CARMELO COGLITORE

Carmelo Coglitore poliedrico e virtuoso sassofonista, tra i più creativi della sua generazione.

coglitore_head

Carmelo Coglitore è sassofonista dalle variegate e multiformi sfaccettature. Compositore, direttore d’orchestra, docente di sassofono e clarinetto. In ogni campo non smette mai di sorprendere.
Strumentista dalla tecnica inarrivabile, versatile ed eclettico proprio come la sua musica, con il suo nuovo lavoro intitolato “Instant Groove”, Carmelo Coglitore prosegue il proprio personale concetto di esplorazione osservando la multiformità degli eventi, delle persone, dei suoni, e perché no, anche dei cibi.

Furci Siculo, Messina. Come si raggiungere la conoscenza del Jazz vivendo in un paesino di tremila abitanti?

Mi sono avvicinato a questa misteriosa e mistica musica attraverso l'ascolto delle audio cassette e la visione dei concerti di Umbria Jazz che trasmetteva la RAI in terza serata. Ho iniziato a praticare l'improvvisazione in maniera naturale ma ovviamente sono stato contrastato dal contesto musicale "classico" che a quel tempo frequentavo. Era assolutamente vietato "abbellire" una composizione scritta dal suo autore.

Come i grandi Maestri del Jazz e dell’arte in generale - mi vengono in mente Steve Lacy e Giorgio de Chirco - conosci bene le basi e le forme classiche. Quali percorsi ti hanno portato all’incontro con la libera improvvisazione?

Ho iniziato a giocare con i suoni con la spensieratezza di un bambino, poi ho intrapreso gli studi classici per in seguito approfondire lo studio del Jazz e della ricerca sull'improvvisazione, tutto ciò per ritornare a ripensare a quel bambino. L'improvvisazione è composizione e organizzazione del materiale sonoro in tempo reale. Amo iniziare i concerti senza sapere che pezzi suonare, anzi, molto spesso creando delle strutture melodiche istantaneamente. L'essenza del mio ultimo progetto musicale non a caso si intitola "Instant Groove".

Cosa c’entrano col Jazz i libri, il cinema, la letteratura?

Un libro, un film, una poesia sono ciò che è stato scritto, filmato e fermato nel tempo. Jazz è tutto ciò che sta succedendo, anche adesso e che continuerà ad accadere. Il Jazz è l'elemento artistico più simile ad un essere vivente, è un cuore che batte, per sempre, a ritmo di swing.

Cosa ascolti, leggi o “vedi” in particolare?

Sono una persona pigra, ma potrei anche ascoltare un disco per un anno intero senza dare spazio a niente altro. Mi appassiona la cucina quindi improvviso ricette sempre diverse. Quando posso ascolto, vedo i concerti dei miei colleghi.

E cosa avviene quando interagisci musicalmente con altri colleghi? Quello che tutti chiamano interplay?

Il musicista di jazz è una persona privilegiata soprattutto nei rapporti umani occasionali. Mi spiego: noi possiamo suonare con un musicista appena incontrato, di cui non ne comprendiamo la lingua, ma con cui abbiamo un feeling musicale incredibile. L'interplay è quella speciale reazione chimica che si scatena tra due o più musicisti che incrociano il proprio mood, creando un’alchimia irresistibile.

Dicevamo di "Instant Groove". In questo lavoro inciso per la Naked Tapes partecipano Francesco Cusa alla batteria, il giovane e già affermato Giacomo Tantillo alla tromba e Pino Delfino al contrabbasso. Come nasce la costituzione di questo tuo nuovo quartetto?

Quando ho un'idea musicale, un percorso che desidero intraprendere, subito dopo penso a coloro che potrebbero sobbarcarsi l'arduo compito di tradurre ciò che ho in testa in musica. In questa particolare occasione nessuno era al corrente di cosa si stesse per suonare. Incoscienza o massima fiducia? Non so, questo potete chiederlo ai miei musicisti.

"Instant Groove" suona molto “anni Sessanta”. Dimmi tutto sulla sua gestazione e sul suo risultato finale.

Sentirmi dire che il mio disco suona molto "anni Sessanta" mi commuove e mi fa credere che sono sulla giusta direzione. Forse in quegli anni si è chiuso il cerchio magico del Jazz "ispirato". Non ci crederai ma quello che succede nel disco si ispira spiccatamente al "bel canto". Anche se è tutto improvvisato la melodicità che viene espressa credo sia distante dal Free. Lo sforzo compositivo e organizzativo da l'impressione di ascoltare delle composizioni e non delle improvvisazioni su una griglia di accordi.

Il Jazz italiano spesso si basa sulla cantabilità di certi temi, talvolta sullo sviluppo di talune distinte melodie. Sbaglio o il tuo disco assume un preciso voluto atteggiamento di controtendenza?

Il disco che io e i miei compagni di viaggio abbiamo inciso è un momento unico e irripetibile, proprio come un'improvvisazione. La caratteristica portante è il senso della coralità e non del semplice "assolismo". Il ritmo e il poliritmo la fa da padrone. Le tracce, che ho chiamato non a caso Anche "Istanti" si ispirano alla cantabilità di autori come Verdi, Bellini, Rossini etc.

In questo tuo percorso fondamentale è stato l’incontro col produttore Gianni Barone, la libertà di incidere la tua musica e l’interscambio di idee con chi organizza e raggiunge il prodotto concreto. Ne vogliamo parlare?

Sono abbastanza certo che nella vita niente succede per caso, come del resto così è per l'improvvisazione. Quando incontri una persona che crede nella tua progettualità è davvero una grande soddisfazione. Se poi la persona in questione si chiama Gianni Barone, allora tutto ciò diventa un'esperienza interessante e formativa.

Sei stato negli States ed in seguito insignito della "Residenza d’Artista Italo-Francese". Raccontaci di queste tue esperienze fuori dal contesto italiano…

Breve ma intensa è stata l'esperienza a New York. Otto concerti in nove giorni. Una città dove tutto è veramente possibile. Sembrava di vivere in un continuo set cinematografico.
L'anno scorso ho invece condiviso una residenza musicale alla Casa del Jazz con Theo Ceccanti, un musicista francese che potrei definire "perfetto" e con altrettanti strepitosi musicisti italiani. Mi sento fortunato perché la musica mi da l'opportunità di condividere il mio tempo e il mio timing con persone eccezionali.

Cosa trasmetti da docente e cosa impari dai tuoi allievi?

Il musicista di jazz nella scuola pubblica in cui insegna la disciplina musicale con una didattica tradizionale, viene spesso paragonato ad un alieno. Rivelare agli alunni che si può suonare anche senza necessariamente leggere uno spartito non è stato molto semplice. I miei studenti sono la mia primaria fonte di ispirazione. Grazie ai loro suggerimenti e al loro spontaneo feedback riesco ad essere un docente e anche una persona migliore.

Ami molto il cibo. La tua creatività culinaria è Jazz o pura accademia?

Il Jazz te lo ritrovi nella tua vita. Finisci per vivere una vita Jazz quando cucini, mentre parli, quando ti relazioni con il prossimo. E poi credo che sorridere sia molto Jazz...

Ultima cosa: quando la smetterete voi messinesi di chiamare le celebri palle di riso arancini?

Mai.

 

 

 

Questa intervista fa parte del progetto editoriale “My Life/My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano” curato da Gianmichele Taormina ed edito da Andy Mag.

 

INTERVISTE CORRELATE
ENRICO RAVA. Il jazzista italiano più conosciuto al mondo…
FRANCESCO ORIO. Promessa del piano jazz...
PAOLO FRESU. Star del jazz italiano…

CHI SIAMO

 

©Andy Magazine 2017. Tutti i diritti riservati.
E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 

 


Intervista: Gianmichele Taormina
Soggetto: Carmelo Coglitore
Luogo: Brescia
Foto:Alessandro Mallamaci
Web: fb.carmelo coglitore

 

coglitore_1

Share |

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

facebook_icontwitter_icon
Banner

News

Luca Zaramella su Radio Classica venerdì 26 maggio alle ore 11 parlerà di 'Come Hell Or Hight Water' di Filippo Cosentino e Federica Gennai

Francesco Orio Trio il 17 Luglio ad Aarhus Jazz Festival per il 12 Points il contest più importante d'Europa

Francesco Orio Trio il 4 novembre presenta in prima nazionale 'Causality Chance Need' al Teatro San Domenico (CR)

Newsletter

Cerca

Banner