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DONATELLA FRANCATI

Donatella Francati con le sue fotografie racconta con ironia la solitudine, l’inquietudine e le contraddizioni della società contemporanea.

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E’ stata una piacevole scoperta Donatella Francati. Non c’è nulla di ovvio nelle sue “fotografie” anche se sono evidenti i richiami alle grandi interpreti della fotografia contemporanea. Le sue opere vivono di luce propria, ed hanno un'estetica ed una poetica mature. Immagini che invitano alla riflessione e che spesso lasciano basiti i “ben pensanti”. E’ una donna coraggiosa Donatella, attraverso le sue opere denuncia temi attuali quali: lo sfruttamento della bellezza femminile, la solitudine, il degrado morale, l’inquietudine che oramai sono parte integrante dell'esistenza di ogni individuo. Per raccontare tutto ciò ha scelto la strada più difficile: l'uso del proprio corpo, che gestisce in modo sapiente facendolo diventare un medium in grado di stupire...

Ciao Donatella, quando hai deciso di esprimerti con la fotografia?

Ho iniziato a studiare fotografia durante il mio corso di studi presso l’Accademia di Belle Arti, fino ad allora non mi ero mai appassionata a quella disciplina, a me piaceva la pittura ed il disegno. Ricordo che quando iniziai il corso stetti mesi senza fotografare, poi iniziai a fare foto abbastanza banali, e quindi mi appassionai al bianco e nero, allestii una piccola camera oscura in cantina per stampare le foto ed iniziai a sperimentare con gli acidi e la carta fotografica; la sperimentazione mi piace. Superato l'esame di fotografia in accademia per un po’ non fotografai più, quando ricominciai passai al colore, la sperimentazione questa volta avvenne con un'altra tecnica, a cui lavorai per circa un anno, poi ci fu di nuovo una pausa e passai al digitale. Ogni tanto devo staccarmi da essa per cambiare la visione, i temi e lo stile, mi piace la sperimentazione continua.

Quando una foto perde la sua funzione originaria per diventare arte?

La fotografia intesa come tecnica fotografica non mi è mai interessata, ho sempre pensato che ci fosse una differenza tra arte fotografica e fotografia; la fotografia ha il compito di dare una rappresentazione più o meno fedele, comunque ha una funzione documentaristica, oppure viene scattata per avere un ricordo di qualcosa, di un momento. L’arte è invece fatta di Testa e di Cuore, diventa arte nel momento in cui la funzione emotiva, oppure l'espressione di un pensiero, di un'idea diventano predominanti rispetto al soggetto, ed al tecnicismo. Diventa arte nel momento in cui rappresenta, racconta, esprime l’autore, ed ha un forte impatto emotivo su chi la guarda, quando suscita emozioni, reazioni, pensieri.

Raccontaci la genesi delle tue opere...

C'è sempre un elemento scatenante dietro ogni scatto (perlomeno dietro gli autoritratti), solitamente racconto un'esperienza che ho vissuto o sto vivendo, che sia un'esperienza di vita, o un episodio avvenuto durante la giornata, che mi ha toccato particolarmente, o mi ha invitato a riflettere o fare delle considerazioni sulla società; altre volte può trattarsi di discorsi fatti o ascoltati da altre persone, che mi hanno invitato comunque alla riflessione ed alla necessità di parlare di quell'argomento.
La musica in particolar modo, ma anche il teatro, il cinema, sono elementi molto importanti, in quanto generano delle emozioni, delle sensazioni, nel momento in cui sento che quelle emozioni si avvicinano ad un'esperienza che sto vivendo in quel determinato istante quasi sempre sento la necessità di raccontarle in uno scatto.
A volte mi limito ad un singolo scatto, o una serie costituita da 2 o 3 fotografie, altre volte, si tramuta in un vero e proprio racconto, è ad esempio questo il caso del progetto “Butterfly”. Quasi sempre comunque le foto raccontano un piccolo scorcio della mia vita. Dal momento in cui si verifica l’elemento scatenante, la foto deve essere realizzata entro breve tempo, sono molto istintiva nel fotografare, devo sentire in maniera forte le emozioni, solo in questo caso riesco a renderle tangibile.

C’è un momento particolare in cui preferisci scattare?

Di solito scatto durante il week end o la mattina presto, ho bisogno di solitudine e tranquillità, di immedesimarmi completamente nella foto. Quando mi metto al lavoro ho già in mente tutto, solitamente la foto si genera nella mia testa come un flash nel momento in cui l’elemento scatenante avviene, è così che comprendo che lo scatto è giusto. La musica mi accompagna quasi sempre.

Se ne ha uno, quale ruolo svolge oggi la fotografia?

Credo che dalla sua invenzione la fotografia abbia cambiato il modo di fare e concepire l’arte, pittura, scultura ecc., il suo ruolo fondamentalmente è rimasto questo. Dopo la sua nascita la pittura figurativa ha vissuto un periodo di crisi, inevitabilmente si è spostata verso diversi linguaggi, preferendo la rappresentazione del mondo interiore piuttosto che dei soggetti. Con il passaggio alla fotografia digitale i canoni estetici sono cambiati, ci si sta abituando ad una visione surreale del mondo, l’elaborazione digitale è sempre più dominante nelle immagini e ci siamo disabituati a guardare immagini che siano una mera rappresentazione della realtà, questo ha portato anche ad una rinascita della pittura figurativa.

Nelle tue opere si intravede molta inquietudine e un rapporto conflittuale con il tuo corpo...

L’inquietudine è una caratteristica predominante della mia personalità, vivo in uno stato di perenne insoddisfazione, data dal perseguimento di obiettivi sempre nuovi e diversi. Sicuramente vivo in uno stato di conflitto con il mio corpo, non mi sono mai piaciuta, da ragazza guardavo con invidia le mie amiche dal fisico perfetto, circondate e contese dai ragazzi; io, introversa, difficilmente riuscivo a farmi notare. Purtroppo nella società se non riesci ad imporre la tua presenza, ti vedi anche spesso negata la possibilità di esprimere ciò che sei e quanto vali.
Da un certo punto in poi della mia vita ho iniziato a capire che il corpo poteva essere un mezzo, il mezzo per impormi nel mondo, da questo momento ho tentato di cambiarlo, sono ossessionata dall’idea della perfezione, dall’idea che cambiando il mio corpo riuscirei anche a cambiare tutto ciò che non mi piace di me. Dal momento in cui ho iniziato ad esibirlo ho anche trovato il modo per affermare me stessa nella società, le persone ti guardano, vogliono parlarti, vogliono conoscerti; questo mi ha cambiato, facendo in parte svanire il senso di insicurezza che mi aveva accompagnato in passato. Il mio corpo è in questo momento il mezzo tramite cui esisto, ma è un mezzo futile, fatto di esteriorità di privazione di significato e di senso. Le mie foto sono anche una denuncia dei canoni estetici che la società moderna ci impone, perché è una bellezza tormentata ed infelice.

Cosa vuoi comunicare con le tue fotografie?

Comunico me stessa, la mia inquietudine, racconto esperienze vissute, la sfiducia nei confronti del prossimo, la superficialità della realtà moderna. È spesso presente il senso e la paura dell’abbandono. Ma c’è anche una componente ironica, che comunque mi appartiene.

Tu vivi in un piccolo centro di provincia, ciò crea difficoltà al tuo lavoro?

Sì vivo in un piccolo paese in una piccola provincia di una piccola nazione, sinceramente non mi sono fatta nessuna remora nel momento in cui ho iniziato a pubblicare i miei lavori. Inizialmente questa cosa non è stata presa bene, però con il passare del tempo le persone hanno iniziato a capire, alcuni mi dicono «comprendo, anche se non condivido» e questo è già un bel passo avanti. Certo, molto pubblico di facebook è di gran lunga più bigotto dei miei concittadini.

Hai mai pensato di fare una performance?

Sì, ci ho pensato ed è sicuramente tra i miei progetti, devo però iniziare a pensare in maniera non più statica, in fotografia l'elemento temporale è azzerato. Qualche mese fa mi ha contattato Graziano Cecchini che vorrebbe coinvolgermi in alcuni suoi progetti, ho partecipato ad una sua performance realizzata a mondo fitness questa estate, è stata una cosa molto semplice, nuotavo nuda mentre veniva proiettato un video sulla piscina. (Comunque ora sono ancora più convinta di valutare la possibilità di realizzare una mia performance).

Cos’è per te la creatività?

La creatività sta nel dare senso e forma a cose che di per sé non ne hanno, esprimere qualcosa, suscitare un'emozione, senza doverla spiegare.

Cosa c’è nel tuo MP3?

C'è veramente di tutto, dalla musica italiana, all'hard rock, dal rap al trip hop, ed ancora fusion, musica psichedelica, dance ed altro ancora. Ho bisogno di trovare la musica giusta per ogni momento che vivo, per ogni emozione che ho bisogno di enfatizzare.

Uno scatto che ancora non hai fatto?

Me stessa crocifissa in una chiesa al posto del Cristo. E credo che non abbia bisogno di spiegare il motivo per cui non sono ancora riuscita a realizzarlo...

Che rapporto hai con la religione?

Non sono credente, penso che la religione sia un'invenzione dell'uomo, un mezzo per dare potere ad un gruppo di persone, ed un alibi per compiere o non compiere determinate scelte, credo che sia essenzialmente deleteria in una società che è indirizzata verso la modernità, che abbia tentato di ostacolare la cultura ed il progresso.

C’è qualcuno in particolare che ti ispira?

Ho guardato diversi artisti durante i miei studi, Cindy Sherman mi piaceva, per il suo stile, i soggetti, la visione della donna; Marina Abramović e Vanessa Beecroft sono tra le mie artiste preferite nel campo della performance, mi piace quando l'arte esplora i limiti del corpo e le possibilità della mente. Per quanto concerne la fotografia ultimamente guardo poco i fotografi contemporanei per timore di esserne influenzata in qualche modo.

Il tuo desiderio più grande?

Quasi tutte le sere quando sto per andare a dormire penso a tutto ciò che dovrò fare il giorno successivo, uno dei miei ultimi pensieri è: devo essere migliore. Migliorarmi ogni giorno è il mio desiderio più grande.

 

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Intervista: Vincenzo Violi
Soggetto: Donatella Francati
Luogo: Monte San Giovanni Campano (FR)
Foto: Donatella Francati
Web: www.donatellafrancati.com

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