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GIAN LUCA BECCARI

Il suo lavoro spazia dalla mitologia classica alla musica elettronica. La sua arte è un’intelligente lettura della complessità dell’uomo contemporaneo.

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E' risaputo che il disagio esistenziale e il male di vivere hanno ispirato da sempre migliaia di artisti. Quel senso d'inquietudine e di angoscia che spesso assale ognuno di noi, è diventato per Gian Luca Beccari fonte inesauribile di creatività. Lui è indubbiamente un uomo consapevole e saggio, e con le sue opere non poteva far altro che rappresentare quello che tutti noi spesso fingiamo di non vedere: un mondo profondamente turbato e sofferente, dilaniato dall'indifferenza degli individui…

Sei un artista, un regista, uno scultore. Quante altre facce ha Gianluca?

Ho scritto e diretto lavori di cinema sperimentale, spettacoli di video teatro e videoinstallazioni interattive. Tratto l’immagine e la relazione che questa ha con lo spazio. Sono diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti con una tesi di laurea che titola “Cyborg e Comunicazione” e tratta il del rapporto tra spazio fisico e cyberspazio, quello spazio virtuale che sempre più spesso “abitiamo” e che ha modificato il nostro ambiente naturale. Come li ha definiti a suo tempo C. Branzaglia, i miei sono progetti meta mediali, concetti che si manifestano in diverse forme come fu per il mito classico.

Molti giovani hanno vissuto la classica esperienza in Inghilterra, solitamente a Londra. Tu ti sei specializzato in video e multimedia design alla Faculty of Art Media and Design di Bristol, e addirittura hai frequentato il Dams e l’Accademia Complutense di Madrid. Raccontami come è stata questa tua permanenza all'estero e se ti è servita come ispirazione.

Ho avuto un percorso di formazione tortuoso e vario. Dopo il diploma mi sono iscritto al Dams di Bologna senza trovare quello che stavo cercando; ho studiato alcuni anni presso la facoltà di scienze politiche ma contemporaneamente dipingevo e frequentavo lo studio di amici pittori.
Ho quindi lasciato alle spalle tutto e per un certo periodo mi sono dedicato solo alla pittura. A ventitre anni ho soggiornato in Olanda in cerca di fortuna; scelsi quel paese per la sua cultura liberale, tollerante; così visitai tutte le gallerie di Amsterdam e Utrecht con i miei disegni nella cartella cercando di vivere di pittura, romanticamente. Ma le cose – ovviamente - erano molto più complesse e difficili di come le avevo immaginate e le immaginavano i miei “compagni di viaggio”... Insomma fu uno scontro duro ma anche utile con la realtà. Anche quando mi trasferii a Parigi non ebbi miglior fortuna, così traslocai a Madrid dove frequentai per circa un anno i corsi di pittura alla Complutense. Ho visitato in quegli anni i musei delle capitali europee e frequentato gli ambienti artistici.
Tornato in Italia, ho iniziato l’Accademia di Bologna e al primo esame di scultura presentai una mia video-installazione, ma la mia poetica si era formata negli studi dei pittori italiani e per le strade delle capitali europee; onestamente devo dire si discostava ampiamente dai programmi statali che proponevano i corsi.
Infine arrivò una borsa di studio che mi permise di studiare al Politecnico di Bristol che scelsi perché era una delle migliori scuole per il video e la multimedialità; avevo bisogno della preparazione tecnica anglosassone per esperire “fisicamente” il mondo tecnologico, il cyberspazio.

Proponi immagini, foto, videoproiezioni forti ed inquietanti. Da dove arriva tutto questo disagio. E' la tua visione del mondo?

Inquietante è un aggettivo che mi è familiare, anche leggendo le drammaturgie di Euripide o i racconti epici di Omero o di Ovidio. La filosofia stessa si occupa di drammi umani, di problemi esistenziali ed io descrivo quello che vedo. Queste sono alcune considerazioni di M. Guerri in proposito, che desidero citare: “L’aspetto più caratterizzante delle opere di Gian Luca Beccari è la capacità di riportare alla vita figure che appartengono al mito, non attraverso quella luminosa purezza formale che appartiene ai vari neoclassicismi che si sono susseguiti nella storia dell’arte occidentale, ma soffermandosi sull’elemento più oscuro, magmatico, dionisiaco, notturno delle figure mitiche stesse. In questo senso le foto e i video di Beccari non sono che una sorta di sismografo che disegna i sentimenti più profondi dell’uomo contemporaneo. L’immagine dell’uomo che ne emerge è composta di intrecci ibridanti, forme mutanti, oscuri sacrifici, paesaggi tecnologici in cui si muove il corpo nudo dell’essere umano abbandonato nella sua carnalità. Un’immagine certo non rassicurante, ma dove pure, in uno scenario dominato dalla violenza, nulla per l’uomo è stato ancora deciso”.
Mettere in scena drammi, in ogni caso, resta una operazione catartica.

In alcuni tuoi video mi hai ricordato delle performance degli Einstürzende Neubauten e alcuni video di Aphex Twin, li conosci, ti piacciono e per caso ti hanno ispirato?

Conosco il loro lavoro nella musica elettronica e nel video da molti anni, si tratta di cultura digitale o cybercultura per così dire. Oggi tutti ci confrontiamo con un sistema dell’arte planetario ed è ovvio che siamo influenzati gli uni dagli altri: questo è molto bello se riusciamo anche a mantenere vive le diversità culturali ed espressive; traggo ispirazione dai miei drammi, dalla mia cultura e dalla mia terra, dai classici e dalle mie valli (come direbbero alcuni amici). Il mio lavoro è stato associato a molti autori, dal cinema, al teatro, alle arti visive e la cosa mi ha onorato molto; essere avvicinato agli autori che citi dalla musica mi mancava, ma devo dire che il paragone mi piace.

Come scegli la musica per i tuoi video? Usi molta elettronica. La produci tu, qualche tuo amico fidato o scegli brani già esistenti ma riadattati.

Inizialmente facevo diverse operazioni di “cut up”: prendevo brani di musica elettronica dalla rete, li tagliavo, li sovrapponevo, li rallentavo, aggiungevo suoni. Ma da diversi anni ormai collaboro con molti musicisti e compositori. Il mio più assiduo collaboratore, per quanto riguarda la parte di sound design, oggi è Massimiliano Cestari, una macchina del suono antropomorfa.

Sei un personaggio davvero strano (nel senso buono) raffinato e particolare. Ho letto che vieni da Codigoro, in provincia di Ferrara. Ti piacciono almeno i tortellini e la cucina romagnola o ti nutri solo di arte e magari anche di sangue umano?

Codigoro, il mio paese natale, è un territorio molto particolare. E’ sospeso fra terra e acqua. Paludi gelide e nebbiose in inverno quanto torride e umide nei mesi caldi; un luogo diverso dal resto dell’Emilia e dalla Romagna, con una storia sospesa e persa, fatta di briganti e contrabbandieri, di indigenza, coraggio e viltà. La mia gente ha sempre vissuto a stretto contatto con la morte a causa dell’ambiente malsano e i vari eserciti non si avventuravano da queste parti; una terra anarchica e difficile da controllare...
I tortellini sono infatti bolognesi e la cucina romagnola è diversa dalla nostra fatta di pesce e selvaggina di valle. Per quanto riguarda il sangue umano (n.d.r. sorride), per il momento non rientra nella mia dieta

Se una persona non esperta d'arte vedesse i tuoi video, le tue installazioni potrebbe semplicemente dire “Questo ragazzo non sta molto bene..” Tu che cosa vuoi espimere con le tue opere? Fammi pure qualche esempio se vuoi per cercare di spiegare un po' la spesso incomprensibile, ai molti, arte contemporanea...

Oggi l’arte contemporanea è una scienza che comprende tutte le discipline: architettura, sociologia, tecnologia, filosofia, antropologia, semiotica… Chi si occupa d’arte contemporanea deve dotarsi di una vasta conoscenza a mio avviso, come succede per la fisica o l’ingegneria. L’arte ha varie forme, può anche essere come si dice “pop” e per questo più “comprensibile”, ma c’è anche chi fa arte di ricerca, destinata quindi a un pubblico preparato e critico.
Trovo comunque l’arte contemporanea molto contaminata da cose che non le appartengono; di certo essa sta vivendo gli stessi enormi cambiamenti e le contraddizioni che la società stessa oggi attraversa.
Un consiglio che posso dare a chi vuol “frequentare” l’arte contemporanea è di studiare, di ricercare sempre, non credere mai a nulla di concluso.

E del tuo progetto Argilla cosa mi dici?

Ho lavorato per circa otto anni a questo progetto. Argilla nasce come flash mob nel 1998, quando la definizione non era ancora stata coniata. Argilla è una maschera prelogica che rivela le identità nascoste dell’individuo, un personaggio che si è manifestato in varie situazioni e le sue apparizioni sono state documentate dall’occhio della videocamera; le sue azioni hanno scritto una storia e diverse persone hanno indossato questa maschera continuando a rappresentare lo stesso personaggio. Tutti possono prendere le sembianze di Argilla, basta cospargersi di terra e passeggiare normalmente per una città o più semplicemente in campagna o dentro un container per il trasporto di animali. Si tratta di un personaggio dalla identità multipla; un comportamento che ci porta ad immergerci nella realtà di tutti i giorni da un punto di vista diverso e questo ci fa vedere il mondo da un altro punto di vista, ci mostra un altro mondo.

Perchè la scelta di esprimerti con opere multimediali e non con la pittura, la musica o la scrittura? Come è nata questa tua passione?

Ho iniziato dipingendo e poi ho ripercorso tutta l’arte del ’900. Sono approdato all’arte digitale perché è la cosa che sento più vicina al mio tempo; un’arte totale che coinvolge musica, teatro, cinema, fotografia con un pubblico potenzialmente mondiale; un linguaggio emozionale fatto di ritmi, suoni e immagini.
Ho bisogno di capire, di comprendere e l’arte per me è un modo per cercare di rispondere a domande che diversamente sarebbero state sotterrate nel cuore, un laboratorio sociale di emozioni, oserei dire esperire l’esistenza con “Filosofia mistica applicata”.

Ti senti “arrivato”, nel senso che hai già raggiunto i tuoi obiettivi oppure hai ancora un'infinità di progetti in cantiere e sogni da realizzare per sentirti pienamente affermato e soddisfatto? Dato che hai anche già insegnato all'università di Belle arti di Bologna, sei famoso e (questo mi ha stupito) hai addirittura realizzato diverse videoinstallazioni interattive per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN)!

Si tratta di fare percorsi insieme ad altri. La collaborazione con l’INFN e con il CNR è stata una bellissima esperienza; abbiamo lavorato a Roma e a Genova, ho avuto l’opportunità di lavorare con persone bravissime su temi coinvolgenti. Ricordo con grande piacere le discussioni a cavallo tra scienza e filosofia, ragione ed emozione... Anche l’insegnamento universitario è stata una bella esperienza, soprattutto per il rapporto con gli studenti; ora conduco vari seminari e workshop, è una forma comunque di didattica.
Per quanto riguarda l’essere famoso (n.d.r. sorride), ne sono stupito anche io: non sapevo di esserlo ma se lo dice tu...
Progetti in cantiere, molti. Tra questi ne cito tre a cui tengo particolarmente: l’apertura di una sezione di architettura e design in seno alla società di produzioni Argilla; uno spettacolo di video-teatro con proiezioni, performance e un’orchestra sinfonica trasformata in video-installazione; infine una mostra collettiva itinerante di arte contemporanea, un evento multimediale con altri artisti (perfomers, musicisti, dj’s).

 

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Intervista: Dejanira Bada
Soggetto: Gian Luca Beccari
Luogo: Codigoro (FE)
Foto: Marco De Paolis
Web: www.argilla.org

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