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ANNA D'AMBROSIO

Anna d’Ambrosio manager nel settore turistico. Ha fondato e dirige AMY D Arte Spazio, galleria d’arte contemporanea tra le più originali del sistema italiano.

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E’ una voce fuori dal coro, fuori dalle consuetudini culturali e commerciali che assillano e consumano il sistema dell’arte contemporanea italiano che spesso opera, poggia e si nutre di sole aspettative: culturali o economiche che siano.
Quello di Anna d’Ambrosio, gallerista d’arte contemporanea tra le più interessanti ed innovative della nostra penisola, è un approccio nuovo, diverso, innovativo. Nei suoi progetti espositivi il contenuto socio-culturale ha il sopravvento su tutto il resto. Il fine è quello di mettere in discussione l’esistente, ridare all’arte quello che è il suo ruolo naturale abbandonando la semplice e mera speculazione economica.
Psicoterapeuta di scuola junghiana, manager nel settore turistico, viaggiatrice per necessità interiore, questa signora: gentile, visionaria, preparata è una voce nuova e dirompente nell’arte contemporanea in Italia, da seguire, ascoltare e leggere…

Dal management turistico a quello culturale...

Mi sono occupata di turismo, fiere e pianificazione territoriale per diversi anni, attività sfociate in creazioni di Consorzi turistici (quello di Isili e Dei Laghi nel cagliaritano in Sardegna), aiuti mirati a Cuba e Sud America come in Africa.
La mia società turistica era ubicata in Via Brera e ciò mi ha portato a contatto stretto con alcune grosse gallerie e artisti. L’economia e la finanza mi hanno sempre interessata e all’epoca mi piaceva molto giocare in borsa.
Nel 2008, 2009 la svolta e/o conversione. Avvertendo con anticipo la grande crisi finanziaria arrivare dagli Usa (con il fallimento delle grandi banche d’affari) ho deciso di creare progetti di economART .
“Titoli” arte tra finanza e mercato inaugurata a febbraio del 2010 é stata la mia risposta e/o reazione forte al disastro che ha colpito tutti. Il concept alla base della mostra (5 artisti multietnici per 5 società finanziarie fallite) era: si riparte dalla spazzatura (titoli spazzatura) per ricominciare. Ho assegnato a N. F. Torcoli, M. Nikolic, L. Pedemonte Tarodo, M. Bonfanti, A. Safdari i progetti finanziari e grazie alla rielaborazione dei vari loghi abbiamo ricreato e ridato valore al fallimento, proponendo l’acquisto…

Quanto è complicato oggi il mestiere di gallerista?

Non mi sento a pieno titolo gallerista, per questo non lo vivo come mestiere ma piuttosto come fucina e piattaforma ideologica di riferimento per giovani artisti.
Ci vogliono enormi energie economiche, fisiche e mentali, per cui vivo quotidianamente come in una sfida continua.
La vecchia figura di gallerista non esiste più, il rapporto con l’artista è stato logorato dalla logica di egoismo economico rasente lo sfruttamento di certi galleristi e anche da incapacità di vedute commerciali degli artisti.
Rispetto altri settori commerciali, quello delle gallerie é ancora troppo rigido e conservativo. Penso però che molti giovani artisti hanno bisogno di un referente autentico e lungimirante, attualmente questa figura é assolutamente -mancante-.

L’arte contemporanea è considerata un bene rifugio, il tuo settore sta risentendo molto della crisi in atto?

Attualmente l’arte contemporanea NON é un bene rifugio e come ho scritto in uno dei progetti di AMY D Arte Spazio: “Come TU mi vuoi…. Art whore and clients” (n.d.r. inaugurato il 27 settembre 2012), l’acquisto di arte contemporanea oggi è paragonabile a titoli derivati (come opzioni o swap) dove il valore é di scommessa e non legato a nessuna regolamentazione e/o statuto. L’opera é paragonabile a una merce o strumento finanziario scambiabile con un alto valore per gli hedge found e fondi di private equity. L’arte é diventata un gioco di segni senza referenza il cui fine é la prolificazione di segni finanziari in cui l'artista é una pedina inserita nel gioco dello scambio finanziario. L’arte della finanza si trasforma così nella finanza d’arte.
Grandi collezionisti come Pinault, Arnault, Abramovich, magnati cinesi o sauditi, petrolieri e finanzieri internazionali si possono scambiare indifferentemente Damien Hirst o altri << giocattoli>>.

Sono molto curioso... come valuti e selezioni gli artisti?

Nella selezione artistica tengo conto dell’età, della duttilità e/o specificità dell’artista nel processo creativo come anche nel rigore e pulizia dell’esecuzione.
Durante il primo incontro svolgo una sorta di anamnesi, ponendo quesiti che sovente esulano dal lavoro. Ciò mi consente una migliore comprensione della personalità che sottende quella dell’artista. Diciamo allora che in proporzione la selezione é divisa così:
70% qualità artistiche
20% capacità di stupirmi e/o impressionarmi
10% istinto, estetica e selezione elettiva

Immagino che non sia facile interagire con gli artisti... ti va di raccontarci un aneddoto, un episodio particolare che ti è capitato?

L’interazione con gli artisti segue esempi di specificità eclatanti. L’aneddoto che ha dell’incredibile riguarda due artisti estranei l’uno all’altro, il cubano Duvier Del Dago e il serbo Mirko Nikolic scelti da me per una bi-personale dal titolo “Verso un’economia …ecologia della mente”.
Studiando e analizzando le loro opere recenti avevo compreso la genesi del loro percorso artistico tramite il gioco; quello infantile. All’età di quattro anni Duvier faceva il gioco dei puntini mentre Nikolic quello dello scarabocchio. Facendoli ri-giocare ho montato una mostra a ritroso …partendo dall’opera finita per arrivare a ciò che aveva generato tutto il percorso.
VederLI rigiocare e trovarsi improvvisamente vicini e quasi intimi grazie alle loro realizzazioni, é stato impagabile.

Le tue sono mostre pensate, ragionate e spesso attuali nella narrazione...

I miei progetti-mostra sono creazioni oniriche. Tutto ciò che realizzo in arte, ho già precedentemente sognato; i lavori da esporre, come esporli e i binomi da creare tra artisti, (a volte vere alchimie a detta dei visitatori e/o critici).
In una sorta di dormi-veglia “vedo” la cosa, il titolo da dargli, con l’esigenza di riferire quanto sognato a una persona, interlocutore scelto che vive all’estero. Questi sogni hanno rimandi potenti con cose che ho visto nei miei tanti viaggi o riferiti a letture o ad odori particolari.
Questo é il motivo per cui durante la realizzazione e/o installazione delle mostre divento assente e sorda, quasi impenetrabile ai più; devo seguire una linea quella indicatami, la mia linea in proiezione. Ad esempio, per il progetto dal titolo “Economia lipidica_ l’ARTE d’AMARE” mi sono ispirata a Hoda Barakat che in “L’uomo che arava le acque” scrive delle stagione della sessualità tramite i tessuti; lino/cotone, velluto, merletto, diolene e infine seta. Bene, per la mostra ho creato cinque cortometraggi per le 5 stagioni dell’amore inaugurandole in 5 giorni di preview.

Dicci la verità... quanto ti sono utili i tuoi studi junghiani nel trattare con gli artisti e con il pubblico?

Jung, Chomsky e Lacan, li ho studiati molto e in alcuni periodi ho usato e creato modalità psicoterapiche ispirandomi alle loro teorie.
Penso che con il passare degli anni tutto diventa più fluido e si diluisce: gli insegnamenti, il sapere, le conoscenze. Dall’amalgama e dal setaccio scaturisce lo STILE…il proprio stile personale; credo che gli artisti che mi conoscono hanno compreso e mi riconoscono da questo e dalla lealtà che ho nei loro confronti.
Al pubblico mi interessa far provare sensazioni creando un rapporto simbiotico/interattivo con l’opera; al resto ci pensa la mia capacità di buon venditore perché l’Arte senza mercato non potrebbe esistere.

Cosa riesce a stupirti?

Ciò che, sempre, mi stupisce e mi riempie é il viaggiare; conoscere nuovi posti e soprattutto -entrare- in queste realtà attraverso amici o conoscenze esperite sul posto. Sono un “viaggiatore” alla Chatwin. Ricordo l’incontro con Gabriel Garcia Marquez fatto al Festival Du Cinema di Cartagena in Colombia, il nostro incontro casuale e la sua galanteria triste e mirata, oppure i miei soggiorni più o meno lunghi a Cuba a contatto con artisti, politici e persone del pueblo .
Da tempo ho compreso che il mio vagabondare era semplice e dannata ricerca di un posto; il mio, che ad oggi non ho ancora trovato. Nomadismo di idee e di fatto.

Secondo te, cose deve fare il sistema dell’arte contemporanea per innovarsi?

In Italia, l’arte non é supportata ma boicottata; é il “sistema Arte” che và cambiato, non la qualità che in Italia c’é ed é molto alta. La “Storia” dell’arte in Italia é sia patrimonio che zavorra, ma per creare il “nuovo”, il “vecchio” và distrutto.
L’attuale fase é di caos, che spero vada verso un linguaggio stabile di riferimento (caos ordinato). Nel collezionismo istituzionale attuale c’è un buco di “arte contemporanea” per gli ultimi 20 anni. Non serve seguire, copiando male, esempi esteri perché ogni Stato ha una realtà specifica anche nella trasformazione.
Bisogna internazionalizzare di più e creare comitati scientifici più eterogenei a scapito di vecchie fratellanze che non si riciclano. Inoltre bisogna mutare la politica della corsa-assalto alla “poltrona” che caratterizza il mondo dell’arte.

Rispetto ai canoni classici della tua “professione” sei innovativa, rivoluzionaria nell’approccio e nella narrazione... che musica ascolti?

Quando ho iniziato ad occuparmi attivamente di arte contemporanea (senza abbandonare altri ambiti di lavoro, quali psicoterapia e viaggi) la mia linea é sempre stata <>.
Nell’approccio non convenzionale ma politico...poetico e concettuale della narrazione: tra i vari linguaggi, adoro ascoltare diversi tipi di musica. La mia giornata inizia con la musica, genere rock che ascolto sempre. I gruppi che adoro sono: Velvet, Pink Floyd, Led Zeppelin, U2, Nirvana. Adoro Janis Joplin, quando faccio manutenzione ascolto le marce, quelle militari, di G. Mahler. Del jazz, di cui sono ignorante, mi piace il rigore e la sperimentazione di Anthony Braxton.

L’ultima mostra che hai visto e ti ha affascinato?

Una delle mostre, pubbliche, che più mi ha colpito è stata quella al PAC di Milano sull’Arte Povera. Tra gli artisti, i lavori di Alexander Brodsky con la sua visione di precarietà. I lavori dell’organetto e quello della città sospesa mi hanno stimolato a creare un progetto “Imbalance and Insecurity” sul precariato stabile inaugurato da Amy d Arte Spazio con la presenza dei lavori di Alexander e di altri 5 artisti.

Che libro c’è sul tuo comodino?

C’è più di un libro, anche se ho privilegiato la lettura di Naghib Mahfuz “Palazzo del desiderio” trilogia. Ho scoperto da tempo la passione per gli scrittori medio orientali, per la capacità visiva del loro narrare. Sono capaci di farTi vedere ciò che scrivono probabilmente perché in passato la loro narrazione era nomade e rappresentata da scene.

C’è una donna che stimi e ti ha ispirato o ti ispira?

Di donne storiche, stimo molto tutte quelle che sono morte nell’anonimato, mentre nella mia storia personale sono entrate Donne, che ho incontrato e mi hanno fatto da madri; la mamma sarda, Antonia Vargiu (donna esile e fortissima che dal nulla ha costruito una casa museo nel cagliaritano e che superati gli 80 anni si dedica all’insegnamento di cultura gastronomica), la mamma milanese Ivonne Trancossi (morta di cancro alle ossa, viaggiatrice instancabile e prima donna procuratrice di Borsa a Milano). A loro devo moltissimo, insegnamenti, lungimiranza …passioni, figure basilari e di riferimento più di altre.

Ci dai una definizione di creatività?

La creatività come l’intelligenza é un “sintomo”. Non amo questa parola perché supponente, pompata e abusata. Avere una visione “altra” dai media e al contempo “far vedere prima”...ecco questo é ciò che penso riguardo al concetto. Sarebbe molto interessate analizzare la “creatività” da un punto di vista energico ed entropico parlando di causa-effetto; questo sarà il tema del mio prossimo progetto di economART. Sintesi ed eleganza nel salto nel vuoto, questa è l'immagine che collego alla definizione di creatività.

Cosa ti rende particolarmente felice?

Essendo una istintiva collego la felicità a momenti (pochi) di vera sublimazione. Nell’amore come nella sessualità, come nella scoperta di alchimie artistiche; tutto questo commisto alla Natura e al mio ritorno da sana bestia ad essa.

 

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Anna d'Ambrosio
Luogo: Milano
Foto: Emanuele Magri
Web: www.amyd.it

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