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MATTIA NOVELLO

Mattia Novello, giovane artista di grande carattere. Le sue opere hanno una forza primordiale e si impongono per contenuto e forza espressiva.

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È davvero stupefacente la produzione artistica di questo giovane artista veneto che si è formato tra Milano e New York, ed oggi rappresentato dalla gallerista Annamaria d’Ambrosio (Milano). I suoi sono “lavori” che si impongono con una forza primordiale, sono un pugno nello stomaco, non lasciano nulla al caso. Opere davanti alle quali è inevitabile iniziare a riflettere, sospinti da una forza comunicativa a impatto totale. Finalmente con Mattia Novello l’arte ritorna ad essere Arte, un arte potente e attuale che ci pone davanti non solo ad una questione di stile ma di contenuto…

Chi è Mattia Novello?

Un giovane di 28 anni a cui piacciono le donne, l’arte e la musica.

Per quanto tempo hai vissuto a New York?

A New York ho abitato due anni. Per tutto il tempo ho frequentato un corso di inglese mattutino. Durante il primo anno ho fatto un corso serale di grafica contemporanea e di fotografia di moda presso la School Of Visul Art, dove ho conosciuto un artista grafico, Rafael Esquer, che mi chiese di aiutarlo con dei progetti per il suo studio Alfalfa. È stato divertente perché in Alfalfa si svolge una grafica a 360 gradi, per esempio lo ho aiutato con degli shooting e a dipingere una galleria.
Il secondo anno sono riuscito a collaborare anche con uno studio di fotografia, Demetriad Studios, dove riuscivo a mettere in pratica sia la grafica che la fotografia con dei progetti reali. Tuttavia continuavo ad avere bisogno di studiare un qualcosa che unisse tutte le discipline, quindi, ho deciso di seguire un corso serale di mix e media arte dove sono riuscito a unire attraverso lo studio di materiali e tecniche diverse, una unione tra grafica, fotografia e arte.

La tua formazione professionale si divide principalmente tra design e fotografia. Quando hai deciso di occuparti di arte?

Credo sia stato durante il secondo anno di università perché l’insegnante ci mostrò dei lavori di Segmaister (e il mio background era fermo allo studio di un marchio, al lettering, ma tutto molto accademico); e quei lavori mi fecero vedere la grafica da un altro punto di vista, più legata a quello che io volevo fare. Da lì ho cominciato a vedere le cose sotto un altro punto di vista, anche se è difficile da spiegare perché si fa quel che si fa, è un bombardamento di emozioni. Da quando penso al lavoro o allo scatto possono passare mesi, giorni, minuti prima che lo realizzi; è una adrenalina continua che mi fa stare bene.

Qual è il ruolo dell'arte contemporanea oggi, ammesso che ne abbia veramente uno...

Il ruolo dell’arte è di esprimere delle idee con una materia, da sempre. Il ruolo dell’arte contemporanea credo sia molto impattante per la nostra generazione perché si corre veramente tanto e siamo sempre più sotto pressione. L’arte non deve farci fermare, bensì soffermare a pensare a tutte quelle cose che tendiamo a dare per scontate.

Come nasce una tua opera, cosa ti ispira?

Il budget è molto importante. Il pensiero è sempre dentro la mia testa ma si concretizza attraverso diversi processi, sensazioni che possono capitare in qualsiasi occasione.

Le tue opere e i titoli che usi mi richiamano in mente l’idea di un grido di libertà…

Viviamo nell’epoca della velocità e dell’informazione, dove è molto facile associarci a degli stereotipi che ci vengono imposti, per questo la mia ricerca ha come punto la libertà, un respiro per conoscere noi stessi.

Un artista che stimi particolarmente?

Mi piace Enrico Castellani per la pulizia dei suoi lavori. Sinceramente quelli che stimo maggiormente sono tutti quelli che a 90 anni sono ancora la nello studio a divertirsi.

Quali sono le difficoltà che un giovane artista affronta per fare conoscere il proprio lavoro?

Trovare un gallerista o uno spazio pubblico che dia modo di far vedere i propri lavori e di riuscire a far soffermare l’osservatore a riflettere sull’opera.

Nelle tue opere la figura umana è totalmente assente…

Non è presente esteticamente ma le opere rappresentano e suggeriscono un percorso ideologico dell’uomo.

La tua produzione artistica si muove su due filoni: la fotografia, che è focalizzata su scene urbane, e la scultura, che spesso riprende oggetti della vita quotidiana…

Si, fino ad ora le fotografie cercano di creare un paradosso vivo tra le mura chiuse di una città ma con uno sguardo verso l’infinito. Mentre la scultura riprende proprio quella libertà mentale che viviamo pezzo dopo pezzo nella quotidianità, fatta da esperienze positive e non. Per questo fino ad ora ho scelto di rappresentare oggetti apparentemente banali ma che servono per fare delle azioni fondamentali, con una vita propria.

Cosa c’è nel tuo mp3?

Di tutto, da David Bowie ai Crystal Castle, a Verdi…

La notte è fatta per…

Dipende da dove ti trovi…

 

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Mattia Novello
Luogo: Milano
Foto:Giovanni Freri
Web: www.amyd.it

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