Banner

FRANCA FORMENTI

Artista la cui ricerca mostra apertamente una nuova società che mitizza il cibo e i suoi creatori

formenti_head

Franca Formenti…che forza della natura! Appena ho letto di lei ho pensato: “questa deve essere una donna tosta. Una che pensa”. Appena l’ho incontrata ne ho avuto la conferma. Una donna sveglia, intelligente, fuori dagli schemi e con una risata altamente contagiosa. C’è l’artista che crea e non sa in realtà perché, e c’è chi, come Franca, che osserva, ragiona e agisce anticipando mode e tendenze. Nel 2007 ha ideato Foodpower, una performance che esasperava il concetto dell’accessibilità al cibo presentata da un’immagine in cui un trans imboccava un giovane ragazzo. Nella porzione di mondo ricca e benestante il cibo non rappresenta più solo una necessità ma è diventato anche uno status symbol rivestito di glamour e fascino, un oggetto-feticcio plasmato dalle mani delle star del nuovo millennio, gli chef. Il cibo è un nuovo “strumento di potere” e Franca ne esalta gli eccessi e i paradossi con spietata lucidità.

Partiamo con FOODPOWER, la performance “culinaria” da te realizzata nel settembre 2008. Inizio da qui per entrare nel vivo della tua ricerca e ti chiedo: qual è il potere del cibo?

Un essere umano appena nato, dopo il pianto ha fame. Il potere del cibo ha due aspetti: la fame e la gola. La fame è legata alla sopravvivenza, all’istinto; la gola è invece seducente, subdola. Oggi c’è una grandissima attenzione anche al mondo e ai personaggi che gravitano intorno al cibo, pensa ad esempio alla figura del critico gastronomico; prima non se ne sentiva parlare così tanto mentre oggi ha un grado di riconoscibilità sociale elevatissimo.

Come si è generata questa riflessione e in che modo si è poi costruita l’analisi che ha dato vita alla tua performance?

Ogni mio lavoro nasce da un vissuto personale. Foodpower è nato da un  vissuto che non ha però coinvolto me personalmente, una situazione materna in cui ho avvertivo  che l’unica arma per riuscire ad attirare l’attenzione del mio interlocutore era il cibo. Da lì poi è nato l’interesse per Ferran Adrià, non perché si tratta di uno dei più grandi chef del mondo, ma perché avevo letto che usava, e usa tuttora, delle sostanze che anestetizzano delle parti della bocca. Questo aspetto mi interessava moltissimo anche in relazione a sostanze narcotiche usate dai giovani che anestetizzano oltre che il cavo del setto nasale anche quello orale. La mia sfida era riuscire a trovare zone che rimanessero sensibili e, dopo esserci riuscita, ho capito che il cibo ha un potere fortissimo. Come l’erotismo in cui l’uso di oggetti per provare piacere è assimilabile ad una ricerca del sé, così il cibo, nel momento in cui viene introdotto dentro di noi, procura piacere.

Qual è il fondamento teorico che sostiene tutto ciò dal punto di vista artistico?

Ora ti dirò una cosa che troverai probabilmente dissacrante. Io non abbraccio molto il discorso  dell’artista-intellettuale, anzi, mi sento molto distante da quella figura. Credo che gli artisti siano delle persone che hanno la capacità di fissare e amplificare le emozioni e di tradurle in lavoro, mentre è compito dell’intellettuale decifrare e concettualizzare il lavoro e l’attività dell’artista. Detto questo, considero Foodpower un’operazione di hacking nei confronti della società e il mio interesse attuale è verso  Vilém Flusser, Manuel Castells e soprattutto Antonio Caronia.

Il cibo seduce e corteggia i palati, l’arte nutre la bellezza dello spirito. Sai, ho sempre pensato all’uno e all’altro ricordando l’immagine del Convivio dantesco. Come può il cibo diventare arte, oggetto di analisi artistica?

Il cibo è già arte, non lo deve diventare. Pensa ad esempio a qualcosa di semplicissimo come la farina, dietro vi è la terra, il frumento, c’è la storia di un popolo, la sua cultura. Il cibo è altamente evocativo e denso di metafore. A maggior ragione oggi, in una società altamente individualizzata e frammentaria, il cibo evoca radici storiche e culturali. Richiama la convivialità, i legami e i rapporti umani.

Da sempre, analisi sociologiche come quelle di Jack Goody lo confermano, è esistito uno stretto legame tra cibo e classe sociale. Ti chiedo, e non senza provocazione, il cibo è lusso per le classi elitarie e semplice necessità per tutti gli altri?

Anche il sarto era una semplice persona che cuciva i vestiti poi, con la ricerca delle classi più abbienti, è diventato un vero e proprio status e da qui è nata l’icona dello stilista. Oggi questo è avvenuto nel campo alimentare in cui non si fa altro che ribadire che il cibo deve essere biologico e di qualità e, di conseguenza, avere un prezzo superiore. Il dualismo tra poveri e ricchi c’è sempre stato ma dietro c’è anche un inganno legato al business, c’è e ci sarà sempre di più il meccanismo perverso per cui il cibo sano equivale a cibo caro.

Tu ritieni che gli chef siano le nuove icone del terzo millennio e che abbiano sostituito l’icona-stilista. Perché, secondo te, c’è stato questo spostamento d’asse? Quali sono le condizioni storico-sociali che hanno spinto verso questa tendenza?

L’abito resta esterno al corpo, il cibo invece entra al suo interno. Come c’è stato il boom dell’uso del sex toy, qualcosa che entra dentro, così oggi c’è grande attenzione al cibo perché il mangiare è come una sorta di ingravidamento.

Da un lato il cibo come lusso e dall’altro la sempre maggiore attenzione alle tematiche ambientaliste, l’importanza di consumare cibi di stagione e prodotti “sotto casa” per ridurre l’inquinamento ambientale. Semplice ipocrisia di una società votata per natura alla contraddittorietà?

Qualcuno ha detto che l’essere umano è l’unico mammifero che dove passa distrugge. Nella vita ci sono cose fantastiche e irrinunciabili ma finché questa falla comportamentale non verrà debellata credo che, malgrado le buone intenzioni, poi prevalga l’istinto distruttivo legato alla smania di accumulo di denaro.

Il tema dell’EXPO 2015 di Milano è “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Una conferma di questa visione sull’attenzione sempre maggiore che avrà il cibo nel nostro futuro prossimo?

Certamente sarà un trionfo anche di contraddizioni perché in fondo l’arte serve a quello.

Qual è lo scenario e quali sono le strade che a tuo avviso verranno percorse nel domani? Avremo figli che sfoggeranno in tavola una fetta di prosciutto San Daniele come oggi si sfoggia un paio di scarpe Jimmy Choo?

C’è già il culto tra i giovani ventenni di mostrare la griff, il brand del cibo ricercato sulle loro tavole,  piuttosto che andare in un ristorante particolare. Questo nel futuro sarà sempre più evidente.

Franca, devo dire che la tua ricerca e la tua riflessione mi hanno colpita in modo particolare. Vorrei che mi parlassi un po’ di te…com’è Franca?

Sono molto irruente ma anche molto serena .

E ora svela a noi di Andy…come te la cavi in cucina?

Beh…in modo divino!


Intervista: Paola Recagni
Soggetto: Franca Formenti
Luogo: Milano
Foto:
Cavallopazzo e Urijoe
Web: www.foodpower.it

formenti formenti_2 formenti_3 formenti_4

Share |

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

facebook_icontwitter_icon
Banner

News

6 Febbraio 2012
Scade il 30 aprile il termine ultimo per partecipare al Premio letterario "Città di Martinsicuro" organizzato dalla De Felice Edizioni.

6 Febbraio 2012
In mostra alla MC2gallery dal 15 febbraio le foto della serie "The beautiful clichè - Venezia di Renato D'Agostin.

03 Febbraio 2012
Giulia Caira ha vinto il Primo Premio Fabbri per la fotografia all'interno di Arte Fiera a Bologna.

Newsletter

Cerca

Banner