FEDERICA GENNAI - FILIPPO COSENTINO

Federica Gennai e Filippo Cosentino un'esplorazione eclettica delle frontiere del jazz contemporaneo

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Vocalità duttile, cantante, compositrice, arrangiatrice.La ricerca artistica di Federica Gennai, oltre al canto jazz e alla sperimentazione vocale, tocca anche perimetri quali la composizione in ambito contemporaneo e la didattica musicale nell'infanzia. Riconosciuta come “Miglior talento femminile del jazz italiano” nel 2006 al concorso C. Bettinardi, è arrivata altresì finalista nel 2014 alla XVII edizione del “Concorso internazionale di composizione ed arrangiamento per orchestra jazz” del Barga Jazz Festival.
Significativo l'incontro con Filippo Cosentino, autore del disco “L’astronauta” premiato come uno dei migliori album del 2015 dalle classifiche di Smemoranda e il Sussidiario, inserito tra i migliori Nuovi Talenti 2015 nel Top Jazz della storica rivista Musica Jazz. Tra i principali interpreti della chitarra jazz e acustica italiana, Filippo è anche autore di “Tre - baritone guitar solo”, definito dalla prestigiosa testata Chitarre “un’opera d’arte”. Ha tenuto concerti in Germania, Francia, UK, Finlandia, Danimarca, Lituania, Spagna, Svizzera, Hong Kong, Macau. Dalla collaborazione tra i due artisti, nasce il disco “Come Hell or High Water”, prodotto da Naked Tapes, divisione della NAU MUSIC COMPANY, del produttore Giovanni Barone. Il repertorio sonoro comprende brani ideati quasi interamente dai due musicisti, con il prezioso contributo di Michela Lombardi, la quale ha scritto i testi di alcune tracce composte da Federica: “Loneliness”, “No Solution Re Solution” ed “Every Moment is a Gift”.
Il progetto discografico si configura come una ricerca assai sperimentale, che unisce le sonorità e le armonie tipiche dell'area Mediterranea alle influenze del jazz europeo. La dimensione compositiva è sia per Federica che per Filippo un mezzo per esprimere sé stessi, il proprio background ed il proprio percorso di vita, nel segno di una musica concepita come ricerca di sé e di quell'altrove che solo l'arte può consegnare. Oltre alla dimensione introspettiva, acquista peso quella onirica, in un album permeato di sfumature assai diverse, policromo e oltremodo stimolante, soprattrutto a livello stilistico.

Benvenuti Filippo e Federica. Innanzitutto, complimenti. Entrambi siete personalità in ascesa nel panorama musicale nazionale; avete eccelso in molti campi, a partire dalla vostra formazione e dalla ricerca artistica. Andy da sempre ricerca ed esplora la creatività ed il talento che si genera e si esprime anche attraverso lo studio e la ricerca. Volete dirci qualcosa in merito?

Federica: Grazie per questa bellissima domanda. In effetti, avete centrato un punto importantissimo per il mio percorso all’interno di quell’arte stupenda che è la musica. La ricerca e lo studio per me sono due parole chiave. Il talento credo sia solo un punto di partenza; il vero lavoro, quello più duro, quotidiano, affascinante, è quella spinta a conoscere sempre di più, a ricercare sempre di più, in ambiti sempre nuovi; ascoltare, confrontarsi, crescere, ricercare novità anche dentro sé stessi (e questo non è mai facile). È spingersi, come Ulisse, sempre oltre, alla ricerca di quei confini che poi, in fondo, non esistono.

Filippo: Penso innanzitutto che lo studio costante, l’applicazione e la ricerca siano elementi chiave per ogni musicista. La bellezza della musica, come delle altre arti, è che ci spinge a pensare che c’è sempre modo di migliorare sia il proprio approccio allo strumento che alla composizione. Un lavoro discografico - in questo caso musicale - giunge al termine di un lavoro di ricerca e di studio assai intenso, ma non bisogna dimenticare che è anche contemporaneamente il punto di partenza da cui guardare al futuro.

Federica lo chiedo a te. Come è nato il vostro sodalizio artististico?

Filippo ed io ci siamo conosciuti alla finale del concorso internazionale “Premio Urbani” e abbiamo scoperto di essere anche compagni di studi al Conservatorio G.B.Martini di Bologna (essendo iscritti ad annualità diverse e a strumenti diversi non ci eravamo mai incrociati durante le lezioni), dove entrambi stavamo frequentando il percorso triennale di Jazz. Da quel momento, sono state diverse le collaborazioni artistiche che abbiamo fatto. Finito il percorso in Conservatorio, ci siamo un po’ persi di vista e abbiamo continuato i nostri percorsi musicali separatamente. Lo scorso anno ci siamo ritrovati durante il Farfa Voice Festival, dove Filippo mi aveva invitato a partecipare come guest nel suo trio, per eseguire mie e sue composizioni. Ne è nato un immediato feeling musicale che ci ha portato a voler incrociare le nostre visioni musicali diverse in un’unica direzione ed in un nuovo progetto

Veniamo al vostro nuovo progetto discografico: “Come Hell or High Waters”, prodotto da Naked Tapes. Si tratta di qualcosa di molto sperimentale, in cui le melodie e le armonie tipiche dell'area mediterranea si sposano alle atmosfere del jazz europeo e alle sonorità della musica elettronica. Come siete riusciti a coniugare realtà apparentemente così lontane? L'ibridazione di corpi eterodossi crea qualcosa di unico; credete siano queste le frontiere della musica contemporanea?

Federica: Ci si ricollega alla mia risposta precedente: le frontiere, o meglio, secondo quanto è nel mio spirito, il crearne sempre nuove e poi riuscire a superarle; credo che nella musica, come nelle altre arti il “genere” sia qualcosa che da una parte “canonizza”, ma dall’altra pone un limite. Rimanere aggrappati ad un solo genere musicale, o a uno stile, può far perdere di vista la possibilità di nuovi colori. Anche se credo che, prima di “mescolare”, si debbano fissare quelli che abbiamo a disposizione.

Filippo: Nei miei lavori precedenti, e su tutti cito “L’astronauta” inciso con Andrea Marcelli, Jesper Bodilsen e Antonio Zambrini, ho sempre portato avanti questo lavoro di ricerca costante tesa a coniugare le musiche delle culture del Mediterraneo con l’astrazione e la spazialità dei suoni e delle atmosfere della musica del nord Europa. La musica contemporanea ci offre una grande occasione per superare il concetto di confine che oggi spesso viene anche richiamato nella cronaca di tutti i giorni. La musica è naturalmente un elemento liquido, un tramite attraverso il quale le diverse culture hanno sempre dialogato tra loro, ben prima di poter esprimersi con le parole. E’ naturale, quindi, che ci sia una comunicazione tra generi diversi ed in questo caso specifico tra suoni anche molto diversi tra loro: acustici ed elettrici. Quello che definiamo jazz europeo è infine il ripensamento delle proprie tradizioni secondo una grammatica musicale che storicamente è comune al jazz.

“Come hell or high water” è un'espressione idiomatica traducibile come “costi quel che costi”, ma interpretabile a diversi livelli. Perché dovrebbe raggiungerci l'inferno o l'alta marea? La prima cosa che viene in mente è il trasporto. Forse, tra tutte le arti, la musica è quella che più facilmente – o almeno più intensamente – riesce a catturare i suoi fruitori e a portarli in una dimensione ove tutto è percepito con maggiore enfasi, ove l'anima vibra. Arnold Bennett, celebre scrittore inglese, rifletteva sulla capacità di evasione della musica e, in contemporanea, sull'ineffabilità dei suoi effetti: “Il linguaggio della musica è un linguaggio che solo l'anima capisce, ma che l'anima non potrà mai tradurre”.

Federica: Per quanto mi riguarda, nell’espressione “Come hell or high water” c’è sia l’aspetto di sfida con se stessi (quel a tutti i costi), sia la polarità inferno/alta marea, due aspetti presenti nella vita di ognuno. Il linguaggio della musica permette di dare un’espressione udibile anche ai lati più nascosti dell’anima - l’inferno e l’alta marea appunto - che in altro modo difficilmente potrebbero emergere.

Filippo: “Come hell or high water” è il titolo di una mia composizione e sono felice che sia poi diventato anche il titolo del disco. Il brano è stato scritto in un momento intenso della mia vita, allora piena di cambiamenti e, così come spesso accade a chi sceglie di vivere artisticamente la propria esistenza, ho tradotto in musica uno stato emotivo.

Per entrambi, la musica rappresenta l'occasione di viaggiare. In senso fisico – con riferimento alle vostre interpretazioni sui palchi dei jazz festival – ma soprattutto in senso intimo, introspettivo, quasi fosse un peregrinare dell'anima. A nostro parere, l'arte non può prescindere da questo. Non è un caso che nella track list dell'album compaia “Avalanche”, una splendida rivisitazione della musica di Leonard Cohen. Cosa aggiungereste? Quali sono gli altri musicisti che vi hanno ispirato?

Federica: Anche in questo caso è stato centrato il punto! Il viaggio del musicista è non solo fisico, ma anche un eterno girovagare dentro sé stessi, solo per pochi momenti il percorso è statico. Personalmente, seguo e trovo ispirazione in poeti come Leonard Cohen o Nick Cave, che riescono attraverso la loro musica a trasmettere con potenza il percorso in continuo mutamento di quel viandante solitario che è il musicista. Trovo inoltre fonte continua di ispirazione nella musica classica e contemporanea, mia colonna sonora da quando ero nella culla.

Filippo: Grazie mille! Insieme a Federica abbiamo riscontrato che per entrambi la canzone d’autore ha un significato importante all’interno del percorso artistico che individualmente ognuno di noi ha fatto e compie. Non solo le note sono importanti nella ricerca di sé stessi, ma anche le parole hanno un significato profondo, quando talvolta l’approccio a certa musica è separato dalla comprensione del testo stesso.

“No Solution, Re Solution” altra traccia lirica e suggestiva, ai limiti dell'ipnosi. Federica, ne hai dato una chiave di lettura stupenda: “una spirale fatta di interrogativi che non hanno risoluzione, solo attimi di luce che dissolvono la domanda”. Si direbbe che, in fondo, le risposte non sono necessarie quanto lo è il processo di comprensione in divenire, sempre irrisolto, ma estremamente sentito. C'è un momento che ha ispirato la genesi di questa canzone?

Ogni mia composizione ha una forte matrice autobiografica. È generata da emozioni, eventi o solo contemplazione di piccoli momenti. In particolare, “No Solution Re Solution” è un brano a cui sono molto legata. Nasce da un recente periodo della mia vita molto difficile, in cui mi sono sentita attanagliata da mille dubbi. La pratica dello yoga, della meditazione e la concezione “olistica” del benessere ha portato alla consapevolezza che, come avete osservato, l’obiettivo non sia tanto trovare la risposta giusta, quanto accettare i dubbi e le domande e anche le proprie debolezze come parte integrante di sé ed accettare di guardare a quel momento con positività.

Filippo, l'applicazione costante all'esplorazione di nuovi territori sembra essere parte integrante del tuo modus operandi. Prendiamo ad esempio “Tramuntanedda”, pezzo che ti ha consentito di approdare ad una meravigliosa sintesi delle tue origini.

Tramuntanedda è un brano che ho dedicato alla mia famiglia, ai miei nonni che dalla Sicilia si sono trasferiti in Piemonte per stare vicini ai propri figli e nipoti; per ricordarmi e fissare nella memoria del tempo alcuni momenti che ho passato con loro e che sono per me indimenticabili. Allo stesso tempo, è una ricerca delle mie origini: in questo sta tutta la sintesi del mio percorso in musica. Lo studio giornaliero di nuovi territori porta con sé in regalo anche la scoperta di sé stessi e così la possibilità di esprimersi sempre con linguaggi nuovi. Musicalmente è un brano che si regge su tre diversi frammenti tematici, nello stile delle musiche dell’area del Mediterraneo. Il tutto senza dimenticare che per me la musica è divertimento e quindi melodia, gioia, serenità: il lavoro compositivo qui è stato far comunicare i vari frammenti melodici oltre a scriverli e pensarli. Anche 'Crescendo' per altro è un brano concepito con questa metodologia.

Federica, molti testi dell'album sono di Michela Lombardi. A parte le voci, la presenza di donne nel mondo del jazz è, purtroppo, ancora assai limitata; la vostra collaborazione, in questo senso, è destinata a lasciare il segno ed è, a sua volta, imago di cambiamento. Sei d'accordo? Ci piacerebbe approfondissi un po' l'argomento.

Sono d’accordo che nel mondo musicale jazzistico la presenza di strumentiste e compositrici donne sia ancora minima, ma vedo con piacere segnali di un sensibile cambiamento. Sono molto felice di esser parte, come musicista e compositrice, di questo processo, e sono ancora più felice di questa particolare collaborazione, non così scontata, nata per questo progetto. Solitamente scrivo da sola i testi alle mie musiche, o a quelle di altri che io devo cantare, come ad esempio in questo cd i miei testi ai brani di Filippo. In questo caso particolare, però, le mie composizioni avevano una formante autobiografica ed emotiva fortissima e sentivo di aver già detto con la mia musica tutto ciò che era necessario, ed aggiungere io stessa un testo sarebbe stata una forzatura. Da qui è nata l’idea di cercare un paroliere. Michela si è offerta subito e di buon grado di scrivere i testi alle mie composizioni. Ho accolto la sua proposta con gioia, sia perché conoscevo le ottime qualità di lyricist di Michela, sia perché, collegandomi alla tua domanda, sarebbe stata una collaborazione importante, nuova. Due donne, due colleghe, che cooperano insieme come compositrice e paroliera. Una bella immagine di cambiamento verso una visione anche femminile della musica jazz.

Come è nata la collaborazione con l'etichetta “Naked Tapes”?

Federica: Incisa una prima demo, con Filippo abbiamo deciso di inviarla via email a Gianni Barone. La sua risposta è stata immediata, accogliendo con entusiasmo il nostro lavoro. La sua proposta è stata quella di “inaugurare” la nuova etichetta Naked Tapes con il nostro progetto, cosa che ci ha davvero fatto piacere, così come ci onora il fatto di essere i primi rappresentanti della bellissima idea di Gianni di lasciare che l’essenzialità della forma (il bellissimo packaging del cd, sottovuoto, fatto di due colori, una grafica minimal, che adoro, e senza foto) puntasse l’attenzione sul contenuto e sull’idea musicale.

Filippo: Ho avuto il piacere di conoscere Gianni Barone una prima volta al festival Dancing on the string a Settimo Milanese nel 2015 per la presentazione del mio precedente disco in quartetto “L’Astronauta”, pochi mesi dopo ci siamo incontrati nuovamente all’edizione invernale del bellissimo Roccella Jazz. Avevo capito che mi sarebbe piaciuto prima o poi avere l’opportunità di lavorare con lui perché mi aveva comunicato essere un uomo operativo, una persona che ascolta con attenzione, che lavora con gli artisti/musicisti contrariamente ad una tendenza abbastanza comune e attuale che esclude la componente AR da parte di dirigenti di etichette in favore di uno scambio commerciale che punta a vendere qualcosa all’artista stesso. L’idea del progetto Naked Tapes ci è piaciuta molto sia per affinità concettuali che per modalità operative. Come sempre, insieme a Federica porteremo in giro la nostra musica con generosità e rispetto verso una realtà che ha creduto in noi dalla prima email inviata.

 

 

Questa intervista fa parte del progetto editoriale “My Life/My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano” curato da Gianmichele Taormina ed edito da Andy Mag.

 

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Intervista: Chiara Zanetti
Soggetto: Federica Gennai, Filippo Cosentino
Luogo: Alba(CN)-Pescia(PT)
Foto:Bruno Murialdo
Web: fb.federica.gennai

Web: fb.filippocosentinoguitar

 

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