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MASSIMO MATTEI OTRANTO

Massimo Mattei Otranto è il manager culturale a capo di uno dei teatri simbolo della resistenza culturale romana.

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E’ il manager del Teatro della Dodicesima, unico presidio culturale di Spinaceto, frazione di Roma Capitale. Una struttura che negli anni ha riempito un vuoto lasciato dalle istituzioni, in un’area periferica che qualcuno ricorderà per la famosa fuga in vespa di Nanni Moretti accompagnato dalle musiche di Keith Jarrett in Caro Diario. Quello fu forse l’unico momento di “visibilità mediatica” vissuto da questo quartiere figlio della speculazione edilizia degli anni Settanta, pensato per essere un modello della migliore urbanistica italiana e diventato invece un esempio di non-luogo grazie al disimpegno della peggiore politica.

Ciao Massimo, dagli studi in giurisprudenza alla gestione di un teatro, il passo è lungo...

In realtà è molto meno lungo di quello che in apparenza sembra. I miei studi universitari si sono sempre accompagnati a quelli artistici, che in verità sono venuti prima in ordine di tempo. Infatti lo studio della chitarra classica e l’interesse per il cinema e per le arti in generale sono sempre stati al centro dei miei interessi. Inoltre l’inizio dell’ università è coinciso con la costituzione, da parte dei miei genitori dell’ Associazione Spinaceto Cultura. Ho iniziato a collaborare con loro da subito per aiutarli nelle mille difficoltà che si sono trovati a dover gestire, poi con il tempo e dopo essermi laureato ho deciso di dedicarmi a tempo pieno all’attività dell’associazione. Una scelta che sintetizza la mia passione per l’arte e il mio desiderio di organizzare e gestire un’attività secondo il mio punto di vista.

Quanto è difficile fare cultura in un’area periferica quale Spinaceto?

La difficoltà maggiore è la mancanza di un’identità collettiva di cui soffrono un po’ tutti coloro che abitano i quartieri di periferia. Spinaceto non fa eccezione, il quartiere non è considerato dai residenti come un territorio con cui culturalmente identificarsi, ma come un luogo in cui tornare la sera dopo il lavoro. Un luogo quindi di passaggio, che viene attraversato ma non vissuto. Lo stesso vale per i giovani, che in mancanza di attività in grado di stimolare i loro interessi, spesso si spostano a Roma.

Interessante la lettura che dai: identità, perifericità e movimento. Cosa può fare la “cultura” per Spinaceto?

Principalmente quello di offrire uno spazio di aggregazione, dove le persone possono incontrarsi, scambiare idee, confrontarsi e, sopratutto, dare libero sfogo alla propria creatività. E’ proprio all’interno di un gruppo che la persona rafforza la propria identità, perché non si sente emarginata, quindi debole, ma al contrario più forte, più sostenuta dagli altri nella realizzazione di se. Nella nostra Associazione le persone trovano questo. Un ambiente culturalmente e, aggiungo orgoglioso, moralmente sano dove poter sviluppare liberamente i propri talenti, intesi non soltanto come capacità artistiche, ma come tutto ciò che rende la loro personalità unica.

Arriviamo al punto. Sbaglio o il Teatro della Dodicesima è l’unica struttura che produce e promuove cultura a Spinaceto? Un luogo dove la presenza delle Istituzioni è praticamente assente…

Purtroppo è così. E non mi riferisco soltanto alla mancanza di sostegno economico da parte delle istituzioni, ma all’idea che la politica ha della cultura, considerata esclusivamente come spettacolo, semplice intrattenimento, invece che come settore fondamentale della società, attraverso la quale una comunità progredisce e rafforza la sua identità e che attraverso la musica, il teatro ed ogni altra forma di espressione esprime i propri bisogni ed i propri valori, offrendo un importante segnale dei cambiamenti in atto al suo interno.

Quanta difficoltà c'è a dialogare con i cittadini residenti e come vi percepiscono?

La difficoltà maggiore sta nel coinvolgerli. Frequentando poco il quartiere, i residenti impiegano più tempo a conoscere le attività che vengono proposte al suo interno. In più nei confronti sopratutto del teatro pesa il pregiudizio popolare secondo il quale le attività culturali sono prerogativa di un’elite. Essendo Spinaceto un quartiere principalmente popolare noto un po’ di diffidenza verso di noi. Nonostante ciò, il lavoro svolto in questi 20 anni, ha fatto si che i cittadini ci considerino ormai un’istituzione, un punto di riferimento per chiunque voglia intraprendere una disciplina artistica o semplicemente prendere un caffè in compagnia.

Quali sono le difficoltà maggiori nel gestire una struttura come la vostra?

La precarietà. Come ogni attività privata dobbiamo sempre stare molto attenti ai passi che si fanno. Non avendo a disposizione grandi risorse economiche dobbiamo necessariamente garantirci prima di tutto la copertura dei costi ordinari, che riguardano appunto la manutenzione ordinaria della struttura in cui l’ attività si svolge.
Altro punto dolente è l’ impossibilità, per ora, di potere ripartire l’eccessivo lavoro amministrativo e gestionale. Nonostante siano molte le persone che collaborano con noi, anche a titolo gratuito, senza le quali non potremmo comunque andare avanti.

Come e quando si prepara la stagione teatrale?

In sintesi: la preparazione della stagione inizia in primavera, subito dopo la chiusura di quella precedente. Si selezionano gli spettacoli dopo avere stabilito gli obiettivi che si intendono raggiungere e cercando di rispettare l’idea culturale ed artistica che la direzione artistica vuole affermare nel lungo periodo.
A luglio si progetta l’immagine complessiva e a settembre dopo avere definito il piano di comunicazione si ufficializza il tutto con una conferenza stampa, quindi si avvia la promozione.

Quanto le nuove tecnologie e internet vi aiutano a promuovere la vostra attività?

Sicuramente sono molto utili per diffondere il “verbo” di quello che facciamo oltre i confini del quartiere ma vanno usati con cautela perché spesso possono essere un’arma a doppio taglio: le informazioni che arrivano agli utenti sono potenzialmente illimitate e questo può creare confusione e disinteresse.

Cosa concretamente dovrebbe fare il Municipio per coadiuvare le attività culturali come la vostra?

Riconoscere ufficialmente ed una volta per tutte la nostra attività, senza dovere ogni anno faticare per avere un semplice patrocinio gratuito. Sostenerci con un piccolo contributo economico, almeno per la stagione teatrale, magari pagando la stampa del materiale pubblicitario o di una parte delle spese tecniche. Le Istituzioni devono sostenere chi promuove e produce cultura perché necessaria per lo sviluppo socio-culturale ed economico di una società complessa quale quella attuale.

Ti sei mai pentito della scelta che hai fatto?

Assolutamente no! Perché la qualità dell’ambiente, del ritmo lavorativo ed il lavoro stesso sono plus valori che non mi fanno rimpiangere i maggiori guadagni che probabilmente avrei avuto facendo l’ avvocato. Diciamo che sono per la filosofia: è meglio guadagnare il giusto lavorando con piacere e poco stress piuttosto che guadagnare molto ma privarsi della vita o del sentimento di umanità.

E’ un momento davvero difficile e complicato sia economicamente che moralmente… come vedi il futuro?

Molto duro, perché ancora non si riesce a vedere un porto di approdo all’orizzonte. E mi riferisco soprattutto al cambiamento morale che dovrà necessariamente avvenire se vogliamo uscire da questo stato di cose.
In economia penso che la crisi non sia dovuta tanto ad una mancanza di ricchezza ma ad un incredibile sbilanciamento nella sua distribuzione, conseguenza proprio di un radicale ed impenitente egoismo della finanza e della politica che hanno totalmente escluso l’ interesse collettivo dai propri principi e valori.
Ma sono fiducioso, è proprio in situazioni come questa che maturano i grandi cambiamenti. Basti pensare che l’eccessivo inquinamento sta lentamente spostando l’ economia tradizionale verso la produzione di beni e servizi più evoluti ed ecologici. Queste cose fanno ben sperare.

Che musica c’è nel tuo lettore MP3?

Da un paio di anni canzoni per bambini principalmente. Avendo un bimbo di quasi 3 anni devo necessariamente soddisfare le sue richieste, tra le quali ci sono anche i NEROCAFFE’ (tributo a Carosone). Comunque, appena ho un po’ più di tempo da dedicare alla musica ritorno sui classici del rock e del jazz: Pink Floyd, Radio Head, Nirvana passando per Bob Marley e Miles Davis, Keith Jarret e Paolo Fresu .

A proposito di musica, suoni ancora la chitarra?

Sono molti anni che ho smesso di suonare, per mancanza di tempo. Spero di potere ricominciare, anche solo come forma di rilassamento, appena gli impegni familiari e lavorativi me lo permetteranno.

Di cosa sei più orgoglioso?

Di mia moglie e mio figlio. Avere conosciuto una donna come mia moglie, bella, intelligente e che a 30 anni è in grado di riuscire sia come mamma che come moglie, oltre ad essere una brava professionista (è una terapeuta), è veramente una storia da raccontare ai posteri. Soprattutto considerando che le donne della mia generazione spesso rifuggono dalla maternità e dalla famiglia, forse più per paura di non essere all’altezza del ruolo o di ripetere i gravi errori dei loro genitori che per una scelta consapevole. Mio figlio poi, come diciamo a Roma, “è no spettacolo”!

Un libro che va assolutamente letto…

Ne ho due in verità: LO SPIRITUALE NELL’ ARTE di W. Kandinsky e GLI ARCHETIPI DELL’ INCONSCIO COLLETTIVO di C. G. Jung. In un’ epoca di smarrimento del sentimento religioso, che poi altro non è che la percezione di uno Spirito universale che abita in tutti gli uomini, lo studio di questi due libri è fondamentale per ritrovare la strada del sacro. Soprattutto per chi si occupa di arte.

L’ultima cosa che fai prima di metterti a letto?

L’ amore.

 

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Massimo Mattei Otranto
Luogo: Roma
Foto: Michela Amadei
Web: www.teatrodelladodicesima.it

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