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ERIC EZECHIELI

Eric Ezechieli ha fondato The Natural Step Italia. E' il punto di riferimento a livello internazionale in materia di innovazione strategica e leadership per la sostenibilità.

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Si occupa di sostenibilità da circa 20 anni, la sua materia d’indagine sono gli equilibri sempre più fitti e interdipendenti tra uomo, natura e tecnologia. E’ un coach straordinario, ci insegna continuamente che “la prosperità economica di medio e lungo termine non è concepibile senza una sostenibilità ambientale e sociale”. Docente in varie istituzioni, tra cui la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, il MIP del Politecnico di Milano, il Virginia Tech. E’ il co-fondatore e Presidente di The Natural Step Italia, un network internazionale che aiuta le aziende, le Pubbliche amministrazioni e le organizzazioni che lo richiedono ad evolversi verso la sostenibilità, ovvero, come dice lo stesso Ezechieli, verso un modo per “creare prosperità economica duratura, mentre si rigenerano la biosfera e la coesione sociale”. La sua è l’Italia che vogliamo…

Ciao Eric, cos'è The Natural Step ?

TNS è un progetto rivoluzionario nato in Svezia alla fine degli anni '80, per arrivare con modalità open source a definire un framework scientificamente robusto per innovare in una direzione di sostenibilità, ovvero 'come risolvere i problemi di oggi senza creare quelli di domani'. Oggi TNS è un network globale di esperti di questo framework, università e istituti di ricerca, aziende, comuni e altre istituzioni che lo applicano e lo integrano con altri validi strumenti e approcci. I membri del network svolgono attività di coaching strategico, consulenza, ricerca, educazione e sviluppo del network stesso.

In cosa consiste il tuo lavoro?

Consiste nel rendere efficaci o accelerare processi di innovazione 'gradualmente radicale' sia con le aziende che nello sviluppo territoriale, nel policymaking, e nella ricerca. Spesso il nostro lavoro impatta interi settori industriali, o territori. Di solito si svolgono fasi di analisi, coaching per i principali decision maker, sviluppo di soluzioni di innovazione guidata da principi di sostenibilità economica, sociale e ambientale, affiancamento nei percorsi di applicazione delle soluzioni. Spesso si arriva a fondare nuove startup 'TNS Inside' che si occupano della realizzazione dei progetti stessi.

Quali vantaggi porta la sostenibilità alla prosperità economica?

Dobbiamo chiarire i termini della questione: la prosperità economica di medio e lungo termine non è concepibile senza una sostenibilità ambientale e sociale. Nel breve si può anche creare prosperità economica – anche se bisogna valutare se sia veramente tale anche nel breve termine - a danno dei sistemi ambientali e sociali. Nel medio e lungo termine no.

Pensi davvero che TERRA MADRE riuscirà a "sostenere" una popolazione di 7 miliardi di persone continuamente in crescita?

Credo di si. Va chiarito il termine crescita. Dagli anni '90 il numero di nuovi nati sulla terra è stabile, a circa 130-135 milioni. L'aumento di popolazione è di fatto dovuto all'allungamento delle aspettative di vita, per cui ci stabilizzeremo probabilmente attorno ai 9-10 miliardi entro il 2050. Lo stress attuale è dovuto in gran parte alla enorme inefficienza dei nostri modelli economici attuali, che sprecano dal 50 al 90 % e oltre delle risorse cha abbiamo disponibili. Ridisegnando radicalmente i nostri modelli economici e di consumo possiamo assicurare prosperità per tutti, anche nel lungo termine. Inoltre l'accelerazione tecnologica crea opportunità un tempo inimmaginabili. Ma bisogna che la tecnologia sia indirizzata correttamente.

Lo sviluppo sostenibile ha anche una funzione utile per la coesione sociale e la democrazia economica?

SI. Per me le tre cose in grande parte coincidono.

L'economia come scienza sociale nasce dalla filosofia morale...l'uomo riuscirà mai a mettere da parte il proprio egoismo, la bramosia di potere e ricchezza che lo ha portato a depauperare questo pianeta per la sostenibilità e quindi per il bene comune?

La mia prospettiva è più pragmatica che morale. La morale potrebbe essere vista come il distillato di quello che funziona nel lungo termine. Come diceva Steve Jobs, si possono 'connettere i punti' solo a posteriori. Da una prospettiva evolutiva, la specie umana è ancora giovanissima ed ha un grandissimo potenziale che stiamo esplorando, un po' come un bambino che cresce e fa degli esperimenti con se stesso e con il mondo: alcuni funzionano e altri no. Stiamo rapidamente evolvendo e se saremo abbastanza 'smart' riusciremo a mettere da parte i fattori più distruttivi. Potremmo anche non evolvere e non metterli da parte, ma questo credo che non sia compatibile con un nostro successo come specie. E ce ne sono altre decine di milioni sulla terra pronte a prendere il nostro posto. E' una scelta.

Quali equilibri ottimali si possono ottenere tra la natura e la tecnologia?

Direi che la probabilità di raggiungere questi equilibri cresce al crescere della nostra comprensione di come tutto sia connesso e interdipendente con tutto. La distruttività umana emerge quando ignoriamo o dimentichiamo questa completa interdipendenza. Ciascuna tecnologia va valutata in tutti i suoi impatti sulla natura e sulle persone. Oggi abbiamo strumenti sufficienti - e TNS è stata ed è tuttora un pioniere da questo punto di vista - per comprendere quali scelte fare, e come diventare collettivamente più intelligenti e agire per un equilibrio tra uomo/tecnologia/economia e biosfera.

Sei fondatore di Axelera di cosa si tratta?

Axelera è una associazione che vuole contribuire a colmare un enorme vuoto nella comprensione di come la tecnologia si stia sviluppando in maniera esplosiva, e come questa accelerazione cambi molto rapidamente le regole del gioco in moltissimi e fondamentali ambiti della vita umana.
Lo scopo di Axelera è diffondere una chiara comprensione delle dinamiche e tecnologie esponenziali e aggregare, ispirare e favorire lo sviluppo di una nuova leadership che valorizzi il potenziale italiano per affrontare le grandi sfide del nostro tempo.
Pensiamo che sviluppando questa comprensione, e connettendo tra loro persone molto diverse ma unite da un comune background in termini di competenze, visioni e valori, si possano cogliere opportunità emergenti di risolvere problemi di oggi senza creare quelli di domani. Si può sviluppare una maggiore capacità di affrontare con successo le grandi sfide del nostro tempo, e si possono limitare i rischi di fare scelte dannose.

Come saranno le città nell'immediato futuro, riusciranno a tenere il passo con la sostenibilità?

Dipende in grandissima parte dalla fase del ciclo di vita in cui le città si trovano e dalla loro base progettuale. Semplificando al massimo: nel mondo vecchio - Europa e Giappone, parte Est degli USA - le città sono vecchie ed è già in corso un cambio di traiettoria - da crescita quantitativa a crescita qualitativa. Riduzione o eliminazione delle auto, re-invenzione della mobilità pubblica, re-invenzione degli spazi comuni per una migliore fruibilità e vivibilità, diffusione di piante e aree verdi. Uno scenario diverso lo vediamo negli USA soprattutto ad ovest del Mississipi le città sono molto disperse e i trasporti collettivi quasi inesistenti. Su questo non vedo grandi cambiamenti all'orizzonte. Lì è più forte la spinta per una telepresenza e altre tecnologie di comunicazione – muovere i bit e non gli atomi - e si sta appena iniziando a sostituire auto inefficienti e inquinanti con altre di migliore qualità. Ma l'auto resterà ancora molto a lungo il fattore dominante della vita urbana. E' in corso comunque un interessante processo di collettivizzazione del trasporto privato, forme di car pooling avanzato o peer to peer car sharing, favorito dalla tecnologia e dai social network. In quello che io chiamo il 'mondo nuovo', che è anche la parte più grossa - Cina, India, Sud America, Sud Africa, Indonesia, parte dell'Africa ecc. - dove vivono 3-4 miliardi di persone, è in corso una trasformazione epocale.
In Cina entro la fine del decennio 300 milioni di persone andranno a vivere in città, è come ricostruire tutte le abitazioni degli USA in 8 anni. Qui l'unica speranza che vedo per non soffocare tra le auto e lo smog, contenendo inoltre i ciclopici problemi infrastrutturali e di vivibilità, è un radicale leapfrogging: saltare su una nuova curva tecnologica e organizzativa senza ripetere i passaggi e in buona parte gli errori del mondo vecchio. In buona parte sta già accadendo, i paesi nuovi e le città nuove, con popolazioni più giovani e minori rendite di posizione da difendere tendono ad adottare rapidamente innovazioni, tecnologie e paradigmi che altrove si diffonderebbero molto più lentamente.
Un aspetto comune: l'attivazione della cittadinanza e di altri attori nel contribuire a colmare gli enormi buchi di efficacia ed efficienza delle amministrazioni pubbliche. Non solo in Italia i sistemi politici, le burocrazie e i sistemi gestionali sono inadeguati alla rapidità e complessità del cambiamento.
Quanto al tenere il passo: di norma nessuno cambia o innova veramente fino a quando la pressione per un cambiamento evolutivo non diventa insopportabile. Quindi tanto più aumenta la pressione, quanto più il passo accelera.

Cosa significa essere "smart"?

Fare delle scelte e applicare soluzioni oggi che non diventino i problemi di domani. Oltre a questo: fare delle scelte e svolgere attività che generino benefici contemporaneamente per se stessi e per gli altri.

L’Italia quanto ancora deve fare per diventare davvero “smart”? Quali sono i nodi più fitti da sciogliere?

Mamma mia che domanda. Verrebbe da dire che serve un azzeramento completo della classe politica a livello centrale e regionale. Via tutti, aria facce e gente nuova, giovane e priva di privilegi ingiustificati, che per me andrebbero tolti retroattivamente a tutti quelli che indebitamente ne hanno approfittato. Salvando le eccezioni, che sicuramente esistono, rispetto ai paesi più ‘evoluti’, come ad esempio quelli Scandinavi, abbiamo sistemi decisionali e di potere corrotti e inefficaci, che sprecano o fanno sparire quantità spaventose di risorse.
Si stima che tra tasse evase, corruzione, lavoro nero, e crimine, altri grossi reati e 'approfittamenti vari' in Italia spariscano ogni anno oltre 500 miliardi di Euro. Recuperandoli in pochi anni si risanerebbe il deficit, potremmo mettere in piedi un sistema educativo al top, e fare tante altre belle cose. Ma per quanto la politica - bipartisan - abbia avuto negli ultimi decenni una enorme responsabilità nel permettere che si raggiungesse questo punto, credo che essa sia più un sintomo che una causa. Credo che il potenziale positivo più grosso emerge quando le persone, ovunque esse si trovino nella società, si rendono conto del fatto che il loro futuro dipende sopratutto dalle loro stesse scelte e azioni, e non da quelle di qualcun altro. Quindi un nodo o meglio il potenziale sta nell'attivazione delle persone, diffusamente nella società e nell'assunzione di responsabilità per un maggiore Bene Comune.
Un altro costume italiano è credere che uno possa trarre vantaggio a danno di qualcun altro, il notorio 'fare i furbi.' Forse stiamo iniziando ad accorgerci che se le nostre azioni danneggiano qualcun altro, alla fine si danneggia anche se stessi. Non saremo mai smart fino a quando gli interessi di pochi verranno perseguiti al costo dello svantaggio per tutti gli altri. A questo proposito, credo che cambiamenti rapidi si potrebbero ottenere con un aumento radicale di trasparenza, in ogni ambito, reso possibile anche attraverso la tecnologia. Gli onesti, in tutti gli ambiti, sono la grande maggioranza e credo che siano giunti al limite, pronti per passare all'azione.

Quali sono i cambiamenti globali in atto a cui bisogna guardare e quali da evitare?

Dobbiamo renderci conto del fatto che l'accelerazione tecnologica cambia in maniera radicale le regole del gioco. Ci sono 3 miliardi di persone nuove che stanno entrando nel pool di decision maker globali. Allo stesso tempo siamo vicini al limite di capacità del pianeta terra, per cui dobbiamo reinventare radicalmente i nostri modelli economici e di produzione / consumo. L'avanzamento della robotica e dell'intelligenza artificiale può, entro 20-30 anni, creare tassi di disoccupazione del 50%. Insomma, nei prossimi 50 anni ridefiniremo completamente la cultura planetaria.

Di tutti i Paesi che hai visitato, quale si avvicina all’idea ottimale che persegue TNS?

Non so se esista un'idea ottimale. Possiamo misurare il fatto che la Svezia e i paesi Scandinavi sono quelli che investono di più al mondo in innovazione, e dove è forte e radicata una cultura di attenzione alle persone, equità e di saggia e armonica convivenza con la natura. Sono anche i paesi con i più alti livelli di scolarizzazione al mondo. Ma non so se sia questa la situazione ottimale. Credo che situazioni in cui le persone possano soddisfare i loro bisogni fondamentali, vivere in pace e in armonia, senza compromettere il loro stesso futuro, possano emergere ovunque, con declinazioni completamente diverse. Anche nel mezzo della giungla. E' come se la specie umana stesse correndo una maratona il cui traguardo è la sua stessa sopravvivenza e prosperità di lungo termine. Una maratona è lunga 42 km e 195 metri, ed ora è come se fossimo al km 5. Chi è più avanti è magari al Km 5,3 ma la strada è ancora lunga per tutti. E soprattutto chi è più avanti può fare da coach agli altri, per aiutarli ad accelerare la loro curva di apprendimento.

C'è un progetto che hai seguito e che ti ha stimolato particolarmente?

Negli ultimi anni in Provincia di Sondrio abbiamo attivato e mobilitato migliaia di persone su progetti di sostenibilità. Soprattutto abbiamo lavorato con centinaia di insegnanti nelle scuole, con risultati entusiasmanti dal punto di vista degli apprendimenti dei ragazzi su come diventare 'smart' nel senso descritto sopra. Poi negli ultimi anni ho fatto da coach a decine di 'alti potenziali', da Cà' Foscari di Venezia, alla SISSA di Trieste, alla Domus Academy di Milano...ciascuno di questi è stato 'allenato' per diventare un changemaker. Pure entusiasmanti sono stati alcuni progetti di innovazione 'smart' con le aziende, che sempre più si stanno attivando riconoscendo un loro nuovo ruolo di innovatori nella società. Alcune hanno reinventato i loro processi industriali o stanno trasformando i modelli di business, per assicurare una creazione di valore solida anche nel futuro, a vantaggio anche delle persone e della biosfera.

Acquisti libri o ebook? Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Di solito leggo più libri in contemporanea. Ora ho per le mani: “How to Change the World”, sui social entrepreneur, di David Bornestein, “Abundance”, di Peter Dimandis, che è uno dei co-founder di Singularity University. Uno veramente interessante che ho letto di recente è “Biology is Technology” di Robert Carlson. E il “Birraio di Preston” di Camilleri.

L’ultima scalata?

Pizzo Scalino, 3300 metri in Val Malenco, con gli sci d'alpinismo fino quasi in cima e l'ultimo pezzo di cresta un po’ più alpinistico.

 

Si ringrazia THE HUB MILAN location usata per il servizio fotografico di questa intervista.

 

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E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 


Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Eric Ezechieli
Luogo: Milano
Foto: Stefania D'Ambrosio
Web: www.thenaturalstep.org

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