze, vedere film e piece teatrali; viaggiare, mangiare e bere bene.

Sembra che tu ti sia applicato in una profonda ricerca interiore …

Bisogna lavorare sistematicamente su sé stessi se si desidera comunicare con gli altri. Sta di fatto che è diffusa, ahimé, l'idea che la cultura sia sinonimo di svago e che chi si occupa di cultura, in qualsiasi declinazione, sia esso stesso un artista o un bohèmienne. Per quanto mi riguarda, l'aver trasformato le mie passioni in lavoro, è stato un atto decisamente pericoloso, avventuroso e complicato. Ad oggi mi ritengo una persona fortunata, ma ho passato anche momenti infernali. Per esempio, il peggiore pericolo, è quello di farsi vincere dai sogni, non distinguere più la realtà effettiva delle cose con le proprie aspirazioni. Spesso ho creduto talmente tanto in un libro, in una persona e in un collaboratore da innamorarmene così profondamente da perdere la capacità stessa di valutazione e da rimanerne schiacciato. Nel nostro lavoro occorre anche un pizzico di distacco.

Arriviamo quindi alla prima vostra pubblicazione di successo, JAZZIT.

Dopo aver stampato in poche centinaia di copie qualche numero della nostra prima fanzine, dal titolo GONG!, all'età di ventitré anni, iniziai a provare un senso di insofferenza verso la nostra stessa conduzione dilettantesca. Così, assieme a mio fratello Antonio, decidemmo di chiudere quella rivista per fondarne immediatamente un'altra, dal titolo IL GEZZITALIANO, che avesse uno sguardo quantomeno nazionale: era dedicata, come recitava il suo titolo, alla scena jazzistica nazionale. Era l'estate del 1997. Anche quell'esperienza ebbe vita breve, appena due anni, e chiuse per lo stesso motivo per cui s'interruppe GONG!. Il desiderio fu quello di ampliare la qualità dei collaboratori e dei referenti: nello specifico, quello di scrivere di tutto il jazz contemporaneo, al di là di confini geografici e stilistici, e provare a confrontarsi con il mondo intero, senza alcuna limitazione. JAZZIT è figlia di questa ambizione.

E da allora cos'è successo?

Iniziammo a raccogliere indirizzi di musicisti, giornalisti, discografici, organizzatori di concerti e manager per inviare loro copie omaggio, l'unico modo per promuovere il nostro lavoro. Parallelamente riuscimmo a circondarci di firme prestigiose, giornalisti e fotografi, incuriositi di questa nuova iniziativa editoriale che si presentava sul mercato. L'idea che ha sempre contraddistinto il nostro modo di operare fu quella di fare qualità: investire sui contributi giornalistici e fotografici per diventare un periodico autorevole. E poi, grazie alla sensibilità estetica che ha sempre governato le discussioni in famiglia, abbiamo indirizzato tutte le nostre forze per produrre edizioni di grande cura tipografica, scegliendo una delle migliori tipografie italiane, la Petruzzi Stampa di Città di Castello. Successivamente JAZZIT è diventata un bimestrale di riferimento per appassionati e operatori del settore e oggigiorno al suo marchio sono legati una label discografica, la JAZZIT|RECORDS, dedicata ai grandi classici del passato, una JAZZIT|BOUTIQUE dedicata alla vendite di prodotti inerenti al jazz e un sito, www.jazzit.it, che è particolarmente seguito. Inoltre, grazie alla crescita di JAZZIT abbiamo pensato di allargare lo spettro produttivo dell'azienda producendo guide musicali e turistiche, libri, saggi e cataloghi d'arte e una pubblicazione che, per certi versi, dovesse raccogliere tutto ciò che in famiglia abbiamo sempre amato, che abbiamo intitolato IL TURISMO CULTURALE.

Ci spieghi meglio di che cosa si tratta?

È una rivista dedicata a chi ama viaggiare per saperne di più, dedicata ai più curiosi, a tutti coloro che sanno emozionarsi per itinerari turistici, culturali ed enogastronomici meno battuti e insoliti. Da questo gennaio IL TURISMO CULTURALE ha raddoppiato la sua edizione: esce con l'abbinamento editoriale di un Fascicolo dedicato alla presentazione dei principali festival e rassegne culturali italiani e di una Guida Turistica. Questa rivista ci sta portando alla scoperta di borghi, musei, residenze storiche, ristoranti, aree archeologiche, parchi, oasi naturalistiche e strade del gusto, facendoci incontrare persone splendide che sono costantemente fonti di inesauribile saggezza e competenza.

Accanto all'attività editoriale, la vostra società è attiva sul fronte organizzativo e didattico, non è vero?

Oggi la Vanni Editore srl è una società editrice impura in quanto produce riviste e libri ma è anche un laboratorio di attività più ampie, che vanno dalla didattica alle edizioni musicali, dall'organizzazione di eventi a consulenze di promozione, comunicazione e ufficio stampa; curiamo anche per conto di importanti aziende editoriali italiane interi progetti editoriali su commissione. Abbiamo strutturato una società in equilibrio tra produzione e servizi, capace di resistere, almeno questo lo speriamo, alle tempeste finanziarie dei nostri giorni.

A questo punto, mi attendo un tuo giudizio sul mondo editoriale d'oggi..

Credo che negli ultimi anni, accanto ad una disaffezione di valori etici nel mondo della politica e delle istituzioni in genere, anche l'editoria abbia conosciuto il suo peggio. La pratica del publiredazionale, ovvero del pubblicare testi a pagamento, è diffusissima. La verità è che il lettore non si fida più dei contenuti scritti perché, nella maggioranza dei casi, sono stati pubblicati sotto raccomandazione economica. Il publiredazionale è una pratica inverosimilmente diffusa, più di quanto si pensi, che ha delegittimato l'importante funzione del critico e del giornalismo in genere.

Cosa non sopporti del sistema editoriale italiano?

Innanzitutto la finzione. Trovo disgustoso rovesciare i connotati stessi della realtà. Oramai il lettore, così come il telespettatore, è travolto da notizie contrastanti dove il vero e il falso si contrastano fino a determinare un caos indistinto che permette ai più scaltri, o potenti e ricchi, di emergere e di governare la notizia e quindi l'attualità e l'opinione pubblica. Provo poi un vero e proprio disagio verso quell'editoria giornalistica e musicale che si basa sul “Mercato delle Illusioni”. Mi spiego meglio. E' oramai diffusa la pratica di case editrici e discografiche che traggono i propri benefici dal pubblicare libri e cd di dilettanti, o di aspiranti professionisti. Ci sono troppi editori che lucrano sui sogni, sulle aspirazioni, sulle illusioni di giovani e meno giovani. Questa pratica ha fatto sì che negozi di musica e librerie si siano riempite, congestionandosi, di migliaia di produzioni di bassa qualità inceppando il mercato e disorientando di fatto il consumatore di questi beni. A mio avviso occorre tornare a valorizzare il ruolo del produttore, che valuta, sceglie, investe e promuove un testo o un album perché ci crede e perché merita, almeno a suo parere. Ciò significherebbe dar valore, e senso, all'intera industria culturale.

Ritieni che la pubblicistica, con l'avvento di internet, abbia le ore contate?

Non credo che la rete abbia tolto lettori all'editoria di qualità. Il web, la rete, funziona per diffondere informazioni: sarà il quotidiano e la pubblicistica di rotocalco a non sopravvivere alle nuove tecnologie ma la pubblicistica di qualità, d'approfondimento, è destinata ad essere collezionata sullo scaffale, si valorizzerà ancor di più con il passare del tempo. Ma occorre un salto di qualità nell'etica dell'editore. La nostra società, nel suo piccolo, ha preso un'iniziativa destinata a far parlare di sé: in ogni uscita delle nostre pubblicazioni inseriremo una “Carta dei Valori e un Codice Etico”, un programma che dovranno esser accettati dai nostri inserzionisti nel caso siano interessati a promuoversi sulle nostre pagine.

Sogni nel cassetto?

Fondare, dopo dieci anni di attività didattica, una vera e propria “Accademia per l'Editoria e lo Spettacolo” e inaugurare una collana editoriale dedicata alla letteratura, all'arte, alla fotografia e alla saggistica. Su tutto, comunque, spero di poter contare ancora sul sostegno della mia famiglia e di mia moglie e di meritare la fiducia e la militanza del mio splendido gruppo di lavoro, che rappresenta il vero e proprio capitale della nostra società. Inoltre vorrei aprire in una grande città come Roma o Firenze un locale capace di ospitare concerti, mostre, conferenze, proiezioni e tutte le nostre attività didattiche, all'interno del quale poggiare la redazione di JAZZIT e IL TURISMO CULTURALE. Un ambiente vivo durante tutto il giorno grazie al nostro lavoro editoriale e a degustazioni di specialità enogastronomiche a cura de IL TURISMO CULTURALE con l'intervento dei migliori produttori italiani ed internazionali; con una rassegna concertistica a cura di JAZZIT grazie alla quale poter presentare l'uscita dei migliori album di artisti italiani e internazionali. Sarebbe un bel modo per invecchiare...

 

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Intervista pubblicata su Andy #3. L'hai perso? Abbonati!

 

© 2010 Andy Magazine. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 


Intervista: Dejanira Bada
Soggetto: Luciano Vanni
Luogo: Collescipoli (TR)
Foto: Ernesto Tedeschi
Web: www.jazzit.it-----www.ilturismoculturale.it

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