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MICAELA TERZI

Micaela Terzi, giornalista e Polis maker, co-founder di Urbano Creativo società di comunicazione e consulenza dedicata alle città.

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Viaggi, scrittura, social network, interattività. Micaela Terzi, giornalista e Polis Maker, ha fatto delle sue passioni il suo lavoro e così, insieme alla collega Emanuela Donetti, ha realizzato Urbano Creativo. La Start up, nata nel 2007, ha l’obiettivo di ideare strategie e progetti per rendere le città Smart&Green e migliorare la qualità di vita dei cittadini. Vetrine interattive, programmi per agevolare la mobilità, strumenti di partecipazione bottom up per l’individuazione e la risoluzione efficace dei problemi di un territorio, ma anche comunicazione nelle forme più diverse. Un team giovane e al femminile che individua business model innovativi per semplificare l’accesso ai servizi, economizzare il tempo disponibile e sfruttare al meglio le possibilità delle nuove tecnologie con uno sguardo privilegiato alla sostenibilità.

Che cos’è Urbano Creativo?

Tutto è iniziato nell’autunno del 2006 quando io ed Emanuela abbiamo partecipato alla “Startcup Milano Lombardia”: una competizione per business plan. Lì il nostro progetto è stato selezionato come idea d’impresa innovativa e siamo state incubate all’interno dell’acceleratore d’impresa del Politecnico di Milano, al polo regionale di Como. Subito dopo è nata la società. Io ed Emanuela ci conoscevamo perché avevamo già lavorato insieme nel settore della comunicazione. Poi Emanuela, che è geografa, ha fatto un’esperienza in un’azienda che si occupava di mobilità e contemporaneamente ha seguito un master “Polis maker” che ho frequentato anch’io. L’obiettivo del corso è quello di creare figure professionali che si occupino della città a 360°, facciano progettazione non solo in ambito prettamente tecnico ma abbiano una visione olistica dell’area, che ragionino anche sulle dinamiche psicologiche, sociologiche, antropologiche e su tutti i temi legati alla sostenibilità e all’innovazione. L’idea di aprire una società che si occupasse di progettazione e di comunicare la città in maniera innovativa ci è venuta proprio durante il master. Sei anni fa si parlava poco di Smart City, si discuteva sulla sostenibilità ma l’approccio che avevamo noi era molto più innovativo: pensare al territorio e ai servizi pubblici guardando alle nuove tecnologie, all’interazione con il cittadino era una novità assoluta.

Cos’è una Smart City?

Quando si parla di SmartCity si pensa alla città intelligente ma non bisogna fermarsi solo al concetto di utilizzo della tecnologia. È un discorso più ampio, si tratta d’intelligenza che viene condivisa, dove le informazioni circolano velocemente , i servizi sono a misura di cittadino e rispondono alle sue esigenze. Significa fare progetti sul territorio pensando ad attività facilmente fruibili, a un arredo urbano che sia interattivo, all’accessibilità per tutti.

Come nasce un progetto in Urbano Creativo?

Noi siamo un team di circa dieci persone fisse più altri collaboratori o aziende esterne. I professionisti che lavorano con noi hanno i background più diversi. La filosofia di Urbano Creativo è la multidisciplinarietà, il guardare alla città da tutti i suoi aspetti. Questo concetto lo abbiamo ricercato anche all’interno della nostra azienda. Abbiamo tecnici, designer, giornalisti, ingegneri. Tutta una serie di professionalità diverse. Il progetto può nascere da un membro del team per essere poi sviluppato dalle figure professionali che possano realizzarlo oppure prende vita dall’esigenza di un’amministrazione o di un’azienda privata che ci pone una problematica da risolvere. Cerchiamo la soluzione più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale ma anche da quello economico. Da sempre siamo molto attenti alla realizzazione del progetto non solo in termini di basso costo ma in prospettiva del lungo periodo, creiamo qualcosa che duri nel tempo. Secondo quest’ottica non ci basiamo solo sul sistema dei finanziamenti, per cui quando sono terminati il programma si blocca, ma cerchiamo di creare un modello di business che permetta di ottimizzare le risorse e individuare strategie che consentano al progetto di alimentarsi da solo nel tempo.

Le nuove tecnologie quanto positivamente possono incidere a livello economico e territoriale?

In maniera determinante. Sul discorso economico due strade possono essere utili. Da una parte l’utilizzo “altro” delle tecnologie, cioè impiegarle in modo diverso da quello per le quali sono state pensate. Le città, in un certo senso, sono già Smart. Rispetto al passato, oggi il pc lo portiamo in tasca e questo è già un vantaggio. Tutto poi sta nella capacità di chi progetta, nel rendere i servizi accessibili, semplici e utili. Non serve inventare tecnologie nuove, c’è già molto su cui lavorare, ma basta elaborare una diversa strategia di utilizzo delle risorse che abbiamo a disposizione. Penso ai social network. Sono stati creati per aumentare la socialità delle persone o per condividere la foto delle vacanze con gli amici. In alcuni casi, però, come durante l’alluvione di Genova sono stati fondamentali per far fruire in maniera veloce informazioni di utilità pubblica. In quell’occasione il mondo di Twitter si è attivato immediatamente e ha iniziato a mandare in giro una serie di messaggi su dove c’era il wifi libero o dov’erano i punti di raccolta per dare una mano. Questa è una tecnologia che è nata per condividere momenti privati o legate alla propria professione e che, in situazioni di crisi, viene utilizzata per rendere più veloce il flusso di notizie.
L’altra strada a livello economico, che noi prediligiamo nella realizzazione dei nostri progetti, è il coinvolgimento attivo della cittadinanza. Ci siamo resi conto che quando le risorse vengono utilizzate attraverso un processo di condivisione e di partecipazione dei cittadini i soldi vengono spesi meglio perché si va verso una tipologia di servizio che risponde realmente alle esigenze degli utenti finali. La popolazione, indicandoti ciò di cui ha bisogno, ti permette di fare degli interventi mirati. A volte capita che una Pubblica Amministrazione decida di riqualificare una piazza e poi si scopre che il progetto non interessa perché non è un luogo d’incontro ed era meglio lavorare su un’altra zona. Ogni volta che si realizza un’opera in partecipazione, inoltre, abbiamo visto che i cittadini utilizzano e rispettano di più il progetto. L’incidenza di atti vandalici diminuisce e così si riducono anche i costi di manutenzione. La partecipazione richiede un investimento iniziale maggiore che sul lungo periodo viene ammortizzato da una serie di iniziative positive sul territorio.

L’Italia come si sta muovendo riguardo tematiche relative alla sostenibilità? C’è una buona comunicazione?

Di informazioni sicuramente ne girano tantissime. Il problema principale credo sia legato piuttosto alle disponibilità economiche dei comuni. In Italia ci sono molte iniziative e penso che oggi progetti legati alla sostenibilità rappresentino un mercato interessante e attivo. A livello di comunicazione credo che sia molto più facile far circolare informazioni grazie a internet, ai social network, ai nuovi canali di comunicazione, ai blog.

La testata “Urbano creativo news” come è nata?

L’idea del magazine ha proprio lo scopo di spiegare le tematiche relative all’innovazione tecnologica, al concetto di Smart e Green City. L’intento è stato quello di creare una sorta di bacino di comunicazione, un aggregatore di notizie in tema di sostenibilità dove trovare informazioni sui nuovi progetti, strategie, sviluppo della tecnologia, rispetto dell’ambiente.

Il tuo team è quasi tutto al femminile…

Si, nella nostra organizzazione siamo in prevalenza donne, ma per un caso fortuito che poi si è rivelato un valore aggiunto. Siamo una squadra molto ben assortita e dal background vario. Ognuna di noi ha un carattere e un profilo diverso e questo porta una prospettiva differente nello studiare o osservare una determinata problematica.

Nel tempo libero cosa fai?

Diciamo che ho costruito il mio lavoro su cosa mi piaceva fare perciò anche nei momenti di svago mi piace scrivere, vagare sui social network e viaggiare. Ecco, adoro spostarmi per avere scambi culturali, conoscere realtà differenti.

L’ultimo viaggio?

In Laos. Sono stata anche in Vietnam, Cambogia, Thailandia. A me piace molto l’Asia. Trovo la cultura orientale molto interessante, mi affascina.

Un aggettivo per descrivere il Laos?

Semplicità. Tutto molto elementare: spostarsi, trovare persone ospitali che ti aiutano. Chiaramente io ero in vacanza, però ho trovato essenzialità nello stile di vita, nel trovare informazioni. Solidarietà e accoglienza da parte della popolazione.

La tua città ideale?

Un luogo dove è facile muoversi, avere accesso all’informazione, dove è possibile risparmiare tempo e quindi burocrazia più snella. Sportelli interattivi che permettano di svolgere pratiche rapidamente. Un ambiente nel quale si cerca di migliorare la qualità della vita utilizzando il tempo in maniera ottimale.

 

 

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Intervista: Stefania Bernardini
Soggetto: Micaela Terzi
Luogo: Como
Foto:Anonimo
Web: www.urbanocreativo.it

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