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ROBERTO DEL BALZO

Dall’editoria tradizionale al web. Oggi il suo campo d’azione è l’interaction design e le applicazioni che progetta per iPhone

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Creativo nato a Milano, dove vive. Metà del suo sangue è napoletano, l’altra milanese per cui la chimica dei due poli scatena spesso qualche piccola tempesta interiore, placabile solo con una pizza o un risotto allo zafferano. La passione per la grafica e il design è stata sempre coltivata nonostante gli studi di carattere scientifico. Nel 1990 l’entrata nel Gruppo Editoriale Jackson segna l’inizio della sua carriera. Qui lavora quasi 10 anni fino a raggiungere il ruolo di art director, poi la svolta con l’ingresso in Matrix, società del Gruppo Telecom Italia leader nel mondo dei media digitali e dell’advertising online famosa per la sua attività editoriale rappresentata dal portale Virgilio e Virgilio Città e tutte le attività di innovazione. In Matrix si occupa anche della parte mobile, con nuove iniziative nel campo delle applicazioni soprattutto per iPhone.

“Interaction design”: design dell’interazione! Spiegami bene cosa significa.

Definire in maniera univoca e definitiva l’interaction design non è semplice. In due parole è lo studio dell’interazione tra l’uomo e la macchina. Ma è una disciplina più complessa in cui confluiscono definizione dei contenuti, progettazione e sintesi finale: il momento in cui il progetto delle funzionalità viene rappresentato graficamente da un visual designer che spesso, se non sempre, si occupa anche della progettazione, suo irresistibile polo di attrazione.
Nel mio percorso, cominciato con l’editoria negli anni ’90, sono arrivato alle applicazioni per dispositivi come l’iPhone passando per il web, ambito in cui tuttora lavoro.
Vent’anni fa non avrei mai pensato di ritrovarmi tra le mani un telefono touch con un’applicazione disegnata da me.

Immagino quanto possa essere gratificante! Ma, secondo te, come e quanto l’interaction design è funzionale alla qualità della vita?

Dovrebbe migliorare la qualità della vita e degli oggetti che viviamo quotidianamente, nonché del modo che abbiamo di fruirli. Tecnologia e innovazione vanno sempre avanti e il mio mestiere deve fare i conti sia con questo, sia con la convergenza in atto: c’è un mondo fatto di notizie, telefonia, connected tv, web, realtà aumentata, musica… l’interaction design ci salverà dalla schizofrenia! Ci sarà sempre più il tentativo di creare modelli ed esperienze d’uso comuni.

Ho letto ultimamente dell’ultrasound tactile display, uno speciale proiettore in grado di produrre una sensazione tattile sulle mani di un individuo, allo scopo di rendere “touch” un ologramma. Pensi che si possa arrivare ad interessare anche altri sensi, cioè il gusto e l’olfatto?

Sicuro! Per fantasticare, magari, ben presto, avremo una televisione che interpreterà i film: basterà “taggare” le scene e definire il genere e farà tutto lei, in collaborazione con una casa tutta collegata alla rete. Così le luci dell’appartamento verranno regolate a seconda delle scene e così i profumi. Immagina una scena thriller o horror: le luci si abbassano a seconda dell’intensità della scena; cominci a sentire l’odore acre del sangue e, sul più bello, al massimo della tensione, un segnale ti fa squillare il telefono o il campanello della porta di casa e il proiettore di cui parli ti farà sentire una sensazione tattile sul corpo, magari una mano che ti sfiora. Dopo tutto questo, se non sei già morto d’infarto con i tuoi occhialini 3d saldamente agganciati alle tempie, il decoder lancerà un messaggio in cucina dove, alla fine del film, troverai una bella e calmante camomilla ad aspettarti!
A parte gli scherzi, tutto può succedere e qualcosa è già successo.

È un mondo incredibilmente affascinante! Ti va di raccontarmi di qualche tuo lavoro o progetto in itinere? Qual è la molla creativa?

La creatività è l’atto finale, la sintesi di un bagaglio di conoscenze ed esperienze che si materializzano magicamente dopo un processo che non è uguale per tutti, per fortuna. Per alcuni, e non è il mio caso, si arriva a questa sintesi con metodo, una placida razionalità che porta comunque a dei risultati. Io appartengo più alla categoria di quelli che fanno del caos il terreno fertile dove creare associazioni, piccole esplosioni che generano altre idee. Un approccio divergente, il tentativo di arrivare a un risultato in modo poco lineare, per suggestioni e qualche ora di sonno in meno magari. Poi l’immaginazione va anche nutrita con una dieta fatta di poche devianze televisive, buona musica, qualche lettura e una buona predisposizione ad osservare quello che ci circonda, chiamiamola curiosità.

Sono assolutamente d’accordo con te. Vuoi raccontarmi di come è avvenuto il passaggio dall’editoria al web?

Dieci anni fa ho lasciato un gruppo editoriale dove ho passato formidabili momenti di crescita e, arrivato al bivio, ho imboccato decisamente la strada del web. Si lavorava fino all’alba in qualsiasi stato fisico, dalla lombosciatalgia alla bronchite, in una sorta di estraniamento dal mondo, con l’accettazione degli occhi velati di rosso come un fatto naturale. Si sviluppava una sorta di indifferenza al dolore cercando di fare qualcosa di nuovo, bello e diverso, ore e ore davanti al computer senza alcuna sofferenza.

So di te che “custodisci dietro lo sterno, da una vita, una passione: la scrittura”. Cosa ti piace scrivere? A cosa ti ispiri?

Racconti brevi, monologhi, frammenti. È un desiderio custodito e coltivato, qualcosa di vicino all’anima e per questo fonte anche di un leggero tormento per la difficoltà di non poter vivere due vite: una la dedicherei alla scrittura. Sono tanti gli scrittori che amo, anzi i libri che amo, e sono troppi da citare. Adesso mi sto dedicando in modo un po’ seriale e compulsivo a Marco Vichi, mi piace molto.

Altre passioni oltre la scrittura?

La cucina, i viaggi, il mare in tutte le sue versioni, a colori sotto il sole oppure in bianco e nero, schiacciato dalle nuvole. Amo gli animali: l’estate mi ha regalato una splendida cagnetta trovata in un angolo della Sardegna.

Prima parlavi anche di “buona musica”: quale musica ascolti?

Non solo jazz. L’attuale compilation che mi accompagna in questi giorni è una miscela sapiente di John Mayer, Pat Metheny, Samuele Bersani, Michael Rosen, Bendik Hofseth, Dewey Redman, Rick Margitza, Kurt Elling.

Non sopporteresti di vivere in un mondo senza ?

L’elenco sarebbe troppo lungo! Quindi facciamo che non sopporterei un mondo senza cioccolato.

Dicono di te … ?

Generalmente quando vieni a sapere qualcosa detto su di te non è mai una cosa bella. Spero quindi che non si dica molto e di essere apprezzato per quello che sono.

E tu, invece, come ti definiresti?

Non basta una vita per capire se stessi e non riesco a darti una definizione; la cosa più semplice che mi viene in mente è che sono onesto, che non vuol dire essere buono ma cercare di essere onestamente me stesso, difetti inclusi.

 

© 2010 Andy Magazine. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 


Intervista: Margherita Mazzenga
Soggetto: Roberto Del Balzo
Luogo: Milano
Foto:
Amedeo Novelli
Web: www.robertodelbalzo.com

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