Banner

RENATO RAVENDA

Esperto di comunicazione. Desiderio, emozione, seduzione  e valutazione razionale sono gli elementi del suo fare quotidiano

ravenda_head

Renato Ravenda, classe 1971. Laureato all’Accademia di Belle Arti, è laureando in Comunicazione e Marketing presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Questo uomo in carriera è riuscito, non si sa come, a trovare del tempo da dedicarci per rispondere a delle domande riguardo la sua vita. Abbiamo scoperto molte cose su di lui, ma soprattutto ci siamo resi immediatamente conto di avere a che fare con un vero creativo, con un individuo diverso, simpatico e fuori dagli schemi, che probabilmente nella vita non potrebbe fare altro che il suo mestiere. In una parola: Comunicare.
Qui però non parleremo soltanto del suo lavoro, ma anche delle sue passioni, dei suoi hobby, degli sport praticati. Una domanda che però ci siamo dimenticati di fargli è questa: Renato, ma ogni tanto ti ricordi anche di respirare?!

Spiegami un po’ di cosa ti occupi esattamente, quali sono le tue mansioni a tutt’oggi?

Ancora oggi devo capirlo. L’inquieto. Per fare il mio “mestiere”, ammesso che questo lo sia un “mestiere”, occorre una buona dose di psicologia ed empatia con le persone. Sei sempre tra due fuochi, devi mediare esigenze ed umori all’interno del tuo team prima e con il “cliente” poi. Infilandoci dentro una bella dose di creatività (n.b.: non fantasia, quella è un altra cosa) e frullando il tutto q.b.  Io devo “vendere”. Un atto di acquisto è sempre il risultato dell’azione congiunta di un desiderio e di una valutazione razionale: si seduce con le emozioni e si rassicura con le argomentazioni. Forse questo è in breve il mio “mestiere”,  “vendere” un’idea o un “pezzo” in più.

Come ti vengono in mente le idee per il tuo lavoro?

La “creatività”: tutti la chiedono, ma pochissimi la vogliono realmente, perché è scomoda. Ripetersi è economico, sicuro, meno faticoso, ci dà sicurezza. La consuetudine, il “manierismo” hanno una percentuale molto elevata di accettazione in chi ti chiede “creatività”. Infatti raramente il cliente accetta la pura creatività. In generale le idee le mastico un po’ di giorno e le accantono. Programmo il cervello che nella notte le digerisce e verso le quattro del mattino le risputa fuori. Appunto sempre tutto in tempo sul mio fido iphone.

Qual è la cosa che ritieni sia più difficile nel tuo ambito lavorativo?

Citando Barbero, il neo direttore del Macro, a qualcuno capita di “confondere Malevich con Jill Sander”.  Constatazione 1: nessuno si mette a contestare l’opinione di un professionista, diciamo di un medico. Ma nessuno all’estremo opposto si sogna neanche di porre obiezioni all’idraulico. Constatazione 2: in comunicazione e in grafica, tutti invece diventano “esperti”, come se la ghestaltica, i limiti segnici e cognitivi, le euristiche del giudizio e della scelta fossero cose che tutti imparano all’asilo. Comunicare è sicuramente “facile”, Watzlawick  insegna. Comunicare bene, raggiungere un obiettivo, è un affare un po’ più complesso.   

Quando e come hai capito di voler lavorare nella comunicazione e nel marketing? Era un tuo sogno fin da quando eri piccolo?

Ho avuto un infanzia difficile: a otto anni mi sono ritrovato nella libreria Psicopatologia della vita quotidiana di Freud. Ho proseguito con i tipi psicologici di Jung. Sono cresciuto con Giancarlo Livraghi e Gaetano Kanizsa nel cassetto, a fianco ai “graphos” ed ai pennelli. Direi che la mia “fine” è stata un po’ inevitabile. Oggi invece mi diletto con  mouse, Cialdini e Kiyosaki.

E quando invece ti sei reso conto che il mondo stava andando verso la dimensione dell’online?

Fieramente posso dire di essere stato tra i primi: nel 1996 ero già Art director di uno dei primi service provider italiani. La mia prima email risale al 1993. Sicuramente Il Mercante in Rete di Giancarlo Livraghi ha sempre segnato il mio passo. Gli devo molto in termini di formazione.

Che tipo di docente sei con i tuoi studenti?

Non lo sono. Imparo sempre insieme a loro.

Dove hai trovato il tempo per seguire anche un’infinità di corsi e master post universitari?

La notte è lunga! E poi uso i frequenti spostamenti in macchina per la mia formazione, è incredibile quanto si possa essere concentrati e ricettivi mentre si guida. Aggiungici anche una buona dose di ferie e di soldi sacrificati sull’altare del sapere... ed ecco girata la clessidra.

Sei aggettivi per descrivere la tua personalità, positivi e negativi.

Riflessivo. Razionale. Sintetico. Riflessivo. Razionale. Sintetico.

Ho letto che sei anche istruttore di Kyusho Jitsu, in cosa consiste questa pratica?

E’ un antico “sapere” tramandato inizialmente da alcune caste segrete in Oriente, oggi invece epurato dal mito e valorizzato scientificamente, è una conoscenza formidabile per la salute ed il benessere, ma anche per la più micidiale difesa personale.

Quando ti avanza del tempo libero che cosa ti piace fare? Mangi? Le fai le faccende di casa?

Arti marziali. Fotografia. Sono la mia vita parallela. Non vivrei senza. Mangio disordinatamente. Ma periodicamente mi impongo regole. Nei weekend amo cucinare... e  mi tocca “amare” il ferro da stiro!

Che tecniche usi per non stressarti e per riuscire a staccare la spina quando è il momento?

Facile! Vado in palestra, picchio un po’ di gente e mi rilasso subito! Oltre al Kyusho pratico regolarmente Ju Jitsu e Ryukyu Kempo.

Ultimo libro letto?

L’uomo nuovo, scritto da Luigi Manglaviti. Scrittore “conterroneo”. Uno di quei talenti che meriterebbero mille volte la notorietà dei vari Dan Brown. Introspettivo ed acutissimo. Da leggere.

Che musica ascolti?

Dai notturni di Chopin agli assoli dei Deep Purple. Da Emiliana Torrini ai Gipsies del Rajasthan.  Dipende in molta parte da quello che mi capita sotto mano e di cosa ho voglia di ascoltare. Sicuramente Vinicio Capossela, in una notte di dopoconcerto “privè-improvvisè” in sei persone alla mitica “Sosta”, noi, e lui per noi al piano fino all’alba... bè, un posto speciale se l’è guadagnato.

Nella vita di tutti i giorni sei abbastanza creativo oppure uscito dall’ufficio diventi una persona molto pragmatica?

L’inverso. E’ in ufficio che devo essere pragmatico. Non esiste creatività senza pragmatismo, diventerebbe fantasia. Per dirla alla Munari, è la distanza che separa artista e designer. Fuori... ebbene si, confesso: sono io a scrivere le battute ai comici di Zelig!

(Facciamo le corna) Da domani il mondo cambia e ti dicono dappertutto che una figura professionale come la tua non serve più. Che cosa ti metteresti a fare?

Non smetterò mai di fare arti marziali. Non smetterò mai di parlare con la gente. Non smetterò mai di fotografare la gente.  Però amo anche alzarmi prima dell’alba. ... il fotografo panettiere?

 

©Andy Magazine 2010. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 


Intervista: Dejanira Bada
Soggetto: Renato Ravenda
Luogo: Venezia
Foto: Tiziana Brisotto
Web: www.ravenda.it

ravenda

Share |
facebook_icontwitter_icon
Banner

News

Luca Zaramella su Radio Classica venerdì 26 maggio alle ore 11 parlerà di 'Come Hell Or Hight Water' di Filippo Cosentino e Federica Gennai

Francesco Orio Trio il 17 Luglio ad Aarhus Jazz Festival per il 12 Points il contest più importante d'Europa

Francesco Orio Trio il 4 novembre presenta in prima nazionale 'Causality Chance Need' al Teatro San Domenico (CR)

Newsletter

Cerca

Banner