Banner

CLAUDIA ZANFI

Esperta di culture emergenti e critica d'arte, mentre la polaroid verde del futuro si dipana in un presente in divenire.

zanfi_head

Claudia Zanfi fonda e dirige aMAZElab Art&Cultures, laboratorio che ha attraversato l'Europa con una serie di mostre, conferenze e seminari tali da mettere in evidenza la natura sociale di una cultura utilizzata come medium linguistico e coltello con cui sezionare la realtà. Curatrice e interessata alle culture emergenti, Claudia Zanfi ha puntato sulle micro-geografie per sognare un mondo da intessere in maniera differente. Ha dato vita al MAST, Museo d’Arte Sociale e Territoriale, che dirige dal 2000 e lavora in qualità di docente al Master Internazionale in Urban Vision and Architectural Design, presso la Domus Academy di Milano oltre che come visiting professor presso la Middlesex University di Londra. Collabora con istituzioni e riviste d’arte, promuovendo progetti culturali ed editoriali, nell'attenzione costante al rapporto fra comunità e territorio e nell'ispirazione, strenua e indefessa, che un mondo migliore non sia più la stanca parola di un'utopia troppo lontana.

MAST: un progetto che parla di piattaforme aperte e concepite nella mobilità, un territorio di sperimentazione e uno spazio dove protagonisti sono migrazione, confini, memorie e nuove geografie intese in una dinamica nomade: da quali ispirazioni e prese di coscienza è nata l’idea?

Ciò che ci ha ispirato - dal punto di vista teorico - è stata una riflessione del filosofo Paolo Virno “Ho l’impressione che parlare oggi di utopia in termini positivi sia un po’ come vivere al di sotto dei propri mezzi. Cioè tutte le cose sono oggi a portata di mano, sotto i nostri occhi, dentro il ‘qui e ora’ che viviamo”. Abbiamo così sentito la necessità di attivare una struttura culturale nuova, agile e dinamica, in grado di dialogare con il territorio locale e con quello internazionale, di parlare della contemporaneità e della memoria, di essere presente sul campo, di occuparsi dei fatti di grande trasformazione sociale e politica, utilizzando nuove pratiche curatoriali e un importante network internazionale.

Quanto conta oggi progettare in maniera sostenibile, anche in territori culturali-artistici?

Moltissimo. Progettare in maniera sostenibile, senza sprechi e con la massima attenzione al genius loci, rappresenta la necessità di risemantizzare e caricare di significati nuovi i paesaggi della cultura e del sociale.

E’ mattina, suona la sveglia. Tu ti alzi, apri la finestra e guardi il mondo: è il 2030, cosa vedi?

Tra 20 anni spero di essere in un altro luogo, in mezzo a prati, alberi da frutta e parecchi animali (quelli a 4 zampe….). Non necessariamente una fattoria isolata dal resto del mondo, piuttosto un’isola verde, luogo dell’utopia, del sogno, ma anche del fare, dell’attivismo culturale, della mobilità delle idee. Una sorta di grande ‘officina verde’.

Micro-geografie e l’impatto con un mondo che sembra diventare sempre più globale e con tendenza all’omologazione: come si intrecciano i poli di questo binomio costretto a dialogare con se stesso?

Non è semplice. Per una pratica curatoriale come la nostra, con progetti come GOING PUBLIC e GREEN ISLAND, attivi tra comunità e territorio, è necessario intervenire sul paesaggio locale, prestando grande attenzione alla memoria dei luoghi, ma anche creando situazioni nuove integrate al contesto in cui vengono a dialogare. L’utilizzo di spazi liminali, i margini di una stazione ferroviaria, un’area urbana preesistente, rappresenta la necessità di caricare di segni estetici contemporanei superfici neutre o luoghi di passaggio, ad alta densità di significato sociale. E’ quindi necessario lavorare su una nuova idea di territorio, attraverso immagini e progetti, utilizzando una creatività pulviscolare e diffusa.

Un uomo è riuscito a creare un atollo unendo bottiglie di plastica riciclate tanto da trasformarlo in una piccola isola nei Caraibi dove oggi crescono i fiori: pensi che arte e ambiente, natura e cultura, siano sulla rotta di nuovi equilibri?

Sicuramente sì. Da tempo l’arte non è più solo un luogo privilegiato, ma si è trasformata in un osservatorio che si espande nella città e nella società, per abbracciare un luogo, un tempo, una rete di relazioni culturali attraverso immagini e forme legate alle urgenze del contemporaneo.

Cosa significa lavorare come curatore oggi in Italia e come è cambiata la professione nel tempo?

Domanda complessa, perché complessa (e mai lineare) è la figura del curatore in Italia. Sembra che tutti sappiano fare i curatori (mestiere tra l’altro difficilissimo e pochi sono quelli in grado di farne una vera professione). Il curatore italiano scrive per il giornale di turno che di solito gli recensisce (solo bene!) le mostre realizzate dal medesimo ‘curatore-giornalista’, che poi lavora indiscriminatamente per spazi pubblici e per gallerie commerciali, cercando di offrire pagine pubblicitarie per il giornale su cui scrive, che poi gli promette la pubblicazione di un libro con la casa editrice XY, ect ect…E quando il curatore italiano si stanca di un’attività sempre in bilico tra mille ruoli, fa il concorso in accademia o università e cambia ‘professione’. Insomma, un avvitarsi su se stessi!

Cosa desideri per la tua associazione nel futuro prossimo?

Un mondo migliore! Banale. Maggiore libertà e circolazione delle idee, produzione del sapere e mobilità per tutti i giovani, anche in paesi più complessi e coinvolti in conflitti (lontani o recenti) come Cipro, Beirut, Gerusalemme, Baghdad, i Balcani, dove abbiamo avuto la fortuna di collaborare.

 

INTERVISTE CORRELATE
ARIELLA VIDACH. Coreografa divisa tra corpo e tecnologia…
LUCA MASSIMO BARBERO. Il direttore del MACRO si racconta…
KRISTINA MRAVCOVA. Attrice dotata di vocazione e talento…
TIZIANO DI CARA/GIUSEPPE ROMANO. Imprenditori e galleristi di successo…

 

ABBONATI AD ANDY MAGAZINE

 

© 2011 Andy Magazine. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 


Intervista: Maddalena De Bernardi
Soggetto: Claudia Zanfi
Luogo: Milano
Foto: Stefania D'Ambrosio
Web: www.amaze.it

zanfi_1 zanfi_2 zanfi_3 zanfi_4

Share |
facebook_icontwitter_icon
Banner

News

Luca Zaramella su Radio Classica venerdì 26 maggio alle ore 11 parlerà di 'Come Hell Or Hight Water' di Filippo Cosentino e Federica Gennai

Francesco Orio Trio il 17 Luglio ad Aarhus Jazz Festival per il 12 Points il contest più importante d'Europa

Francesco Orio Trio il 4 novembre presenta in prima nazionale 'Causality Chance Need' al Teatro San Domenico (CR)

Newsletter

Cerca

Banner