Banner

VIRGINIA SOMMADOSSI

Virginia Sommadossi founder di FIES CORE startup tra le più innovative dell'industria culturale.

vsommadossi_head

Lo confesso, non abbiamo resistito. E’ impossibile resistergli. No tranquilli, non siamo di parte, ma non abbiamo potuto fare a meno di incontrare e intervistare nuovamente Virginia Sommadossi già a capo della comunicazione di CENTRALE FIES.
Si lo so, in effetti non è da noi, è la prima volta che ANDY richiede la seconda intervista ad un creativo, ma Virginia fa eccezione, è argento liquido allo stato puro: vivace, preparata, figa, attenta, curiosa, innovativa, creativa, concreta. Ci aveva molto colpito quando la intervistammo nel 2012, ma adesso ci ha conquistato lanciando una startup innovativa di cui l’Italia, a nostro parere, ha molto bisogno…

Ciao Virginia, cos'è FIES CORE?

Fies Core è la nuova avventura che pare aver danneggiato il mio nervo vago. Insomma mangio e svengo, mi emoziono e svengo, mi si girano le palle e svengo. Qualche tempo fa, in una notte speciale veneziana di spritz a piedi nudi d’inverno su barche in movimento che ne intensificavano le conseguenze, ospite e attorniata da docenti geniali e riot e da alcune brillanti ricercatrici del progetto ICCS di Ca’ Foscari, ho avuto forte e chiara l’immagine di come fare impresa fosse un atto rivoluzionario e sovversivo.

Dai raccontaci. Cosa successe?

Mandai immediatamente un messaggio a chi sapevo bene che avrebbe perfettamente capito di cosa stessi parlando, gli chiesi, non senza paura, cosa sarebbe venuto dopo quell’atto sovversivo e –per me- irreversibile. La risposta completa non ve la posso rivelare (perché fa parte di quel piccolo tesoro che mi tengo ben stretto) ma tra le altre cose diceva “bisogna avere il fisico”. Ecco. Oggi ho cominciato a capire il senso di quella frase.

Insomma di cosa vi occupate?

Fies Core è una Società dedicata alla ricerca e al confronto col mondo dell'imprenditoria e della progettazione culturale con una parte legata alla formazione e all’accompagnamento delle imprese, alla ricerca di un nuovo mercato per i prodotti, i processi e i servizi culture based (termine sul quale ci stiamo interrogando anche attraverso un confronto serrato con chi ufficialmente ne sta studiando e creando definizioni e confini).
In pratica ci occupiamo di mettere in atto il passaggio dall’idea al progetto, con quel corredo di esperienza, visione, network professionale e capacità di azione che ci caratterizza: non è un caso che nel project developement di Fies Core io sia affiancata dal collettivo Mali Weil, che da anni lavora su progetti che spaziano dal design alle pratiche relazionali in una continua contaminazione tra arte e vita. L’ambito in cui agiamo e intendiamo portare le imprese, i progetti e le realtà con le quali ci interfacciamo è quello del Cultural Design, ossia una progettazione culturale animata da una vision politica, capace di trarre la sua sostenibilità dall'ambito commerciale senza risolversi in esso: per Fies Core la sostenibilità economica non è più importante di quella del concept e del progetto.

Come e quando nasce l'idea di realizzare questa nuova iniziativa imprenditoriale anomala?

Da un pensiero molto chiaro: Centrale Fies aveva sempre lavorato sulle modalità di produzione di arte performativa senza mai spostare il focus dal mercato autoreferenziale che reggeva tutto questo. Gli artisti venivano a Centrale Fies e trovavano degli spazi, un sostegno effettivo fatto di vitto, alloggio, tecnica e un intero ufficio di producer e organizzatori e un networking costruito in 30 anni di lavoro. Bene. Non ci bastava. Avevamo voglia di sondare e contemporaneamente di contribuire a creare nuovi mercati, mettendo il nostro know how a servizio dei mondi liminali. Ma c’è una sfida nella sfida: Fies Core, in alcuni casi, vuole entrare nei processi di coprogettazione di un prodotto di un’impresa per dimostrare che l’afflato culturale non si risolve sempre e solo nel marketing o nella comunicazione mache può dare ancora qualcosa in più.

Ci puoi fare un esempio…

La ricerca dell'immagine per il festival di arti performative di Centrale Fies, non si risolve all'interno di uno studio di comunicazione, è il frutto di un dialogo filosofico serrato a colpi di ricerca iconografica tra identità: un’impresa culturale e un’impresa di fashion design. E’ un'esperienza reale di scrittura a quattro mani che genera molto più del singolo risultato finale. Ecco. Credo che un germe di FIES CORE lo si possa trovare anche in questa modalità di lavoro che ho messo in atto all’interno di Centrale Fies. L'immagine creata per il festival di arti performative del 2014 rifugge le caratteristiche della “buona comunicazione”, anziché essere incisiva, semplice e dall'impatto veloce è misteriosa, complessa, articolata quasi allo sfinimento, vuole mantenersi aperta e perennemente narrante, in essa si nascondono particolari che richiedono numerose osservazioni per essere scoperti.

Facci capire meglio qual è il dato di interesse…

A due mesi dalla conclusione del festival, l'immagine è oggi l'abito di una collezione, è parte di un geniale brand modenese (Dead Meat) e continua la sua narrazione attraversando altri settori e mercati.
Questo non è un caso in cui un artista presta la sua “creatività” alla comunicazione di un'impresa ma di come due imprese: un'impresa culturale come Centrale Fies e un'impresa di fashion design come Dead Meat collaborino con una ricerca condivisa alla creazione di un risultato in grado di esprimersi e generare valore su diversi settori. Fies Core vuole concentrarsi su questo tipo di dinamiche e sui suoi risultati.

Quanto dell'art work space CENTRALE FIES c'è in FIES CORE?

Fies Core è lo spin off di Centrale Fies, l’art work space per la produzione che concerne il performativo e l’arte visiva e che da sempre fa ed è al totale servizio della ricerca artistica. Fies Core ne diventa la parte legata al mondo dell’imprenditoria e della progettazione culturale.
Di Centrale Fies in questa nuova Società ci sono la filosofia, gli spazi, il network e l’approccio pratico alla ricerca fatta direttamente sul campo. Molte delle idee, delle relazioni e delle forze a cui attingiamo sono state costruite, incubate e sviluppate proprio grazie a Centrale Fies. Gli stessi Mali Weil li ho conosciuti all’interno dell’art work space. Anche lì dentro hanno sviluppato Animal Spirits, un progetto che utilizza l’arte e la performance esperienziale come mezzo per configurare un brand culturale che ad oggi è diventato un temporary concept store e un open research lab orientati allo sviluppo di servizi e prodotti reali e in vendita ma con la mission culture based di stimolare l’azione del singolo, l’animale politico che dorme dentro di noi.
Insomma, una persona grazie ad Animal Spirits può immaginarsi più attivo in un contesto politico e sociale dove il mezzo sono gli oggetti di design e la creazione artistica.

Chi ti affianca in questa nuova avventura?

In questo momento ci sono un nucleo organizzativo/amministrativo e un nucleo di sviluppo. Per l’organizzativo le competenze e la precisione di Stefania Santoni, nella crew di Centrale Fies da un paio di anni e ad oggi componente importante di Fies Core assieme ad Anna Bombardelli e Ioana Bucurean che curano invece la parte amministrativa.
Sul fronte istituzionale invece attualmente ci sono Fondazione Fitzcarraldo e Centrale Fies per il tutoraggio e tutti i vari livelli di analisi e supporto al business. Il gruppo di sviluppo e ricerca è composto principalmente da me, Elisa Di Liberato, Lorenzo Facchinelli, Mara Ferrieri (collettivo Mali Weil) e Luisella Carnelli (Fondazione Fitzcarraldo). A farci quadrare le cose che abbiamo nella testa e nella pancia Alessandro Bollo per Fitzcarraldo e Barbara Boninsegna per Centrale Fies, figure “senior”, primo confronto grazie al quale stiamo sviluppando Fies Core in tutta la sua complessità.
Ah, di Fies Core sono anche Presidente. Non Presidentessa. (non me ne vogliano le mie amiche femministe per il mio linguaggio troppo spesso primitivo e sessista, ma la me bambina che avrebbe voluto essere un maschio mi strizza l’occhio e mica la vogliamo deludere, no?)

Ci puoi dire su che progetto state lavorando ?

Purtroppo non ne posso ancora parlare ma ad oggi i clienti sono 4 e di natura completamente diversa. Questo ci sta facendo affrontare problematiche e ricerche tanto diverse quanto stimolanti.

Cosa ti affascina di questa nuova avventura e cosa ti aspetti?

Mi affascina il cambiamento, in genere. La trasformazione. Mi fa paura e le cose che mi fanno paura mi affascinano in qualche modo tutte. Le connessioni che si attivano, le nuove persone che incontro, le diverse opportunità che mi si parano davanti sono un fuoco, con me dentro. Mi aspetto di mettermi alla prova, di lavorare su nuove skill, di creare un team che mi permetta di crescere e sperimentare nuovi punti di vista. Mi aspetto anche il fallimento e con quello aspetto di vedere cosa c’è dopo. Che questa cosa del vedere “cosa c’è dopo” comincia a diventare importante, eppure me ne sto lì, sulla soglia, quando invece sarebbe ora di saltare.

E domani?

Ho sempre pensato che la mia generazione fosse la prima a non avere una reale capacità di pensare al futuro. Qualcuno crede di poterlo fare, ma temo sia un’illusione data dalle convenzioni di una società che segnano i nostri passi verso la così detta età adulta. Fare figli, per esempio, è una cosa che ti costringe ad avere una visione del domani, ma… .
Io stessa mi muovo istintivamente nel presente quasi come se ogni giorno fosse l’ultimo disponibile per fare qualcosa. Non è sempre stato così, da bambina riuscivo a immaginarmi grande, ma ora non riesco nemmeno a dire cosa farò e chi sarò tra un mese. Da un certo punto in poi abbiamo vissuto una sorta di repentini tagli delle opportunità, siamo la generazione della contrazione: tutto quello che pensavamo fosse il futuro si è rotto prima che ci arrivassimo. Siamo lì, sospesi, in un’adolescenza che non vuole finire perché sappiamo che saremmo comunque incompleti, sbagliati e interrotti. Poi però ho scoperto che se da un lato ci manca davvero qualcosa per poterci proiettare nel domani, dall’altro siamo l’incarnazione del concetto di “resilienza”. Questo ci rende creature capaci di stare nella trasformazione senza mai sentirci fuori posto. E allora, semplicemente, il mio domani è l’oggi che prende una forma diversa.

 

INTERVISTE CORRELATE
RICCI/FORTE. Sceneggiatori dirompenti e innovativi…
PAOLO DALLA SEGA. Docente universitario e ideatore di eventi culturali...
LUCIO ARGANO. Il manager culturale italiano più importante e influente...
VIRGINA SOMMADOSSI. Responsabile comunicazione della Centrale Fies...

CHI SIAMO

 

©Andy Magazine 2014. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 

 


Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Virginia Sommadossi
Luogo: Dro (TN)
Foto: Dido Fontana
Web: www.fiescore.it

v.sommadossi_1 v.sommadossi_2 v.sommadossi_3 v.sommadossi_4

Share |

Commenti  

 
0 # # 2018-05-10 13:15
Vi ha riconcesso un'intervista perché la prima non aveva sortito chi sa che commenti, eh!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

facebook_icontwitter_icon
Banner

News

Luca Zaramella su Radio Classica venerdì 26 maggio alle ore 11 parlerà di 'Come Hell Or Hight Water' di Filippo Cosentino e Federica Gennai

Francesco Orio Trio il 17 Luglio ad Aarhus Jazz Festival per il 12 Points il contest più importante d'Europa

Francesco Orio Trio il 4 novembre presenta in prima nazionale 'Causality Chance Need' al Teatro San Domenico (CR)

Newsletter

Cerca

Banner