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FATIME HALMOS

Fatime Halmos attrice e cantante. Una personalità complessa continuamente in viaggio tra l’Italia e l’Ungheria.

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“E’ molto difficile vivere e lavorare in due Paesi. Ho due cuori e soffro molto per questa divisione”. Questa frase di Fatime Halmos descrive perfettamente la sua condizione di artista europea a cavallo tra due culture. Formatasi tra l’Accademia d’Arte Drammatica di Budapest e il DAMS di Bologna, dove ha conseguito la laurea, tra il Conservatorio Szent István di Budapest, quello di Santa Cecilia a Roma e il Licinio Refice di Frosinone dove si è specializzata in canto jazz. Una personalità sensibile e poliedrica caratterizzata da questo elemento dicotomico che si esprime con leggerezza… “profondamente mi sento ungherese e nello stesso tempo italiana. Non politicamente, non storicamente, ma nei colori, nei suoni, nei sorrisi e nei dolori”.

La tua attività professionale è molto variegata, dal canto al teatro...

Eh sì…tutto é cominciato con la recitazione. Da bambina volevo diventare un’attrice. Il teatro e il cinema erano tutta la mia felicità. Addirittura al liceo non andavo a scuola perché nei cinema di Budapest esistevano gli spettacoli alle 10 della mattina ed io preferivo i film al posto della scuola. Il canto invece era un'attività normale per me: in famiglia si cantava sempre, ovunque; ma il posto preferito era la macchina durante i viaggi. Lì si cantava sempre e tutti insieme. Intorno ai 16 anni mi hanno consigliato di studiare canto perché mi dicevano che così sarei potuta diventare un’attrice perfetta. Avevamo un’amica di famiglia che era una cantante lirica. Lei ha iniziato ad insegnarmi il canto. E lei è stata la prima persona che mi ha fatto capire di avere talento e una grande estensione vocale. Lei e, in seguito, altre maestre volevano che io diventassi una cantante lirica, ma a quell’ età l’opera non la sentivo adatta a me. Così dopo due anni di canto classico, a Roma, ho incontrato Giuppi Paone, (nota cantante ed insegnante di jazz e canto moderno) e lei ha allargato le mie vedute. La mia voce é diventata senza un genere, é diventata la mia strada, la mia vocazione, anche una forma di vita. Sai, gli esercizi di canto possono essere anche una specie di meditazione. Ho sperimentato tante cose ed anche tanti generi.
Il canto é diventato più forte del teatro. Forse anche perché nel canto potevo essere LIBERA. Non avevo i limiti che forse una compagnia teatrale può dare; lavoravo con musicisti da me molto stimati. Il teatro è tornato nella mia vita di nuovo al mio ritorno a Budapest dove ho iniziato a lavorare con una compagnia teatrale italiana. Alla fine posso dire che per me il teatro o la musica sono la stessa cosa: bisogna sempre interpretare un ruolo, voglio dire qualsiasi personaggio, oppure canzone per me sono una nuova vita. Bisogna capirle, conoscerle, combatterle, amarle, odiarle, insomma bisogna viverle. É il "divertimento” più bello che uno possa avere! Con la recitazione ed il canto ho vinto la battaglia: sono riuscita a rimanere una bimba: una bimba che guarda, analizza, sente tutto con una profondità sincera. Non cambierei questo con niente al mondo. Finché c’é la possibilità di imparare nuove canzoni e nuovi personaggi, sono felice.

Sei un’artista spesso in viaggio tra l’Italia e l’Ungheria, professionalmente quali difficoltà ritrovi in entrambi i luoghi?

E’ molto difficile vivere e lavorare in due Paesi. Ho due cuori e soffro molto per questa divisione. Le difficoltà vengono proprio dal fatto che sembra di non essere mai da nessuna parte, sempre in viaggio, sempre in partenza. Tuttavia, questa sorta di vita doppia ha anche mille risvolti positivi: i colori si raddoppiano! Profondamente mi sento ungherese e nello stesso tempo italiana. Non politicamente, non storicamente, ma nei colori, nei suoni, nei sorrisi e nei dolori.

Stai conducendo una ricerca musicale rivolta al canto tradizionale ungherese, perchè questa scelta?

Devo essere sincera, la scelta non è stata mia! Il pianista e compositore Stefano Travaglini mi ha chiesto di fare un progetto magiaro cioè fatto di canzoni tradizionali della mia terra. Lui avendo una cultura musicale profondissima nel mondo di Bartók, Kodály e Ligeti si sentiva a casa e io d’altronde sono nata in questo mondo. Ho studiato tutto il Mikrocosmos di Bartók al pianoforte ( mia mamma già mi cantava queste bellissime melodie nella culla). Questi brani, di cui alcuni antichissimi, hanno origini molto lontane, già dal tempo in cui non si parlava ancora di Ungheria ma di Patria Antica, quella dei nostri avi, gli asiatici. Non avendo io il timbro delle cantanti etniche, all’inizio ero un po’ spaventata ma Stefano, una volta venuto a Budapest, non appena ha iniziato a muovere le dita sul pianoforte ha acceso la miccia e ha fatto scoppiare queste canzoni nel mio cuore. Ero completamente libera e le cantavo a modo mio, rimanendo però attaccata alla melodia. Questi brani antichi, popolari sono diventati delle poesie, dei fiori. Non possiamo definirle canzoni popolari, né world music, è come se fossero dei brani nuovi di musica colta. Sono veramente molto belli! Così, alla fine, ti posso dire che non faccio una vera e propria ricerca musicale nel canto tradizionale ungherese. Ci sono le canzoni e ci siamo noi con la versione del XXI secolo. Le melodie e i testi sono attuali, anche perché il bello é sempre attuale e ciò che noi mettiamo dentro è la nostra personalità, i nostri sogni, le nostre battaglie e sconfitte, le nostre gioie e lacrime.

Quali sono le caratteristiche della musica e del canto tradizionale ungherese? E’ seguito in Ungheria?

Il canto popolare è la più antica forma d’arte musicale magiara e si può raggruppare fondamentalmente in due gruppi: canti in stile antico, le cui radici risalgono al ’900 e i canti in stile moderno, dei quali si hanno testimonianze a partire dal 1800. Tra questi canti possiamo trovare le nenia (trenodia), i cantambanci (rapsodi) e i canti dei bambini. Le nenie (trenodie) magiare sono forme arcaiche di 2000-3000 anni e derivano dalla patria originaria asiatica. Lo stesso Béla Bartók osservò con cura i canoni stilistici di tale repertorio popolare, studiando oltre 300 canti popolari; da qui delineò alcune tendenze comuni quali: isometria, l’uso dello stile salmodiante e la costruzione melodica quasi completamente basata sulle scale pentatoniche. In Ungheria per fortuna c’é una grandissima tradizione della musica popolare. Forse anche perché fanno parte della nostra vita dall’età dei bambini. Le canzoni si imparano ovunque, dall’asilo alla scuola. E’ un patrimonio che sarà difficile distruggere anche in questi tempi: é già presente nel nostro sangue. Queste canzoni ci seguono ovunque!

Qual è il tuo autore teatrale preferito?

Sono tanti.. Cechov mi piace tantissimo. Poi Garcia Lorca. Shakespeare che sempre mi stupisce. Ogni sua parola cambia senso, va ancora più in profondità col passare del tempo. Poi mi piace tanto anche Sofocle, Brecht, Ibsen, Pirandello, Goldoni, Molière, ecc. Come vorrei recitare La rosa tatuata di Tennessee Williams, ma devo leggere i testi ed anche uno sconosciuto se mi tocca mi piace tantissimo. Mi piace tantissimo la comicità. In realtà ho una doppia faccia: la comicità e la drammaticità, entrambe mi emozionano tanto.

Cosa significa per te essere creativi?

Il nostro compito é sempre dare, e tutto questo avviene con la creatività, cioè fare vedere alle persone la bellezza o il dramma che ci circonda. Noi artisti possiamo e dobbiamo ingrandire il mondo esterno e interno. Uno sguardo viene ingrandito con l’obiettivo di un fotografo e tutto questo crea emozione nel pubblico. Una nota semplice diventa divina suonata da un musicista, ecc. La creatività é la verità che viene evidenziata, sottolineata! Il “normale” diventa meraviglioso. É una enorme responsabilità essere creativi: sottolineando quello che c’é, quello che non si vede, ci fa diventare anche degli esempi da seguire. Secondo me non dobbiamo inventare niente di nuovo, nell' Universo c’é proprio TUTTO.. Dobbiamo solo scoprire e capire tutti gli esempi della nostra vita e poi con i mezzi artistici possiamo dire di “creare” i nostri piccoli o grandi capolavori.

Cosa ti emoziona?

Tre anni fa sono stata per la prima volta nel Gran Canyon... essendo un canyon finché non arrivi al bordo dello strapiombo non lo vedi. Quando sono arrivata mi é scappato un urlo, ma un urlo vero! La Natura mi emoziona tanto. E’ la mia Chiesa. Li non é difficile per me incontrare Dio, lo vedo dappertutto. E poi la musica. La Musica non mi lascia dormire, non mi fa rilassare, non mi lascia respirare. Per me é così profondamente bella, divina, perfetta! Sembra di volare, sembra di fare l’amore.. mentre canto. Noi musicisti siamo forse i più fortunati tra tutti gli artisti: le melodie fanno qualche magia nel corpo umano e poi la musica si fa insieme, abbiamo bisogno degli altri, di stare in armonia tramite dei suoni!
Poi il teatro, il cinema… la pittura… potrei dire, l’arte in generale. Non posso definire quale. Non sono un critico. Sono un’artista che vede, sente e dà. Valuto tutto attraverso le mie lacrime e le mie risate. Non riesco a controllarmi davanti ad una cosa bella: una volta ho visto una mostra di Chagall. Mi ha toccato così profondamente che sono rimasta dentro la galleria per ore in lacrime davanti ad ogni quadro. Oppure se c’è un film che mi piace vado a vederlo anche per 10 giorni di fila. La bellezza mi colpisce tanto e mi da tanta energia: sono ossessionata a tal punto da ricercarla sempre. Sono anche le persone che incontro a darmi molte emozioni; i racconti delle vite degli altri mi incuriosiscono e mi rapiscono sempre.. poi la maternità mi ha completamente spalancato il cuore. Vivere con mia figlia, insegnarle l’arte e imparare guardandola suonare il piano piuttosto che recitare una poesia rende la mia vita ricca di emozioni. Con lei sono diventata più paziente, più disponibile all’ascolto e alla condivisione dell’arte, con l’arte.

Qual è la prima cosa che fai appena sveglia?

Ah…dipende come mi sveglio…tante volte dopo che ho portato mia figlia a scuola ritorno a letto. Anche perché la notte sono sempre sveglia fino a tardi. Odio la mattina! Per me é un incubo svegliarsi. Forse anche per questo ho scelto una professione come la mia, per non essere costretta a svegliarmi presto! Se voglio ammirare l’alba, allora preferisco non andare a dormire. Detto ciò, la prima cosa che faccio appena sveglia é di rimanere ancora qualche minuto al letto.. adoro quei momenti. Poi viene la colazione e poi la mia posta elettronica e il jogging.

Quale track list è presente in questo momento sul tuo lettore mp3?

Sono all’antica. Non preparo il mio mp3, ascolto ancora i vecchi cd. Sono sempre affamata di musica classica, jazz, musica di avanguardia e musica colta. La musica commerciale mi piace solamente se fatta o cantata dai fenomeni, come Prince, Mina, Whitney Houston, ecc.

Il libro che stai leggendo?

Il Maestro e le Maghe di Jodorovszky.

 

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E' vietato riprodurre anche piccole parti dell'intervista senza l'autorizzazione scritta dell'Editore.

 


Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Fatime Halmos
Luogo: Budapest
Fashion editor: Mario Cossu
Foto: Zsófia Zsemberi
Web: www.fatimehalmos.com

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Commenti  

 
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