FRANCESCO GASPERONI
Francesco Gasperoni inventore-regista-produttore. E' la risposta italiana al cinema in 3D americano.
Per fortuna non sono tutti in fuga i “cervelli” italiani qualcuno ha deciso di restare qui e di regalarci il sogno e la speranza che i propri desideri, con caparbietà e ingegno, si possono realizzare. Francesco Gasperoni il regista di Parking Lot, il primo film italiano in 3D, presentato questa estate in anteprima mondiale al Taormina Film Fest di fronte ad un numeroso pubblico pagante, ed in uscita nelle sale di tutta Italia il 21 Ottobre, ne è l’esempio concreto. Infatti lui, 43 anni, dottore in farmacia, in scienze politiche e quasi in fisica, amministratore delegato di una società che costruisce parchi da gioco, assistente alle lezioni di chimica analitica e biochimica applicata presso l’Università La Sapienza di Roma, con un film all’attivo Smile, classico horror di genere, ha realizzato con Parking Lot una vera e propria rivoluzione con una trovata geniale tutta italiana: il 3D low cost.
La risposta di Francesco Gasperoni al cinema americano con le sue megaproduzioni milionarie consiste nell’ invenzione di un inedito dispositivo di supporto per le riprese stereoscopiche chiamato 3Demon. Un congegno da lui costruito e brevettato, il cui costo è irrisorio in confronto alle cifre astronomiche necessarie addirittura solo per affittare le macchine da ripresa del 3D “normale” e che consente di raggiungere gli stessi risultati.
Francesco, come nasce l’idea di costruire questo nuovo dispositivo per girare in 3D?
Insieme ad Harriet MacMasters-Green ebbi l’occasione di assistere alla dimostrazione di un dispositivo 3D in commercio che costava come un’immobile ed era grande come un jukebox. Piú ricevevo spiegazioni più non capivo la sovrabbondanza di parti, di volume, di peso e di costi. A quel punto, spinto da quell’arte di arrangiarsi insita nel mio italico DNA, ho studiato la stereoscopia, cercando di individuare quali fossero le reali necessità ed i colli di bottiglia. Poi, con il computer ho progettato e disegnato un prototipo, che in seguito ho realizzato, testandolo innumerevoli volte con l’aiuto di Harriet, che intanto stava scrivendo la sceneggiatura di Parking Lot. A quel punto ho costruito un monitor 3D, visto che all’epoca non erano ancora in commercio da noi, ho delineato il flusso di lavoro, (successivamente raffinandolo con il prezioso aiuto del mio editor Claudio Del Bravo ed infine quello della Frame by Frame), ed infine l’ho testato sul piccolo e sul grande schermo con risultati tecnicamente perfetti. A quel punto l’ho brevettato.
Quali materiali hai utilizzato e, soprattutto, quanto hai speso ?
Per fare il prototipo ho utilizzato il Lego Technic. Poi con il prezioso aiuto di Pietro Danieli, il manutentore del Park Hotel dei Massimi (l’albergo romano ove ho girato alcune scene di Parking Lot) l’ho realizzato. Costo del noleggio della macchina in commercio che mi era stata proposta per 6 settimane: un quarto di milione; costo del prototipo in acciaio e alluminio fatto da me e Pietro con cui abbiamo girato: 500 euro. Qui, di solito, scatta l’applauso.
Quanto tempo è stato necessario per girare il Film?
4 settimane, nel torrido luglio e agosto dell’estate 2010, nel parcheggio sotterraneo del Centro Commerciale La Romanina a Roma.
Parking Lot è un action thriller : perchè girarlo proprio in 3D?
Perché sono venuto qui in automobile e non in carrozza, perché ti ho telefonato e non telegrafato, perché siamo nel 2011? Oggi non chiederesti mai ad un cineasta “Perché girarlo a colori?” perchè sostanzialmente ti risponderebbe come ti risponderò io in merito al 3D: perché è il più avanzato metodo di ripresa attualmente disponibile, ancorché il più naturale e simile alla nostra esperienza quotidiana ed è un linguaggio nuovo ancora non codificato che garantisce maggiori immersività e possibilità espressive. Tra qualche tempo non potrai più fare questa domanda perché il 3D sarà la normalità e noi saremo abituati e probabilmente andremo a vedere un film piatto e a colori come oggi andremmo a vedere un film in bianco e nero. La scritta 3D sparirà dai poster come sono già sparite “a colori” e “sonoro”.
Il cinema 3D spesso spettacolarizza attraverso numerosi effetti speciali una trama appena accennata a scapito dello spessore culturale del film. Anche Parking Lot segue questa tendenza?
A fine ’800 il cinema era una semplice attrazione. Poi verso i primi anni del ’900 il pubblico cominciò ad avere bisogno di storie, di narrativa e non di un semplice giro su una giostra. Per questo ci siamo impegnati per cercare di fare un buon film che poi è anche girato in 3D. Il 3D è un mezzo espressivo, attraverso il quale racconti una storia: quindi una storia ci deve essere . Tempo fa bastava solo scrivere “IN 3D” sul poster e la gente reagiva come all’alba di internet quando era sufficiente aggiungere .COM alla propria attività per diventare dei Bill Gates. Poi l’effetto sorpresa è svanito, i musicisti hanno smesso di suonare, i coriandoli pian piano si sono adagiati in terra e gli invitati si sono guardati intorno smarriti come per dire: “il ristorante è carino, ma che c’è da mangiare?”
Tu stesso ci hai confidato che si è trattato di una grande sfida, non solo economica, considerato che tutte le spese di produzione sono state finanziate dalla società MovieMaker da te fondata insieme all’attrice protagonista e sceneggiatrice Harriet MacMasters Green, Enrico Di Mambro e Giuseppe Proietti. La sfida infatti è stata soprattutto di tipo creativo, organizzativo ed ha comportato momenti di grande difficoltà. Qualche volta hai pensato di rinunciare e di non farcela contro i grandi pachidermi della cinematografia d’oltreoceano?
Mai, neppure un istante. Le difficoltà sono opportunità: senza di esse non saremmo mai stimolati a progredire ed inventare. La verità è che quasi nessuno, se non un manipolo di amici, credeva che noi saremmo riusciti a girare un lungometraggio in 3D e per giunta per primi in Italia.
In realtà l’atteggiamento è comprensibile: se persino i grandi registi italiani rinunciavano e rinunciano nell’intento perché “girare in 3D” sembra e sembrava loro impossibile, per quale motivo i sovrani del nostro cinema avrebbero dovuto credere, finanziare o sposare un progetto così ambizioso e potenzialmente rivoluzionario? Per quale ragione avrebbero dovuto confidare che per la metà del budget di una puntata di una miniserie televisiva si sarebbe potuto girare un film in 3D, quando il budget minimo di un film 3D fino ad allora era 12 volte tanto? Per questo quasi nessuno ci ha preso sul serio. Ma noi, sembrando impossibile l’impresa ed insufficienti le risorse, invece di riflettere, l’abbiamo semplicemente compiuta. Il maestro Yoda, ne “L’impero colpisce ancora” diceva: “Fare”, oppure “non fare”. Non c’è “provare”.
Francesco, hai intrapreso innumerevoli attività professionali, sei stato autore di diverse trasmissioni televisive, copy writer di campagne pubblicitarie per diverse aziende, assistente alle lezioni di chimica analitica e biochimica applicata presso L’Università La Sapienza di Roma, solo per citarne alcuni. Nel 2007 hai fondato la casa di produzione Moviemaker così è nato il progetto Smile di cui sei regista e sceneggiatore. Cos’è cambiato da allora nella tua vita?
Ricordo quando, ancora adolescenti con il mio amico Paolo Murri, con cineprese e telecamere preistoriche, realizzavamo film e cortometraggi, sognando di diventare cineasti. Ogni vacanza era la scusa per realizzare un lungometraggio ricordo, la realizzazione del quale spesso superava in noi per interesse la vacanza stessa. I compagni di viaggio erano da noi considerati più un cast che dei semplici amici. In seguito ho intrapreso con buoni risultati varie carriere ed attività imprenditoriali, tenendo sempre a portata di mano il ciak e la cinepresa. E poi nel 2007, quando fu evidente che non ero riuscito a raggiungere la maturità neppure a trentotto anni, ho deciso di inseguire il mio sogno in modo più impegnativo e professionale. Da allora nella mia vita è cambiato solo il fatto che adesso non inseguo più il mio sogno perché lo sto vivendo.
Quali sono i tre film che ami di più?
Guerre Stellari, I predatori dell'arca perduta e Nuovo Cinema Paradiso. I primi due perché avrei voluto farli io e il terzo perchè non avrei saputo farlo.
Quali sono le tue letture preferite?
Tante. Io adoro leggere oltre che scrivere. Quando vado in vacanza metto in valigia libri di Asimov e altri classici di fantascienza, Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, Dan Brown, I poeti italiani di ogni periodo, libri scientifici, libri di matematica, una penna ed un costume.
Ci sono dei dischi senza i quali non puoi stare?
Le colonne sonore di John Williams.
Francesco a questo punto non possiamo non chiederti: cosa c’è dietro l’angolo?
Più di cento progetti e sceneggiature, in maggioranza film e serie tv. Tutti rigorosamente in 3D.
In bocca al lupo!
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Intervista: Marina Luca
Soggetto: Francesco Gasperoni
Luogo: Roma
Foto: Ernesto Tedeschi
Web: www.parkinglot3d.com
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