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ARCANGELO LICINIO

Arcangelo Licinio, studioso di filosofia e organizzatore culturale ha fondato la casa editrice CaratteriMobili.

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Ha un PhD in Filosofia Contemporanea e studi su Husserl degni di nota, una passione sfrenata per Berlino che frequenta con continuità da molti anni e che definisce la sua «patria affettiva d’elezione». E’ uno dei fondatori di CaratteriMobili giovane casa editrice tra le più interessanti e propositive del panorama editoriale italiano…

Filosofia… Cos’è?

È una forma radicale del domandare che ha l'ambizione di ri-trovare il senso delle cose che ci circondano e di noi stessi, e che per questa sua estrema radicalità si distingue da tutte le altre domande. In altre parole, è la domanda sempre aperta sul senso complessivo del reale.

Perchè Husserl?

Perché la fenomenologia mi è sembrata meglio interpretare i motivi per i quali avevo scelto di studiare filosofia. Se la filosofia è domanda radicale sul senso della realtà, la fenomenologia husserliana è quella che meglio la interpreta. Fare fenomenologia significa interrogare il modo in cui facciamo esperienza delle cose e farlo non a partire dalle abitudini o dagli schemi mentali che abbiamo ereditato, ma proprio seguendo il modo in cui le cose stesse si danno a noi.

L’epoca attuale è dominata dalla tecnologia e dalla scienza, esiste ancora uno spazio vitale per la filosofia?

Sì, e per varie ragioni. Una, se vuoi, essenziale: se la filosofia è la domanda sul senso complessivo del reale, allora essa appartiene alla stoffa della ragione umana, è uno dei modi in cui gli esseri umani stanno al mondo. Poi, anche perché la filosofia contemporanea si pone fra i suoi compiti proprio quello di interrogarsi su cosa significhi essere umani in un’epoca dominata dalla scienza e dalla tecnica, domande che scienza e tecnica ovviamente non possono porsi. Non penso solo alle grandi questioni della bioetica, ma anche a questioni minime come quelle che riguardano la differenza fra il modo in cui le scienze descrivono la realtà e la realtà di cui facciamo quotidianamente esperienza.

Frequenti molto Berlino... cosa ti attrae di questa città?

Berlino è un’eccezione, lo è stata negli anni in cui era divisa, ma anche all’inizio del Novecento, quando - cuore della Prussia - era già un’anomalia nel cuore d’Europa, attraversata da movimenti sotterranei e stili di vita radicali. Non so cosa determini esattamente il suo carattere di differenza, credo che sia un’insieme di fattori, alcuni anche semplicemente geografici e climatici: la vita a Berlino deve svilupparsi per lunghi mesi al coperto, “sotto”, in modo nascosto.
La città non ti si offre immediatamente, la devi andare a scoprire... ricordo che nei primi anni in cui l’ho frequentata mi capitava spesso di trovare gallerie, club, o anche solo semplici pub nei cortili interni, dietro porte chiuse che non avevano insegne e, magari, neppure campanelli. E tutto questo si accompagnava al carattere dei berlinesi, burberi come ti immagini dei tedeschi del Nord eppure profondamente meridionali nella facilità dello scambio verbale, della chiacchiera serale o anche solo della rapida battuta. Forse negli ultimi anni tutto questo carattere d’eccezione si è perso e Berlino sta progressivamente assomigliando ad una metropoli qualunque, con i suoi processi di gentrificazione e omologazione... ma io ormai me ne sono già innamorato, della città, della sua storia, degli occhi non europei dei suoi abitanti e delle loro pelli che non hanno mai visto il sole.

Leggendo le tue note biografiche mi ha incuriosito il tuo impegno negli anni passati nel collettivo lab080, iniziativa potenzialmente all’avanguardia per una città di provincia…

Lab080 era un collettivo artistico, musicale e letterario, ormai sciolto, che ambiva a riflettere sulle culture elettroniche, anche praticandole, e quindi organizzando mostre, performance multimediali, reading letterari, laboratori. In rete dovrebbero esserci ancora tracce della sua presenza: un blog, una webradio (labicaradio) e una webtv (labicatv), un canale su youtube. Cercavamo di rompere l’isolamento in cui, a torto o a ragione, sentivamo si fosse chiusa Bari, chiamando a partecipare alle nostre iniziative artisti, scrittori, musicisti dal resto di Europa. In particolare ricordo la collaborazione con gli Otolab che chiamammo a fare forse il primo corso di vjing in Puglia, o i reading multimediali insieme a Marco Mancassola o, ancora, le esperienze di una sera, in un club che ora non c’è più, con Ellen Alien e M.I.A.

Cambiamo decisamente argomento. Nel 2010 nasce Caratteri Mobili…

CaratteriMobili nasce dall’incontro di quattro persone che lavoravano ciascuno per proprio conto e da anni nel mondo dell'editoria: io collaboro da tempo con gli editori Laterza, per la manualistica filosofica e scolastica, Clara Patella ha una libreria indipendente in provincia di Bari, Grazia Turchiano è redattrice per vari editori tramite diverse agenzie di servizi editoriali ed Elena Manzari è stata prima libraia indipendente e oggi lavora per una grande catena di librerie. Ci siamo incontrati e riconosciuti avere un'idea comune su quello che ci sarebbe piaciuto fosse una casa editrice, un'impresa attenta al carattere speciale del libro, che è sì merce, ma anche oggetto di specie del tutto particolare, non solo perché è portatore di “senso”, ma anche perché ha una sua forma che gli è data da una tradizione. Volevamo fare libri che non fossero belli solo per quello che vi si poteva leggere, ma anche per il loro carattere puramente sensibile, che fossero belli da vedere e da sfogliare. Questo non sarebbe mai stato possibile se non avessimo incontrato le persone che curano l’aspetto grafico dei libri CarattteriMobili, cioè Nino Perrone, Michele Colonna e Maria Rosaria Digregorio: con loro abbiamo immediatamente costruito uno scambio che non è di natura solo professionale, ma anche e soprattutto di prospettive, progetti e visioni.

L’avanzata dell’ebook sembra inarrestabile, tutto ciò che cambiamenti porterà alle nostre abitudini, i libri esisteranno ancora come li conosciamo oggi?

Io credo che l’ebook non sia un’alternativa al libro su carta, ma un altro mezzo e, in questo senso, credo che libri su carta e in formato digitale continueranno a esistere, entrambi, con diverse destinazioni d’uso e funzioni. Sono convinto del fatto che alcuni libri, come quelli puramente tecnici e di consultazione, i manuali, etc., abbiano come loro supporto ideale quello elettronico, che facilita la funzione di ricerca dei contenuti, la portabilità, l’accesso. Ma sono anche convinto che la forma cartacea del libro non sia solo un supporto esterno al contenuto, come magari la confezione di un LP o il libretto di un CD, bensì sia in una forma di unione essenziale con “ciò che è scritto”, un vero sinolo che è possibile separare solo per astrazione. In questo senso lo stesso libro in un formato elettronico non è una copia ulteriore di una stessa cosa, bensì un oggetto di natura differente e questi due oggetti possono coesistere.

Ti dispiace svelarci qualche segreto del come si gestisce una Casa Editrice... insomma come selezionate i testi da pubblicare, come li distribuite?

Noi abbiamo avuto la fortuna di avere molto presto accesso alla distribuzione nazionale, tramite NdA che porta i nostri libri in tutte le maggiori catene di librerie, in quelle indipendenti del circuito Interno 4, negli infoshop, nei centri sociali e nei festival. Per quanto riguarda la selezione ci muoviamo innanzitutto in base a quello che pensiamo sia bello o interessante leggere: scegliamo i testi che ci piacciono fra quelli che ci arrivano come proposte, oppure proponiamo ad autori con i quali abbiamo rapporti di scrivere intorno a qualcosa che riteniamo debba essere indagato (questo soprattutto per la saggistica).

Se un autore vuole richiamare la vostra attenzione cosa deve fare?

È semplice: ci deve mandare una mail con il testo, una sua sinossi, una biografia e darci il tempo di leggere tutto con calma, perché di proposte ne riceviamo davvero tante. Se il tutto ci piace non serve altro.

L’ultimo libro che hai acquistato?

“La luce prima” di Emanuele Tonon (ISBN), un testo fondamentale e imprescindibile, un canto d’amore, una teologia filosofia in forma narrativa e l’elaborazione di un lutto.

Mi dai una definizione di creatività.

Non so se è una definizione, ma credo che la creatività abbia a che fare con la capacità di disporre segni, sensi, tracce in una forma diversa da quella in cui si dispongono secondo il senso comune, la tradizione, il dato per scontato, l’esperienza che neanche ci accorgiamo di vivere perché ci siamo totalmente immersi.

Qual è il tuo motto?

Credo di non averne mai avuto uno a dire il vero non so neppure esattamente cosa sia un motto.

Oggi, a quale domanda dovrebbe dare una risposta urgente la filosofia?

Dovrebbe essere capace, come lo è stata a lungo, di leggere la contemporaneità, rispondendo ai bisogni che non trovano soddisfazione nel modo in cui siamo soliti interpretare il mondo: in altre parole dovrebbe essere uno degli strumenti capaci di permettere agli uomini e alle donne di trasformare questa realtà.

C’è qualcosa che vorresti dire a chi ci legge?

Vorrei ringraziarli se hanno letto questa intervista fino alla fine.

 

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Arcangelo Licinio
Luogo: Bari
Foto: Marco Albanese
Web:www.caratterimobili.it

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